Avrum Stroll, la verità sta in superficie| In un mondo senza essenze la filosofia deve mirare a trattare con precisione esempi specifici ben circonstanziati |
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| Avrum Stroll, "Sketches of Landscapes. Philosophy by Example", Mit
Press, Cambridge (Mass.) 1998, pagg. 282, $ 40.00 | Un libro di filosofia che parla di Superfici può sembrare una
bizzarria, o l'opera minore di qualcuno che ha voglia di
scherzare. In realtà ad Avrum Stroll, semplicemente, piacciono i
titolo poco accademici. Uno dei suoi ultimi libri, del 1998
(l'ultimo è una storia della filosofia analitica recensita da Diego
Marconi sul "Sole-24 Ore" del 22 ottobre), si intitola Sketches
of Landscapes, schizzi paesistici. Nella prefazione Stroll dice
ironicamente di aver esitato a scegliere quel titolo avendo visto
in libreria volumi sul "dilemma del prigioniero" negli scaffali di
Psicologia criminale e trattati di teoria dei giochi in quelli di
Sport. Ma i suoi "paesaggi" e le sue "superfici" -
indipendentemente dagli scaffali in cui finiscono - sono
inequivocabilmente filosofici, e fissano in due immagini,
pertinenti e complementari, l'originalità delle sue posizioni.
Superfici, ora meritoriamente tradotto in italiano per Guerini da
Roberto Contessi, è del 1988. È un libro che tratta del problema
generale di come percepiamo il mondo (vediamo solo superfici,
e non essenze delle cose) e ha contribuito ad aprire un
variegato filone di studi particolari - di "schizzi paesistici",
direbbe lui: ma l'espressione è di Wittgenstein - che stanno a
cavallo tra l'epistemologia, la psicologia della percezione, la
metafisica e l'"ontologia applicata", e che cercano di definire le
entità costitutive di oggetti, o campi di azione, come gli e-book,
il commercio elettronico, i confini geografici, le parti di un aereo,
o cose percettivamente ambigue come le ombre, i buchi; e le
superfici, appunto.
È un campo in grande crescita, e dai risvolti sorprendenti.
Roberto Casati e Achille Varzi, in parte ispirati proprio da
Superfici, ma adottando metodi molto diversi, hanno pubblicato
nel 1994 Buchi e altre superficialità (Garzanti, 1996), salutato
come uno dei libri filosofici più originali degli ultimi anni. Se
qualcuno ha pensato a quel libro come a un esercizio astruso e
fine a se stesso (anche se pieno di intelligenza e di humour),
avrà dovuto ricredersi nelle settimane scorse, vedendo gli autori
intervistati dal "New York Times" e dalla Cnn su questioni di
metafisica, buchi e schede elettorali (vedi anche l'articolo di
Casati sul "Sole" del 26 novembre).
La filosofia di Stroll è molto vicina a questo modo di calare la
filosofia in situazioni e contesti specifici. Anzi egli è convinto
che non possa fare nient'altro. Noi vediamo superfici, bordi,
margini, limiti. Non abbiamo strumenti molto precisi per definire
queste cose. Tuttavia le vediamo e le maneggiamo. Stroll si
muove nella tradizione antiscettica che va da Moore al
Wittgenstein di Sulla certezza, e cerca di mostrare che è
proprio sul terreno della percezione delle superfici - guidata da
una nostra geometria intuitiva, la quale viene prima delle
rappresentazioni linguistiche - che possiamo ancorare il nostro
antiscetticismo e la certezza sulla non totale illusorietà delle
nostre percezioni del mondo esterno. Il senso comune ci basta.
Non abbiamo neppure bisogno della scienza. Stroll non
sostiene però né la tesi della percezione diretta (secondo cui
attraverso la percezione noi accediamo direttamente alle
cose), né quella della percezione indiretta (attraverso
rappresentazioni). Distinzioni come questa, o come quella
platonica tra apparenza e realtà, sono a suo parere insensate:
pseudoproblemi, o crampi mentali, di cui dobbiamo liberarci,
come voleva Wittgenstein quando parlava della funzione
terapeutica della filosofia. Uno degli scopi di Superfici è appunto
mostrare che il senso comune non ha bisogno di tali dicotomie.
Dire che vedo una cosa direttamente o indirettamente non ha
più senso di dire che sento un dolore direttamente o no: lo
senso e basta.
Allo stesso modo il senso comune non ha bisogno di una
visione complessiva della realtà. Una tale visione non esiste.
Uno dei compiti della filosofia deve essere quello di aiutarci a
capire, in maniera accurata, come stanno le cose. E questo
può farlo solo se guarda al mondo con esempi specifici, in
situazioni ben contestualizzate, adottando quello che Stroll
chiama "realismo circostanziato". Gli "schizzi paesistici" sono
appunto il suo modo di metterlo in atto. Si tratta di paesaggi
concettuali che disegnano un approccio deflazionistico alle
questioni filosofiche, che gli permette di smontare una serie di
ragionamenti epistemologici, metafisici, linguistici e scientifici.
Come in Riflessioni sull'acqua, uno dei saggi più originali, in cui
mette in discussione il fatto che, quando parliamo di acqua, ci
stiamo sempre riferendo ad H2O. |