| Malati professione per professione |
| "L'Ospedale e la città. Dalla fondazione di S. Maria Nuova al sistema ospedaliero del 2000", a cura della Fondazione Giovanni Michelucci, Edizioni Polistampa, Firenze 2000, pagg. 144, s.i.p. | La storia della medicina, come ambito di ricerca e insegnamento, sembra entrata in Italia in una fase decisiva. La riforma del corso di laurea in medicina, in discussione al Consiglio universitario nazionale potrebbe riconoscere a questo insegnamento una funzione catalizzatrice per la formazione medica, ovvero quella di costruire nello studente una percezione dinamica e globale di una medicina che si sviluppa e viene praticata in modo sempre più frammentato. In fondo, il compianto Mirko Grmek sosteneva con solidi argomenti che l'insegnamento della storia della medicina non ha solo un ruolo propedeutico e introduttivo agli studi medici nei primi anni, ma anche una funzione di stimolo per la creatività scientifica, il ragionamento clinico e per lo sviluppo di una più realistica autopercezione etico-sociale del medico.
Intanto, la produzione editoriale si va intensificando grazie all'importante ruolo trainante che ha svolto e svolge la collana di Laterza "Storia della medicina e della sanità" diretta da Giorgio Cosmacini e Vittorio Sironi, e proliferano le mostre su argomenti storico-sanitari, come quella allestita a Firenze negli ultimi mesi nel 1998 su "L'Ospedale e la Città", di cui è stato pubblicato il catalogo arricchito da diversi saggi sulla storia della sanità, della la medicina e degli ospedali a Firenze, tra cui spiccano quelli di John Henderson, Mara Miniati e Marco Geddes da Filicalia.
Uno dei settori in cui la medicina e la storiografia medica italiane possono rivendicare
un'importante tradizione è quello della medicina del lavoro. Sia perchè italiano era Bernardino Ramazzini, iniziatore degli studi sulle malattie del lavoro e in generale della medicina sociale, sia per il fatto che dagli anni Sessanta le organizzazioni e i movimenti dei lavoratori hanno dato particolare attenzione per la difesa della salute, e ciò ha creato un indubbio interesse per l'evoluzione storica delle condizioni sanitarie sui luoghi di lavoro e per come le trasformazioni economiche, politiche e sociali hanno modificato tali condizioni. Il volume di Carnevale e Baldasseroni ripercorre, nella prima parte, la storia della medicina del lavoro, delle malattie professionali, della legislazione sociale in rapporto ai fattori di rischio lavorativi in Italia dalla metà dell'Ottocento a oggi. La seconda parte analizza prima alcuni casi esemplari di malattie professionali, come l'intossicazione da fosforo nell'industria dei fiammiferi (su cui è stato scritto un bel libro da Nicoletta Nicolini, Il pane attossicato, Documentazione Scientifica Editrice, Bologna, 1997) e la silicosi alla fine dell'Ottocento. Gli autori analizzano quindi le statistiche degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali, chiudendo con una stimolante riflessione dedicata proprio alla storiografia della salute dei lavoratori.
I nuovi problemi della salute pubblica si imposero all'attenzione dei medici nel Settecento, con le trasformazioni economico-sociali determinate dall'emergere di nuovi modi di produzione. Ed erano soprattutto le istituzioni pubbliche a richiedere ai medici perizie tecniche per capire in che misura corte pratiche come la sepoltura o la consumazione di grano avariato o la lavorazione delle pelli potessero mettere in pericolo la salute o fosse direttamente causa di malattie. Le Perizie medico-legali di Giovan Battista Morgagni, redatte dal grande anatomo-patologo forlivese intorno alla metà del Settecento, sono esemplari di una situazione che presenta spesso nella scienza, e che dovrebbe essere tenuta a mente anche dai ricercatori che oggi affrontano le sfide della nuova medicina genomica. Nel senso che da queste perizie, efficacemente annotate, risale, l'inadeguatezza di un metodo pur innovativo se non rivoluzionario per la medicina quale quello introdotto da Morgagni per l'esame e la risoluzione di situazioni complesse come i problemi di sanità pubblica. Come osserva Valentina Gazzaniga, "è singolare - e insieme non lo è come in queste perizie si associno la tradizione e l'innovazione, il rispetto per l'autorità e l'attenzione a situazioni sociali emergenti, la fede nel miracolo e nell'esperimento, e come in esse convivevano l'idea di una medicina intesa come "facoltà congetturale", che non può "affermare o negare con indubita certezza", ma solo "'decidere ciò che sia più credibile", e la convinzione della necessità della formazione globale del medico".
Accanto alle nuove malattie del lavoro direttamente causate dalle insalubri e rischiose condizioni negli ambienti di lavoro dalla rivoluzione industriale, la ristrutturazione urbanistico-sociale che portava nel corso dell'ottocento al concentrarsi di grandi masse umane nelle città europee ancora prive di acqua potabile e sistemi di fognatura favorì la diffusione del colera, malattia che colpì più di ogni altra l'immaginario collettivo della società europea nei primi decenni dell'Ottocento. Non esistevano sinora studi sistematici sulla storia del colera in Italia, e il libro della Tognotti non solo colma una lacuna, ma riesce a rappresentare con ottimo equilibrio tutte le dimensioni che hanno connotato le sei principali epidemie di colera che colpirono l'Italia dal 1835/37 al 1893. Le problematiche medico-sanitarie, delle epidemie di colera in Europa, e le tensioni sociali, nonché le risposte culturali e istituzionali che ne scaturirono sono ricostruite anche attraverso l'analisi di situazioni geografiche esemplari. A proposito di colera in Italia, va ricordato anche lo splendido studio dello storico di Yale, Frana Snowden, sul colera a Napoli (Naples in the time of colera. 1884-1911, Cambridge University Press, Cambridge, 1995). Nel capitolo sulle "reazioni popolari", la Tognotti fornisce un catalogo davvero istruttivo delle risposte di paura, rassegnazione fatalista, fuga, diffidenza per i medici o quant'altri impegnati vanamente ad affrontare l'emergenza, esplosioni di aggressività e violenza. E Giovanni Berlinguer, nella prefazione, ricorda come tra i rimedi, alcuni peggiori del male come salassi e clisteri, adottati ve ne fossero anche di piacevoli, come quello delle donne di intensificare i rapporti sessuali perché era voce popolare, registrata dal Belli nel più famoso forse dei 34 sonetti dedicati tra l'agosto del 1835 e il dicembre del 1836 a Er collera mòribbus, "...ch'er male nun z'attacca/A le donne che in corpo abbino il feto". |