RASSEGNA STAMPA

17 DICEMBRE 2000
ARMANDO MASSARENTI
Avrum Stroll, la verità sta in superficie
In un mondo senza essenze la filosofia deve mirare a trattare con precisione esempi specifici ben circonstanziati
Avrum Stroll, "Superfici", a cura di Roberto Contessi, Guerini, Milano 2000, pagg. 254, L. 40.000
Avrum Stroll, "Sketches of Landscapes. Philosophy by Example", Mit Press, Cambridge (Mass.) 1998, pagg. 282, $ 40.00
Un libro di filosofia che parla di Superfici può sembrare una bizzarria, o l'opera minore di qualcuno che ha voglia di scherzare. In realtà ad Avrum Stroll, semplicemente, piacciono i titolo poco accademici. Uno dei suoi ultimi libri, del 1998 (l'ultimo è una storia della filosofia analitica recensita da Diego Marconi sul "Sole-24 Ore" del 22 ottobre), si intitola Sketches of Landscapes, schizzi paesistici. Nella prefazione Stroll dice ironicamente di aver esitato a scegliere quel titolo avendo visto in libreria volumi sul "dilemma del prigioniero" negli scaffali di Psicologia criminale e trattati di teoria dei giochi in quelli di Sport. Ma i suoi "paesaggi" e le sue "superfici" - indipendentemente dagli scaffali in cui finiscono - sono inequivocabilmente filosofici, e fissano in due immagini, pertinenti e complementari, l'originalità delle sue posizioni.
Superfici, ora meritoriamente tradotto in italiano per Guerini da Roberto Contessi, è del 1988. È un libro che tratta del problema generale di come percepiamo il mondo (vediamo solo superfici, e non essenze delle cose) e ha contribuito ad aprire un variegato filone di studi particolari - di "schizzi paesistici", direbbe lui: ma l'espressione è di Wittgenstein - che stanno a cavallo tra l'epistemologia, la psicologia della percezione, la metafisica e l'"ontologia applicata", e che cercano di definire le entità costitutive di oggetti, o campi di azione, come gli e-book, il commercio elettronico, i confini geografici, le parti di un aereo, o cose percettivamente ambigue come le ombre, i buchi; e le superfici, appunto.
È un campo in grande crescita, e dai risvolti sorprendenti.
Roberto Casati e Achille Varzi, in parte ispirati proprio da Superfici, ma adottando metodi molto diversi, hanno pubblicato nel 1994 Buchi e altre superficialità (Garzanti, 1996), salutato come uno dei libri filosofici più originali degli ultimi anni. Se qualcuno ha pensato a quel libro come a un esercizio astruso e fine a se stesso (anche se pieno di intelligenza e di humour), avrà dovuto ricredersi nelle settimane scorse, vedendo gli autori intervistati dal "New York Times" e dalla Cnn su questioni di metafisica, buchi e schede elettorali (vedi anche l'articolo di Casati sul "Sole" del 26 novembre).
La filosofia di Stroll è molto vicina a questo modo di calare la filosofia in situazioni e contesti specifici. Anzi egli è convinto che non possa fare nient'altro. Noi vediamo superfici, bordi, margini, limiti. Non abbiamo strumenti molto precisi per definire queste cose. Tuttavia le vediamo e le maneggiamo. Stroll si muove nella tradizione antiscettica che va da Moore al Wittgenstein di Sulla certezza, e cerca di mostrare che è proprio sul terreno della percezione delle superfici - guidata da una nostra geometria intuitiva, la quale viene prima delle rappresentazioni linguistiche - che possiamo ancorare il nostro antiscetticismo e la certezza sulla non totale illusorietà delle nostre percezioni del mondo esterno. Il senso comune ci basta.
Non abbiamo neppure bisogno della scienza. Stroll non sostiene però né la tesi della percezione diretta (secondo cui attraverso la percezione noi accediamo direttamente alle cose), né quella della percezione indiretta (attraverso rappresentazioni). Distinzioni come questa, o come quella platonica tra apparenza e realtà, sono a suo parere insensate: pseudoproblemi, o crampi mentali, di cui dobbiamo liberarci, come voleva Wittgenstein quando parlava della funzione terapeutica della filosofia. Uno degli scopi di Superfici è appunto mostrare che il senso comune non ha bisogno di tali dicotomie.
Dire che vedo una cosa direttamente o indirettamente non ha più senso di dire che sento un dolore direttamente o no: lo senso e basta.
Allo stesso modo il senso comune non ha bisogno di una visione complessiva della realtà. Una tale visione non esiste.
Uno dei compiti della filosofia deve essere quello di aiutarci a capire, in maniera accurata, come stanno le cose. E questo può farlo solo se guarda al mondo con esempi specifici, in situazioni ben contestualizzate, adottando quello che Stroll chiama "realismo circostanziato". Gli "schizzi paesistici" sono appunto il suo modo di metterlo in atto. Si tratta di paesaggi concettuali che disegnano un approccio deflazionistico alle questioni filosofiche, che gli permette di smontare una serie di ragionamenti epistemologici, metafisici, linguistici e scientifici.
Come in Riflessioni sull'acqua, uno dei saggi più originali, in cui mette in discussione il fatto che, quando parliamo di acqua, ci stiamo sempre riferendo ad H2O.
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