RASSEGNA STAMPA

7 DICEMBRE 2000
GIUSEPPE CONTE
Se democrazia non fa rima con denaro
L'Occidente corre il rischio di una deriva oligarchica? E' una delle domande alle quali risponde il politologo nel suo recente saggio
"Denaro e democrazia", di Domenico Fisichella, il Mulino, 160 pagine, 25000 lire
"Se storicamente l'economia era il regno dei mezzi e la politica il regno dei fini, oggi incalza la prospettiva inversa: la politica è ormai accettata dalle oligarchie economiche solo come strumento dell'economia". Il verbo scelto da Domenico Fisichella è dunque (polemicamente?) "accettata", parente non lontano di "sopportata" se non di "tollerata". Ipotesi di sudditanza, anzi campanello di allarme, che attraversa tutto il saggio Denaro e democrazia, dall'antica Grecia all'economia globale che il vicepresidente del Senato (esponente del pensiero conservatore italiano, ex ministro dei Beni culturali e regista ideologico della nascita di Alleanza nazionale) ripropone dieci anni dopo la prima edizione. Rispetto al 1990 i tempi sembrano persino più adatti al tema.
Abbiamo, per esempio, appena assistito alla più dispendiosa campagna presidenziale mai combattuta (e con gli effetti che conosciamo) nella storia degli Stati Uniti d'America, 4500 miliardi di lire: c'è più d'un motivo per interrogarsi, per dirla con Fisichella, sul rapporto tra democrazia e potentati economico-finanziari e oligarchie tecnocratiche. Proprio domenica scorsa, in un articolo sul Corriere della Sera, Claudio Magris ha affrontato lo stesso nodo ("ora l'economia proclama il suo primato e declassa la politica a sua ancella") analizzando un saggio del liberale spagnolo Josep Ramoneda Después de la pasión politica. Fisichella parte dichiaratamente da lontano, dunque dalla Grecia antica e dall'idea classica di "polis", per arrivare agli interrogativi del nuovo millennio. Scrive l'autore: "L'equazione "più sviluppo economico uguale più democrazia" (e viceversa) non è plausibile, incontra confutazioni e merita integrazioni. In particolare, giudico importante e prioritaria la questione della legittimità politica come fattore di persistenza della democrazia. E questo è il punto". Un punto che deve fare i conti con molte variabili legate all'esercizio stesso della democrazia visto che "le oligarchie massmediali sono spesso collegate alle oligarchie economiche e/o alle oligarchie partitiche. E sappiamo che, proprio per le caratteristiche del pubblico, dei molti, la demagogia è una tentazione sempre ricorrente in democrazia, se le classi dirigenti non sono adeguatamente attrezzate per contrastarla" (il che porta, dice Fisichella, a una "malnutrizione informativa"). Cosa accadrà alla povera democrazia politica che ha resistito persino all'urto devastante del secolo dei totalitarismi? Come prima ipotesi, giura Fisichella, potrebbe persino esserci "un colpo d'ala della democrazia", proprio per "l'inadeguatezza degli homines oeconomici " di fronte alle sfide planetarie (vicende demografiche, immigrazione, nazionalismi, divari di ricchezze eccessivi). Ma questo è lo scenario più classico immaginato dall'autore. Infatti Fisichella teorizza altri due casi. A) "Le oligarchie economiche assumono in prima persona anche un esplicito ruolo politico e, in tale evenienza, emergerà un regime politico francamente oligarchico". B) Ovvero della mediazione: la democrazia politica non riuscirà a contrastare "il monofinalismo paneconomico" e, quindi, "cercherà modi e forme istituzionali di resistenza e recupero diversi, tesi all'affermazione di valori, interessi e relative priorità che, non sottovalutando l'incidenza del dato economico, lo riconducano tuttavia al rango di strumento e insieme di fine tra i plurimi fini, senza pretese di primato e tentazioni generaliste". La battaglia tra gli homines oeconomici e gli homines politici è dunque aperta, il campo di battaglia sarà (anzi è già) soprattutto quello di un mondo altamente tecnologizzato, capace di comunicare in tempo reale (infatti, Fisichella propone l'esempio degli Usa "caso di transizione da un regime democratico a un regime oligarchico, per il quale la democrazia ... vale soprattutto come prodotto di esportazione allo scopo di concorrere al mantenimento della supremazia statunitense nella "grande scacchiera""). L'autore dà appuntamento al 2010 sospirando un "a Dio piacendo". E forse piacendo, bisognerebbe aggiungere, anche alle suddette oligarchie economiche.
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vedi anche
Filosofia (e) politica