Pillole? Ma qui si tratta di vitaIl medico cattolico Romano Forleo e la giornalista laica
Miriam Mafai a confronto sul farmaco del "giorno dopo" La giornalista: "Per una sedicenne sempre meglio che
abortire" Il medico: "Mi preoccupa chi vuole rendere tutto
"facile", anche il sesso" |
| Esce oggi in edicola il nuovo numero della rivista
"MicroMega", che ha come sottotitolo Memoria e favole e,
oltre a 5 favole per la prima volta pubblicate in Italia di Hans
Christian Andersen, ha allegato un libro inedito illustrato a
colori di Astrid Lindgren, Pippi Calzelunghe nel parco di
Humlegarden, pubblicato in Svezia nel 1947, andato poi
disperso e ritrovato solo nel 2000.
La rivista presenta inoltre una lunga testimonianza di
Alessandro Galante Garrone; un'ampia sezione dedicata a
Nietzsche con saggi di Massimo Cacciari, Ernst Tugendhat e
Elio Matassi; una serie di faccia a faccia, fra cui quello qui
presentato tra la giornalista Miriam Mafai e il medico
Romano Forleo sulla pillola del giorno dopo (che
pubblichiamo in parte).
Miriam Mafai: L'autorizzazione e la messa in vendita anche in
Italia della cosiddetta "pillola del giorno dopo" ha suscitato
immediatamente una dura presa di posizione della gerarchia
cattolica. Ricordo il documento dell'Accademia pontificia per
la vita che denuncia una presunta violazione della legge 194 e
invita medici e farmacisti cattolici a non prescriverla e a non
venderla, sollevando "obiezione di coscienza". Secondo la
Chiesa infatti la pillola, presentata come contraccettivo o
contragestativo, provocherebbe invece un "aborto chimico".
Il cardinal Ruini illustrava la stessa posizione, entrando in
diretta immediata polemica con il ministro Veronesi che, a
seguito di una normativa europea, ne aveva finalmente
autorizzato la vendita anche in Italia. Ora, a me, quale che sia
il nostro diverso giudizio sull'aborto, sembra assurdo che in
questo caso si parli di aborto. La pillola infatti, se assunta nelle
72 ore successive ad un rapporto sessuale non protetto,
impedisce all'ovulo eventualmente fecondato di annidarsi
nella parete uterina. Impedisce cioè che una gravidanza abbia
inizio... E dunque come può interrompersi una gravidanza che
ancora non c'è?
Romano Forleo: Ma quando ha inizio una gravidanza? Non
voglio addentrarmi in un dibattito di tipo semantico:
Aristotele, come lei certamente sa, sosteneva che l'anima
"arriva" solo al quarantesimo giorno della gestazione. Per
l'uomo. Per la donna addirittura al sessantesimo. In realtà con
la fecondazione, quando lo spermatozoo incontra l'ovulo,
abbiamo già un essere in formazione con caratteristiche
proprie, diverse da quelle dei suoi genitori. Questo è già l'inizio
di una gravidanza, anche se oggi non abbiamo ancora i mezzi
per identificarla.
Mafai: Ma non tutti gli ovociti vengono fecondati, dopo un atto
sessuale. E non tutti gli ovociti fecondati riescono ad annidarsi,
sappiamo tutti che moltissimi ovociti fecondati si perdono,
naturalmente.
Forleo: Certamente, ma questo non cambia i termini del
problema. Quando l'ovocita sia fecondato, si parla di zigote e, alla
prima immediata divisione, di embrione.
Mafai: Anch'io non intendo addentrarmi in un dibattito di tipo
semantico. Ma mi sembra che lei volutamente non faccia nessuna
differenza tra uno zigote, un pre-embrione e un embrione.
Forleo: Usare tre termini diversi per definire tre diversi stadi dello
sviluppo non serve a cambiare la natura delle cose. Il termine
pre-embrione non è oggi praticamente più usato. Dal punto di
vista etico, voglio dire, è solo un problema di tempi. Noi
pensiamo oggi che anche uno zigote, un uovo appena fecondato,
abbia una entità sua, un proprio genoma a sé stante diverso da
quello del padre e della madre. È già una vita umana, un progetto
di vita che poi si svilupperà, gradualmente, attraverso varie fasi,
una volta impiantato nell'utero della madre. In questa fase, nel
momento cioè del contatto fisico, l'embrione manda dei segnali,
degli ormoni identificabili, Ma alcune ricerche, ancora
sperimentali, dicono che anche prima dell'insediamento segnala
dei contatti. Per questo ritengo che anche l'assunzione della pillola
del giorno dopo sia equiparabile all'aborto; impedisce a una vita di
svilupparsi.
Mafai: Ma chi prende la pillola non sa nemmeno se è portatrice di
un ovocita fecondato. Ha avuto un rapporto sessuale non protetto:
può darsi che la fecondazione abbia luogo, oppure no. Non tutti i
rapporti danno luogo ad una fecondazione, a una gravidanza.
Forleo: Ma questa è una scusa, un po' gesuitica. È un modo per
rendere tutto più facile, più semplice, più banale, come è stato
fatto per esempio in Francia, dove la pillola viene distribuita
anche nei licei senza prescrizione medica. Oggi è intervenuto il
Consiglio di Stato che ne ha imposto almeno la prescrizione, per
motivi sanitari, penso prima che etici.
Mafai: Ma grazie a quella distribuzione nelle scuole gli aborti
delle minorenni sono diminuiti di quasi il 30 per cento ... e questo
dovrebbe essere salutato come un fatto positivo anche, e direi
sopratutto, da coloro che si oppongono all'aborto.
Forleo: Sono aumentati gli aborti precoci. Bisogna stare attenti a
questi dati. Vorrei capire meglio come è stata fatta la ricerca sugli
aborti delle minorenni. In genere mi preoccupano le superficialità
di certe dichiarazioni, decisioni e testimonianze che banalizzano
tutto, che rendono tutto facile. Si fa l'amore senza riflettere alle
conseguenze e poi, per sicurezza, si butta giù una pillola. So bene
che nella nostra società tutto ci induce al consumo e al consumo
di tutto: si consuma l'atto sessuale come il resto. Lo so che è
difficile per i giovani di oggi praticare la castità, so che è difficile
spiegare a un giovane o a una ragazza che il piacere che ricercano,
anche il piacere sessuale, va sottoposto a una scala di valori.
Mentre è molto più facile dire: fate l'amore quanto e quando vi
pare, senza contraccezione, tanto c'è la pillola, la trovi pure nel
distributore automatico a scuola.
Mafai: Precisata così la posizione della Chiesa, io vorrei tuttavia
sapere se lei riconosce il diritto dello Stato, in quanto Stato laico,
di legiferare su materie e di adottare provvedimenti che siano in
contrasto, esplicitamente condannate dalla Chiesa cattolica.
Forleo: Certamente, purché sia previsto il diritto di non obbedire
a queste leggi, il ricorso alla obiezione di coscienza per coloro che
ritengono che queste leggi rappresentano un danno per l'umanità.
Sono contro lo Stato etico, sia esso nazista o comunista. Quando
il Papa dice: si difenda la vita, dal concepimento fino alla morte
naturale, quando si dichiara contrario alla manipolazione
dell'embrione e dell'eutanasia, è bene che lo faccia presente con
tutta l'autorità spirituale che ha. È bene che "lo gridi sui tetti". Ma
egli ammonisce i credenti, non può certo imporre nulla allo Stato.
Non sono per il Papa re. Ma oggi il pericolo maggiore non ci
viene da una religione così forte da imporci le sue regole: ci viene
dal mercato che tenta di imporci le sue, in tutti i campi. E questo il
Papa lo sa, e ci mette sull'avviso, ci invita a resistere.
Mafai: Posso anche condividere alcune preoccupazioni e
posizioni della Chiesa su alcune specifiche materie, ma a me, che
non appartengo alla Chiesa, interessa in primo luogo vedere
salvaguardato il diritto/dovere dello Stato laico di legiferare su
materie controverse, prendendo anche decisioni che la Chiesa
ritiene sbagliate. Anche perché lo Stato laico non obbliga, ma
consente. La legge sull'aborto non mi obbliga, ma mi consente di
abortire. L'autorizzazione alla pillola del giorno dopo mi dà la
possibilità di utilizzarla, e basta. Poi sono io che decido, nella mia
piena responsabilità.
Forleo: Alcuni Stati però, come nei regimi comunisti (si pensi
ancor oggi alla Cina) non danno grandi libertà. In alcuni casi le
ideologie sono più intolleranti delle religioni. Ci sono comunque
delle esigenze di salvaguardia dei beni comuni che dovrebbero
portare ad una maggiore attenzione quando si legifera su questi
problemi. So che esiste una cultura dominante, nella quale, sotto
la pressione del mercato, tutti i desideri diventano leciti, anzi, tutti
i desideri si trasformano in diritti. Credo che dovremmo tutti
riflettere sul pericolo rappresentato dal diffondersi di questo tipo
di cultura, che rischia di ridurre non solo l'embrione, ma anche
l'uomo a una merce, e toglie all'atto sessuale ogni rilevanza che
vada al di là del puro godimento immediato. Anche il mondo
cattolico del resto è sempre più sedotto dai processi di
secolarizzazione.
Mafai: Potremmo dedicare un'altra conversazione a questi
problemi. Ma oggi, se mia figlia o meglio mia nipote, venisse a
confessarmi di aver avuto, per leggerezza, un rapporto non
protetto e mi dicesse che comunque, se fosse rimasta incinta,
sarebbe decisa ad abortire al primo, al secondo o al terzo mese di
gravidanza, come la legge consente: in questo caso non crede che
sarebbe più giusto offrirle la via d'uscita della pillola del giorno
dopo?
Forleo: Non c'è dubbio che la pillola, in questo caso, si configura
come il minore dei danni possibili se una ragazza ha già deciso di
abortire. Rispetto a una gravidanza che si è già manifestata la
singola persona o lo Stato hanno certamente il diritto di consentire
mezzo abortivi precoci per il minor danno possibile. Di fronte a
un mondo giovanile (e non!) che rifiuta l'idea di castità o l'idea di
costruire nel tempo una sessualità più matura e razionalizzata la
soluzione contraccettiva può essere il minore dei danni possibile.
Così per chi ritiene lecito l'aborto, è doveroso usare i mezzi meno
lesivi. Ma la diffusione di metodi di aborto precoce contiene dei
pericoli, e se la Chiesa non ne avesse parlato, sarebbe passata
senza discuterne, come una banalità. Per questo penso sia stato
importante e giusto parlarne. |