![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 3 DICEMBRE 2000 |
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| L'articolo di Alessandro Pagnini de "Il Sole-24 Ore" di
domenica 19 novembre, è stimolante per chiunque abbia
interesse nella conoscenza come termine esistenziale
primario. Qualche riflessione, tuttavia, mi porta su territori
un po' diversi. Peirce scrisse che segno e pensiero sono
due aspetti dello stesso processo. Se questo è vero noi
conosciamo i segni e l'indagine su questi segni, ciò che
guida la filosofia analitica, ci porta a piccoli passi a
chiarire la natura dei segni, la loro referenzialità, le
barriere denotative/connotative che rendono il segno uno
strumento perfettamente imperfetto. Tuttavia questo è
solo lo spunto di partenza. Il segno si organizza in unità
discrete. L'atto di fede non è nel dato del reale, ma negli
assiomi che gli concedono la palma di primo referente. La storia è costruita su grandi segni nati e decaduti: persi nella lotta darwiniana della cultura, ben più feroce di quella biologica. L'ipotesi del reale come Mito del Dato è un segno essa stessa. E, su questo piano, l'analisi deve fermarsi, pena la caduta nel loop dell'autoreferenzialità. Come si esce dal loop? Il secolo che andrà a terminare il 31 dicembre può essere definito il secolo di Godel. Kurt Godel pose un limite all'analisi dei sistemi costruiti da premesse e teoremi. La stessa cosa, per inciso, fece Heisenberg nella fisica atomica e prima ancora Russell (nella sua strada verso il superamento dei paradossi, propose la teoria dei tipi). Il secolo di Godel ha visto sistemi di grande civiltà esplodere in grandi manifestazioni di "apparente" irrazionalità: il sistema aveva trovato il suo buco nero. Il punto centrale della questione è questo: quando si usa la filosofia per conoscere, occorre sempre avere presente che si utilizza un mezzo, il linguaggio, di per sé non perfetto. Allora, la domanda è questa: ha ancora senso di parlare di "filosofie" in contrasto tra loro? Esiste una strada per il superamento dei limiti dello strumento che filtra ogni realtà? Se il secolo che finirà è stato il secolo della disillusione dopo i positivismi di fine ottocento, il secolo che verrà si annuncia come il secolo di Tarski. Nella sua teoria della verità egli pone l'accento su un meccanismo di definizione della realtà: il sistema del Linguaggio oggetto e del Metalinguaggio. Sembra che il metodo sia in realtà una norma di funzionamento generale della mente umana. I problemi che non si risolvono a livello del linguaggio oggetto (e necessariamente, Godel insegna, ce ne saranno sempre), si potranno ridefinire nel metalinguaggio. In un processo che, per quanto ne sappiamo, potrebbe non avere fine. Alla ricerca della consapevolezza assoluta. Il filosofo analitico ha un suo linguaggio oggetto, ma per parlare di questo dovremo assumere un metalinguaggio che comprenda questo linguaggio e i suoi stessi limiti. Molti problemi non si risolveranno subito, ma certo trovano una loro sistemazione metodologica. Stefano Zammartini - Casalecchio di Reno (Bo) |