| Un dilemma etico clonato dai comitati | L'evento scientifico dell'anno è il sequenziamento dei genomi. Da
quello dell'uomo a quello, ultimo in ordine di tempo, di una pianta,
l'Arabidopsis thaliana. A contendere il primato alla genomica, al
quinto posto nella classifica di Science, le scoperte sulle cellule
staminali e sulla "clonazione". Settori di ricerca decisamente più noti
nel nostro Paese per il dibattito etico e politico che per le suggestive
opportunità terapeutiche che si dischiudono per forse un terzo dei 30
milioni di italiani affetti da patologie croniche.
Il Novecento è stato il secolo della grande questione della libertà
"nella" scienza, dello scienziato socializzato, e quindi poco o nulla
libero, il cui destino era quello di perseguire un determinato
paradigma. Curiosamente, il nuovo millennio si apre invece con una
questione che sembrava essere stata risolta più di due secoli fa:
quella della libertà "della" scienza dai condizionamenti del potere
politico e dell'autorità religiosa. Del resto, occorre riconoscere che
l'utilizzo di embrioni e la possibilità di "clonare" l'uomo, seppure al
solo fine di produrre tessuti da trapianto, pongono dilemmi morali
fondamentali e dividono profondamente le coscienze ben al di là della
tradizionale contrapposizione tra bioetiche laiche e religiose.
Risale all'agosto scorso la prima presa di posizione ufficiale in merito
alla liceità di tali sperimentazioni. Il Documento Donaldson del
Governo britannico, approvato dalla House of Commons questa
settimana, ebbe il merito di aprire la discussione internazionale e di
articolare con grande competenza le problematiche in gioco. Frutto di
un lavoro straordinariamente analitico sviluppatosi in un lungo
percorso di riflessione e di raccolta del dato empirico (la ricerca sugli
embrioni era già prevista dal 1990), la relazione formulava una serie di
raccomandazioni che sostanzialmente legittimavano l'uso di embrioni
crioconservati e, almeno come fase "temporanea", anche la loro
creazione ad hoc per trasferimento di nucleo cellulare ("clonazione
terapeutica"). Tutto ciò nell'ambito della ricerca di base e
identificando un sistema di garanzie e controlli assai rigoroso. Gli
assunti di partenza erano uno di tipo scientifico - pur evidenziando
l'importanza degli studi su cellule staminali adulte o da feti abortiti, la
sperimentazione su cellule embrionali era considerata imprescindibile
- e l'altro di tipo etico: riconoscendo che non sarà mai possibile
trovare un accordo sulle questioni bioetiche ultime, la Commissione
Donaldson ammise la liceità di questa ricerca in quanto "l'embrione
umano possiede uno statuto speciale ma non lo stesso statuto di un
bambino già nato o di un adulto. Il rispetto sicuramente dovuto
all'embrione umano non è però assoluto ma deve essere soppesato
contro i benefici che possono derivare dalla ricerca".
Diretta conseguenza della storica decisione britannica fu
l'approvazione di una Risoluzione europea di condanna del governo
Blair che veniva "invitato a rivedere la propria posizione", anche
considerando che "non vi è alcuna differenza tra clonazione a fini
terapeutici e a fini di riproduzione". L'Europa non si esprimeva però in
modo esplicito sulla questione se migliaia di embrioni crioconservati,
destinati comunque al deterioramento, potessero essere utilizzati a
scopo di ricerca. Nello stesso periodo, rapportandosi in maniera
opposta al documento Donaldson, gli Nih americani aprivano alla
destinazione anche di fondi pubblici, e non solo privati, per gli studi
su cellule staminali embrionali a condizione di utilizzare solo
embrioni crioconservati in "stato di abbandono" e che comunque la
"distruzione" di questi embrioni fosse concretamente operata
unicamente da ricercatori del settore privato. La divaricazione tra la
reazione statunitense e quella dell'Europa continentale si è di
recente amplificata con la pubblicazione del Parere dell'European
Group on Ethics in Science and New Technologies. Presentato per la
prima volta proprio in Italia nel convegno organizzato dal Laboratorio
di biologia dello sviluppo diretto da Carlo Alberto Redi (Università di
Pavia), il documento esplicita la molteplicità delle direzioni di ricerca
più promettenti, che non riguardano soltanto l'uso o la creazione di
embrioni umani, e indica una serie di fondamenti etici sui quali
impostare le raccomandazioni finali: il rispetto della dignità dell'uomo,
l'autonomia individuale, il pluralismo morale, i principi di giustizia e
beneficenza, la libertà della ricerca, il principio di proporzionalità e
quello di precauzione. Sulla base di questi ultimi due, in
contraddizione con il segno dell'impostazione scientifica, le
conclusioni sono contrarie alla creazione di embrioni ad hoc. Queste
tecniche vengono considerate "premature" e un ulteriore "passo
verso la strumentalizzazione della vita umana", anche considerando
la legittimità del fine di alleviare le sofferenze dei malati. Quanto alla
sperimentazione su embrioni sovrannumerari, il gruppo di esperti
europei rimanda alle differenti normative nazionali. In Italia, le
decisioni che dovranno essere assunte dalle istituzioni politiche non
potranno presumibilmente fondarsi sul parere espresso dal Comitato
nazionale per la bioetica che, nonostante la competenza degli
estensori e lo sforzo di pervenire a una posizione omogenea, si è
diviso proprio sulle questioni più significative. L'illiceità di creare
embrioni ad hoc è stata definita "principio su cui esiste un'ampia
convergenza", mentre sull'utilizzo degli embrioni sovrannumerari
sono state espresse due posizioni antitetiche. Analoga irriducibile
divisione è presente nella Relazione del gruppo dei saggi istituito dal
ministro Veronesi, che verrà presentata la prossima settimana. Come
forse intuibile dalla composizione della commissione, vi è questa
volta una notevole maggioranza numerica di coloro che sono
favorevoli sia alla "clonazione terapeutica" che alla sperimentazione
sugli embrioni. Ancora una volta, e prevedibilmente, a prevalere è lo
strutturale e non componibile conflitto tra culture. La sintesi politica
- responsabilità del ministro e del Parlamento che, al contrario dei
comitati, sono legittimati democraticamente - dovrà essere
comunque tempestiva in modo da tener conto delle esigenze del
progresso scientifico e soprattutto dei bisogni dei cittadini. |