RASSEGNA STAMPA

5 DICEMBRE 2000
PAOLA SORGE
Le ultime lettere di Benjamin
"La stanza che ho trovato per dieci franchi al giorno si affaccia su una strada dove giocano i bambini... Questa è la modesta, confortante sala d'attesa dalla quale, come penso, il grande Medico mi farà passare nel parlatorio del Nulla..." così si esprime profeticamente Walter Benjamin in una letteratestamento scritta agli amici Egon e Gert Wissing e mai spedita. L'estrema lucidità, la consapevolezza della fine imminente, la disperazione di trovarsi in una situazione senza via di uscita, soprattutto la stanchezza infinita, sono i leitmotiven delle ultime lettere che Benjamin scrisse dal 1938 al 1940. Queste testimonianze preziose che documentano giorno per giorno il calvario degli ultimi due anni della sua esistenza, escono ora in Germania in un volume di oltre seicento pagine: è il sesto e ultimo, che conclude l'immenso epistolario che inizia dal 1910 (Walter Benjamin: Briefe 19381940, edizione Suhrkamp, pagine 628).
Alle discussioni con Max Horkheimer e Adorno sul materialismo dei Passages, all'avvicinamento a Brecht nell'estate del 1938, alla stesura del saggio Sul concetto della storia, fanno da sfondo tragico l'annessione dell'Austria, la minaccia e poi lo scoppio della guerra, la persecuzione e la fuga per l'Europa dello scrittore in cerca di salvezza. Dal campo d'internamento a Nevers, egli scrive: "Sono condannato a leggere i giornali, ad ascoltare in ogni trasmissione radiofonica la voce che porta notizie di disgrazie...". In questo periodo è angosciato per le bozze del suo secondo saggio su Baudelaire che vengono continuamente rinviate a causa della guerra; quando spera di dedicarsi finalmente alla realizzazione del suo lavoro, deve fuggire verso il Sud.
Otterrà il lasciapassare per l'America ma non il permesso di uscire dalla Francia. A Port Bou, dove si vede costretto a rientrare e a essere consegnato ai nazisti, si toglierà la vita il 27 settembre del 1940.
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