RASSEGNA STAMPA

4 DICEMBRE 2000
ADRIANA BAZZI
Levi Montalcini: un cantico per la scienza
Il libro epistolare della donna che ha scoperto il fattore che stimola la crescita dei nervi
Le lettere della genetista che oggi parla a "Dieci Nobel per il futuro"
Rita Levi Montalcini, "Cantico di una vita", Raffaello Cortina editore, pagine 220, lire 34.000
Due personalità si fondono e convivono in uno dei personaggi che, nell'ultimo secolo, hanno scritto la storia della medicina, il premio Nobel Rita Levi Montalcini. Una è quella da "first lady della scienza" capace di abbandonare l'Italia, subito dopo la seconda guerra mondiale, per continuare le ricerche negli Stati Uniti; l'altra è quella di una donna, un po' stile Ottocento, ma anche profondamente femminista, che ha sempre combattuto i pregiudizi sulla mente femminile, ha continuamente affermato la propria autonomia di pensiero e non ha voluto, come era destino per le donne della sua generazione, un marito o dei figli, "perché non ho mai desiderato un bambino piccolo fra le braccia" dice. Ma se ha rinunciato a costruire una sua famiglia, non ha mai dimenticato quella di origine, che apparteneva alla borghesia ebraica di Torino, dove nacque nel 1909, e soprattutto la madre e la sorella Paola, alle quali era legata da una sorta di cordone ombelicale mai tagliato, anche durante gli anni della lontananza, negli Stati Uniti. Un rapporto profondo che traspare nelle lettere scritte alla famiglia e ora raccolte in un libro, Cantico di una vita appena pubblicato da Raffaello Cortina: un epistolario di circa duecento lettere, scelte fra oltre millecinquecento, che la Montalcini dedica a Pa, l'amata gemella, pittrice e scultrice, scomparsa il settembre scorso. L'autoritratto che ne scaturisce è innanzitutto quello della ricercatrice che alla Washington University di St. Louis nel Missouri, e per un breve periodo anche in Brasile, trascorre il suo tempo facendo ricerca, insegnando e acquisendo fama: sarà la prima donna ammessa alla Pontificia Accademia delle Scienze. Poi emerge il ritratto privato di una donna che ha compiuto scelte coraggiose, come quella della solitudine, e le ha pagate con momenti di intensa nostalgia come quando a ogni distribuzione di posta aspettava con il cuore in tumulto notizie dall'Italia e se ne ritornava in camera, come un cane bastonato. "Continuo a essere in luna di miele con i miei embrioni: ogni giorno il piccolo spiraglio che ho aperto si apre un pochino di più": così nel gennaio 1951 Rita Levi Montalcini narra ai suoi familiari la scoperta che la porterà al premio Nobel 1986. Le ricerche le aveva cominciate a Torino, allestendo un laboratorio nella sua camera da letto, dove studiava gli embrioni di pollo. Poi scrive un saggio, che esce in Belgio, ed è proprio grazie a questo che il professor Viktor Hamburgher la conosce e la chiama negli Stati Uniti. Lì scopre, con Stanley Cohen, il famoso nerve growth factor o Ngf, il fattore che stimola la crescita dei nervi e che è valso il Nobel ai due ricercatori. "Le applicazioni cliniche dell'Ngf sono ancora limitate - spiega la Levi Montalcini che oggi è a Milano per l'edizione 2000 del convegno "Dieci Nobel per il futuro" - ma ha già dato straordinari risultati nel riparare lesioni della cornea e impedire la cecità. Il prossimo obiettivo, cui stanno lavorando i miei allievi in Italia, è quello di ottenere il fattore di crescita nervoso umano con l'ingegneria genetica. Le applicazioni future potrebbero essere infinite dal momento che questa sostanza non soltanto stimola la crescita dei nervi, ma agisce anche sul sistema immunitario e su quello ormonale". Al convegno di Milano la Montalcini è l'unica donna fra tutti i Nobel presenti, come lo era cinquant'anni fa ai congressi scientifici. Scrive in una lettera del 28 marzo 1949: "Io ero l'unica donna ed ero molto orgogliosa che gli oratori ufficiali iniziassero le loro orazioni "Lady and gentlemen" con un piccolo inchino alla lady". Cioè a lei. "Oggi nel campo della ricerca - commenta la scienziata - le donne sono alla pari con gli uomini". Alla Montalcini sta a cuore il ruolo della donna non soltanto nella scienza, ma anche nella società: "Le donne - dice - hanno enormi capacità che devono mettere a frutto per favorire il progresso, soprattutto nei Paesi poveri, e la convivenza fra i popoli". A novantun anni Rita Levi Montalcini è ancora un'entusiasta quando parla del suo lavoro e testimonia il suo impegno civile.
Non a caso ricorda, nel prologo all'ultimo suo libro, la frase del suo migliore amico, Primo Levi: "Amare il proprio lavoro costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra".
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