RASSEGNA STAMPA

17 DICEMBRE 2000
PAOLO ROSSI
Da Leibniz problemi per Borges
L'arte di unire chiarezza, equilibrio e divertimento intellettuale
Gottfried Wilhelm Leibniz, «Scritti filosofici», a cura di Massimo Mugnai e Enrico Pasini, UTET, Torino 2000, vol. I; pagg. 596, L. 105.000; vol. II, pagg. 538, L. 100.000; vol. III, pagg. 574. L. 105.000.
Nel corso della sua vita Gottfried Wilhelm Leibniz (1646-1710) pubblicò un solo libro di filosofia, i Saggi di Teodicea (che in questa edizione occupano quasi tutto il terzo volume). Quando seppe della morte di John Locke (1704) decise di non pubblicare l'altra sua voluminosa opera, i Nuovi saggi sull'intelletto umano (che qui occupano il secondo volume). Leibniz fu apprezzato dai suoi contemporanei non solo come filosofo, ma come matematico, fisico, geologo, linguista, storico, giurista, bibliotecario, diplomatico. Intorno ad argomenti di metafisica, di logica e di teologia scrisse moltissime lettere e innumerevoli pagine contenenti abbozzi di opere, progetti, articoli su problemi particolari, polemiche iniziate e poi interrotte, appunti su problemi decisivi e scritti di puro divertimento intellettuale che ci richiamano alle pagine di Borges (e che su Borges ebbero effetti decisivi).
I lettori di oggi che si avvicinino al Leibniz filosofo non cesseranno di stupirsi di fronte alla sua erudizione sterminata, alla sua curiosità insaziabile e quasi sconcertante, alle tecniche argomentative raffinate, ad una capacità di astrazione che non meraviglia solo se ci si richiama al fatto che Leibniz fu (con Newton) uno dei creatori del calcolo infinitesimale. Ma Leibniz va letto non solo per le sue tesi filosofiche, ma per il modo in cui affronta i problemi e concepisce l'attività del filosofo. Le qualità che lo rendono davvero tale sono, agli occhi di Leibniz, due: l'equilibrio e la chiarezza. In una lettera del 1680 scrive: «I peripatetici mi considerano un cartesiano, mentre i cartesiani si stupiscono che non mi arrenda a tutti i loro pretesi lumi. Quando parlo con persone incaponite sulla scolastica, che trattano Descartes con disprezzo, metto in risalto le sua qualità, ma quando ho a che fare con un cartesiano troppo zelante, mi trovo costretto a cambiare tono». In un altro testo Leibniz afferma che una delle regole fondamentali dello stile filosofico consiste nell'astenersi da termini tecnici ogni volta che si hanno a disposizione parole del linguaggio comune «compendiose nella giusta misura».
Con quest'ultima citazione Massimo Mugnai, che ha dato agli studi leibniziani contributi importanti, conclude la sua ampia introduzione che fornisce al lettore una limpida «guida ragionata» ai temi trattati nei testi. Enrico Pasini ha tradotto gran parte del primo volume e gli ultimi scritti. Anche Pasini ha al suo attivo ottimi lavori su Leibniz. Dalla congiunta fatica di studiosi appartenenti a differenti generazioni è nata questa splendida edizione che è destinata a restare un punto di riferimento per gli studiosi. Essa è utile anche a tutti coloro che amano sia i testi che parlano dei grandi (cosiddetti "eterni") problemi della filosofia, sia quelli che prospettano problemi un po' strani. Del tipo; si può pensare di individuare un alfabeto dei pensieri umani? si può fare l'inventario di tutte le conoscenze? si può stabilire il numero di tutti i libri possibili? siamo certi che non si ripeterà minuziosamente la vita dei singoli e che io, seduto in una città chiamata Firenze, posta lungo il fiume Arno, non tornerò a scrivere questa stessa recensione? (per Leibniz la città era Hannover, il fiume Leine, la recensione una lettera).
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vedi anche
Storia della filosofia