Il Circolo degli AquinatiSan Tommaso, l'ultimo patrono degli economisti Banchieri, politici e imprenditori riscoprono la "Summa" teologica del massimo filosofo della cristianità |
| Sembrerebbe targato Bankitalia, l'ultimo revival tomista. A più riprese, infatti, negli ultimi tempi il governatore Antonio Fazio non solo ha esplicitamente citato San Tommaso ma ha avuto il coraggio di sottolineare le valenze postmoderne del pensiero dell'Aquinate. Ne ha per esempio parlato recentemente al teatro Argentina di Roma a proposito di "povertà, disoccupazione e sviluppo". Del Dottore Angelico, Fazio è del resto conterraneo, essendo entrambi nati in Ciociaria, il primo a Roccasecca e lui ad Alvito, e oltre ad averne letto la Summa ne ha interpretato le possibili valenze nella società globale: "La società - ha affermato il governatore - si regge sulla giustizia e la giustizia che regola i rapporti di mercato è quella commutativa, di cui parla San Tommaso. Consiste nel ricercare il prezzo equo, che implica in termini di risorse impiegate un'equità di valore nello scambio.
Ma una società di uomini liberi ha bisogno anche d'un altra giustizia tomistica: quella distributiva, quella che nelle nostre società viene garantita dallo Stato, dalle istituzioni e dalla cultura". Insomma: le sintesi tomiste offrono risposte e soluzioni ai problemi crescenti dell'economia globale.
Le radici ciociare non bastano comunque a spiegare la rinnovata fortuna del grande filosofo medievale. Il fenomeno è in realtà ampio, di portata quasi epocale. Fallita l'utopia illuministica e in liquidazione le soluzioni marxiste, dagli anni Ottanta il pensiero politico ed economico riscopre l'attualità dell'Aquinate. Nel 1981, mandando alle stampe il suo fortunato Dopo la virtù, Alasdair Macintyre concludeva sul fatto che "nonostante gli sforzi di tre secoli di filosofia morale e di un secolo di sociologia, siamo privi di qualsiasi formulazione razionale coerente di un punto di vista individualistico liberale". La soluzione? La riproposizione della tradizione aristotelica e tomista.
Da allora è stato un crescendo di riletture dell'Aquinate. E c'è una specifica novità in questa riscoperta contemporanea del pensiero di San Tommaso, la terza dopo quella promossa dall'esortazione Aeterni patris di papa Leone XIII nel 1879 e quella degli anni Venti e Trenta del Novecento. Se l'appello di papa Pecci, altro grande conterraneo di Tommaso, aveva infatti dato vigore a un rilancio del tomismo di tipo teologico e se la fortuna novecentesca dovuta a Etienne Gilson e al grande convertito Jacques Maritain era improntata a un interesse antropologico e politico, l'attuale lettura del tomismo è di natura squisitamente economica e sociale. Ne aveva sentore il patron di Mediobanca Enrico Cuccia che annoverava le pagine dell'Aquinate tra le sue letture preferite.
E non è un caso che due anni fa il tema "Giusto prezzo e competizione economica nel pensiero di Tommaso d'Aquino" fosse al centro dell'esclusivo appuntamento annuale del Liberty Found Conference, il think tank coordinato da due allievi di von Hayek: Reinold Velt e Alfred Bosh, già presidente dell'Internazionale liberale. La lista dei relatori la dice davvero lunga sui nuovi estimatori e seguaci del tomismo: dal biologo Tristram Engelhardt al giurista Christian Hillgruber, da Michael Wolgemuth, del "Max Plank Institute" per la ricerca sull'economia, a Viktor Vanberg, economista di Friburgo e già nello staff di Helmut Kohl. Non mancavano due italiani: il filosofo cattolico Sergio Belardinelli ma anche il laico e liberista Angelo Maria Petroni. Non è un tomismo di scuola o di maniera, insomma, quello dell'attuale ultimo revival E la sua chiave è forse l'intuizione di Guido Fassò secondo cui Tommaso d'Aquino è il primo whig della storia". Whig nel senso di liberale. C'è infatti qualcosa nella vita, nel pensiero e nell'opera del Santo che sembra corrispondere proprio alle istanze sociali dei nostri giorni.
Italiano per parte di padre, Landolfo conte d'Aquino, e normanno per la madre Teodora, il filosofo era nato in Ciociaria nel 1221 ma la sua educazione e le sue scelte lo porteranno a Napoli, Colonia, Parigi, Bologna, Roma. Il nazionalismo e la chiusura nei recinti nazionali erano di là da venire. E la sua vita si svolse in un momento straordinario dell'Occidente quando l'internazionalismo della cultura era una realtà a cui davano forma intellettuali tedeschi, come il suo maestro Alberto Magno, spagnoli, come il fondatore del suo ordine religioso San Domenico, francesi, come Stefano di Tempier, fiamminghi, come Sigieri di Brabante. Una realtà dinamica, paragonabile per molti versi all'attuale mondo globalizzato, nella quale si imponevano anche i conti nella forma dell'averroismo con la cultura islamica. In questo contesto Tommaso, il monaco grande, grosso e quieto, noto tra gli amici come il "bue muto", fonda una filosofia basata sul primato del realismo, della ragionevolezza e della libertà.
Come ebbe a dire Gilberto K. Chesterton il tomismo è in fondo "la filosofia del buon senso", di quel senso comune il cui bisogno è forte in una realtà ancora frastornata dalle sbornie e dalle derive ideologiche. L'Aquinate poneva al centro della sua riflessione la realtà attraverso una forma specifica di conoscenza che è la "conoscenza naturale" o la ragionevolezza, la ratio naturalis. La sua Summa parte dall'umile, banale accettazione della testimonianza dei sensi e ci conduce lungo la scala della complessità. Essa è fatta per essere intesa dall'uomo comune e per parlare con l'uomo comune. Ed è significativo che proprio contro il giusnaturalismo tomista la filosofia politica moderna, a partire dal Leviatano di Hobbes, abbia lanciato i suoi anatemi. Così come va ricordato che all'inizio della modernità Lutero abbia simbolicamente dato atto al rogo dell'opera dell'Aqui nate: alla ragionevolezza subentrava l'ideologia, il nazionalismo, il fanatismo.
Per Tommaso, come poi sarà per Hayek, contrariamente a quanto ritengono tutti gli utopisti, il mondo è troppo complesso perchè gli uomini possano orientare il loro agire alla sua pianificazione. Se c'è un ordine del mondo questo non potrà scaturire da "disegni" umani, ma da vari tipi di ordine, tutti spontanei -quella economico, quello giuridico, quello etico - che interagendo producono un ordine superiore, spontaneo a sua volta. Se la vita reale è in se buona e positiva, è altresì legittima e naturale, sia sul piano morale sia su quello della vita pubblica, la proprietà dell'uomo sulle cose. "Ii possesso privato non è contro il diritto naturale, ma è uno sviluppo di esso dovuto alla ragione umana". Così ritroviamo nella sua opera una serie di risposte concrete a questioni riguardanti il lavoro, la mano d'opera, l'usura, la proprietà e l'etica economica.
Risposte che spiegano il segreto del "circolo degli aquinati" che oggi collega inconsapevolmente tutta una serie di personalità della politica, dell'economia, della finanza. Non c'è infatti il solo Fazio a coltivare gli studi tomistici. Adalberto Giovarini, a esempio, che oltre a essere un economista è il ministro degli Esteri argentino, ha studiato in una scuola tomista di Buenos Aires e spesso cita l'Aquinate. E in tutta l'America Latina non esiste una tradizione di pensiero liberale che non sia fondata sul giusnaturalismo di San Tommaso. Facendo invece leva sulle consonanze della "teoria del giusto prezzo" di Tommaso con i principi costitutivi dell'economia di mercato, negli Stati Uniti sono le Business School, le scuole di economia applicata di molti atenei blasonati, a coniugare il tomismo con la gestione aziendale. Così, per iniziativa di Ralph McInerney, considerato la punta di diamante del tomismo yankee, è vendutissima nelle librerie un'edizione tascabile con l'antologia del pensiero dell'Aquinate. Allo stesso modo, Michael Novak, teologo ed
economista statunitense di origine polacca, fonda sul tomismo l'impianto del suo capitalismo democratico". E sono note, in Germania, le simpatie di Hans Tietmayer, potente governatore della Bundesbank.
[n Italia poi, oltre a Rocco Buttiglione, che ha dedicato un libro all'argomento, coltivano il tomismo anche l'economista Stefano Zamagni e il presidente di Banca Intesa Giovanni Bazoli. E tracce di riflessioni tomistiche non mancano, magari mescolate con letture del cardinale Newman, nella cultura e nelle esternazioni dell'ex presidente Francesco Cossiga. Un ruolo benemerito in questa rinascita spetta senza dubbio anche a Sergio Lanza, preside del "Redernptor hominis", l'istituto teologico lateranense, forse il principale protagonista nazionale dell'ultima rinascita tomista.
Un Ventunesimo secolo all'insegna del Dottore Angelico? Aveva forse profeticamente ragione Chesterton: "Il tomista comincia con l'essere teorico, ma la sua teoria finisce con l'essere del tutto pratica. Ecco perché tanta parte del mondo oggi torna a lui". Lo comprese anche il libertarian Murray Rothbard che dedicando a San Tommaso le sue ultime riflessioni intuì la possibilità di una via tomista al libertarismo e l'attualità di una riscoperta del "modello medievale" di res publica e di società. |