RASSEGNA STAMPA

28 DICEMBRE 2000
ANTONIO POLITO
L'ETICA DELLA CURA
La scienza ha parlato. L'etica ha parlato. Una verità è stata accertata: la ricerca sulle cellule staminali può rivoluzionare la medicina, e aprire la strada a cure nuove ed efficaci per dieci dei trenta milioni di italiani che soffrono di malattie degenerative del cervello, del cuore, del fegato o della pelle. L'aveva detto il parlamento di Westminster, con un voto ad ampia maggioranza; l'avevano detto i governi di Francia e Germania invitando i rispettivi parlamenti a pronunciarsi.
Ora l'ha detto anche la Commissione insediata dal ministro Veronesi in Italia. Una volta che questa verità sarà comunicata e correttamente spiegata agli italiani, molte paure ancestrali e rovelli etici lasceranno il campo a una razionale valutazione dei costi e dei benefici. Il dibattito, se così si può dire parlando di cellule, è stato rimesso con i piedi per terra. Se la politica, meglio prima che poi, ne terrà conto, l'Italia non resterà tagliata fuori dal resto del mondo progredito nella ricerca medica del futuro, e gli infartuati italiani, o i malati di Parkinson, non dovranno andare un giorno a cercare all'estero ciò che anche la medicina di casa nostra è in grado di mettere a loro disposizione. DA DOVE è dunque utile e lecito prendere queste cellule potenzialmente miracolose? Qui il parere degli esperti si è diviso, ma secondo linee che fanno chiarezza. A maggioranza, la Commissione raccomanda infatti di "favorire la ricerca su tutte le fonti di cellule staminali, in considerazione dei notevoli benefici" che ne possono derivare. Dunque anche sugli embrioni cosiddetti "soprannumerari", brutto eufemismo usato per identificare i prodotti di scarto della inseminazione artificiale. A furia di proibire per legge e tollerare di fatto, in Italia non sappiamo nemmeno quanti sono e dove vengono conservati in stato di ibernazione. Sensatamente, la Commissione invita innanzitutto a compiere questo censimento. Una minoranza di sette membri su 25, composta dal cardinal Tonini e da sei scienziati cattolici, ha fatto mettere a verbale il proprio dissenso e l'assoluta contrarietà all'uso degli embrioni. Per l'etica cattolica essi sono già vita. Che siano moribondi, destinati cioè comunque alla distruzione, non cambia le cose. Sono moribondi e non morti. A una coscienza laica questo può apparire come una paradossale forma di "bieco materialismo", molto poco etico, perchè condanna queste "speranze di vita" a una morte sterile, mentre ne potrebbe derivare vita e salute per milioni di esseri umani ammalati e sofferenti. Ma questa è l'opinione della Chiesa cattolica (non delle chiese protestanti, né della fede ebraica). Va molto rispettata e poco discussa. E infatti la Commissione non la discute: "Né la nostra, nè nessun'altra commissione può dirimere un disaccordo" su che cos'è la vita. Se un gruppo di esperti nominati da Storace non possono accertare la verità storica, figuriamoci se un gruppo di esperti nominati da Veronesi possono accertare la verità ontologica. Lo Stato può solo garantire libertà di ricerca per tutti, ed equivalente libertà di rifiutarsi alla ricerca per chi nel proprio cuore coltivi un'obiezione di coscienza.
Ma se sull'embrione resta il disaccordo, "la Commissione, nel suo complesso, ha riconosciuto esenti da problemi etici" l'uso di cellule adulte, di quelle provenienti da materiale abortivo, e anche delle "cellule staminali provenienti da riprogrammazione genetica ottenuta con trasferimento di nuclei di cellule somatiche in cistoplasti, purchè non comporti lo sviluppo di embrioni umani". Questo punto è di capitale importanza. In fin dei conti, ciò che con cautela il documento chiama "trasferimento di nucleo" è una forma di "clonazione terapeutica". Giustamente, il termine è stato evitato, perché ambiguo e tenebroso. Ma la commissione nel suo insieme, salvo ripensamenti dell' ultima ora, riconosce la possibilità di clonare una cellula che, opportunamente coltivata e fatta sviluppare, possa un giorno possa essere reimpiantata senza incompatibilità immunologiche. Essa va colta in "quell'insieme di cellule che si forma nei giorni immediatamente successivi alla fecondazione". Prima, cioè, che l'embrioplasto si sviluppi in embrione. La distinzione appare causidica a molti esperti, una sottigliezza semantica. Ma potrebbe servire a placare l'opposizione della Chiesa cattolica su questo punto.
Ciò che il rapporto della Commissione presieduta da Dulbecco ci dice, dunque, è che non esiste una sola etica.
C'è quella cattolica, e c'è un'"etica della beneficialità", secondo la quale è etico tentare di curare milioni di esseri umani, e poco etico non tentarci nemmeno sapendo di poterci riuscire. L' etica non è una forma di logica matematica, da cui far discendere risposte vere sempre e ovunque. Per chi è nato nella seconda metà del secolo, dopo la scoperta del principio unico della vita sulla terra, la doppia elica del Dna, l'etica è diversa da quella dei nostri padri e nonni. Per chi è nato nel 2000, dopo il disvelamento del libro del genoma umano, l'etica non sarà la stessa che per noi. Quel libro, composto di sole quattro lettere, A, C, G e T, è lungo quanto ottocento Bibbie. Saranno i nostri figli la prima generazione nella storia dell'umanità a poterlo leggere. Fino ad appena 45 anni fa, eravamo ancora certi che l' uomo avesse 24 paia di cromosomi, come lo scimpanzè, nostro immediato antenato. Ora sappiamo che ne abbiamo solo 23, e che in uno ne abbiamo fusi due. Sappiamo che forse è proprio lì, nel cromosoma 2, che risiede quella "discontinuità ontologica" che papa Giovanni Paolo ha identificato come l'anima infusa da Dio nell'uomo. Anche chi crede, sa oggi molto di più della Creazione.
Vogliamo mettere a frutto ciò che abbiamo appreso, come l' uomo ha fatto dalla scoperta del fuoco fino a oggi? In fin dei conti, è questa la domanda che la Commissione Dulbecco, seppure con qualche incertezza e prudenza, pone alla società italiana. Emma Bonino, antesignana di questa battaglia, chiede ora a Veronesi di porre a sua volta questa domanda al parlamento italiano. Di provare a trasformare il parere di una Commissione in una legge dello Stato. Veronesi il coraggio ce l'ha. Dubitiamo invece molto che ce l'abbiano il parlamento e la politica, a pochi mesi dalle elezioni.
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Bioetica