RASSEGNA STAMPA

28 NOVEMBRE 2000
editoriale
Pillole? Ma qui si tratta di vita
Il medico cattolico Romano Forleo e la giornalista laica Miriam Mafai a confronto sul farmaco del "giorno dopo"
La giornalista: "Per una sedicenne sempre meglio che abortire" Il medico: "Mi preoccupa chi vuole rendere tutto "facile", anche il sesso"
Esce oggi in edicola il nuovo numero della rivista "MicroMega", che ha come sottotitolo Memoria e favole e, oltre a 5 favole per la prima volta pubblicate in Italia di Hans Christian Andersen, ha allegato un libro inedito illustrato a colori di Astrid Lindgren, Pippi Calzelunghe nel parco di Humlegarden, pubblicato in Svezia nel 1947, andato poi disperso e ritrovato solo nel 2000. La rivista presenta inoltre una lunga testimonianza di Alessandro Galante Garrone; un'ampia sezione dedicata a Nietzsche con saggi di Massimo Cacciari, Ernst Tugendhat e Elio Matassi; una serie di faccia a faccia, fra cui quello qui presentato tra la giornalista Miriam Mafai e il medico Romano Forleo sulla pillola del giorno dopo (che pubblichiamo in parte). Miriam Mafai: L'autorizzazione e la messa in vendita anche in Italia della cosiddetta "pillola del giorno dopo" ha suscitato immediatamente una dura presa di posizione della gerarchia cattolica. Ricordo il documento dell'Accademia pontificia per la vita che denuncia una presunta violazione della legge 194 e invita medici e farmacisti cattolici a non prescriverla e a non venderla, sollevando "obiezione di coscienza". Secondo la Chiesa infatti la pillola, presentata come contraccettivo o contragestativo, provocherebbe invece un "aborto chimico".
Il cardinal Ruini illustrava la stessa posizione, entrando in diretta immediata polemica con il ministro Veronesi che, a seguito di una normativa europea, ne aveva finalmente autorizzato la vendita anche in Italia. Ora, a me, quale che sia il nostro diverso giudizio sull'aborto, sembra assurdo che in questo caso si parli di aborto. La pillola infatti, se assunta nelle 72 ore successive ad un rapporto sessuale non protetto, impedisce all'ovulo eventualmente fecondato di annidarsi nella parete uterina. Impedisce cioè che una gravidanza abbia inizio... E dunque come può interrompersi una gravidanza che ancora non c'è?
Romano Forleo: Ma quando ha inizio una gravidanza? Non voglio addentrarmi in un dibattito di tipo semantico: Aristotele, come lei certamente sa, sosteneva che l'anima "arriva" solo al quarantesimo giorno della gestazione. Per l'uomo. Per la donna addirittura al sessantesimo. In realtà con la fecondazione, quando lo spermatozoo incontra l'ovulo, abbiamo già un essere in formazione con caratteristiche proprie, diverse da quelle dei suoi genitori. Questo è già l'inizio di una gravidanza, anche se oggi non abbiamo ancora i mezzi per identificarla. Mafai: Ma non tutti gli ovociti vengono fecondati, dopo un atto sessuale. E non tutti gli ovociti fecondati riescono ad annidarsi, sappiamo tutti che moltissimi ovociti fecondati si perdono, naturalmente. Forleo: Certamente, ma questo non cambia i termini del problema. Quando l'ovocita sia fecondato, si parla di zigote e, alla prima immediata divisione, di embrione. Mafai: Anch'io non intendo addentrarmi in un dibattito di tipo semantico. Ma mi sembra che lei volutamente non faccia nessuna differenza tra uno zigote, un pre-embrione e un embrione. Forleo: Usare tre termini diversi per definire tre diversi stadi dello sviluppo non serve a cambiare la natura delle cose. Il termine pre-embrione non è oggi praticamente più usato. Dal punto di vista etico, voglio dire, è solo un problema di tempi. Noi pensiamo oggi che anche uno zigote, un uovo appena fecondato, abbia una entità sua, un proprio genoma a sé stante diverso da quello del padre e della madre. È già una vita umana, un progetto di vita che poi si svilupperà, gradualmente, attraverso varie fasi, una volta impiantato nell'utero della madre. In questa fase, nel momento cioè del contatto fisico, l'embrione manda dei segnali, degli ormoni identificabili, Ma alcune ricerche, ancora sperimentali, dicono che anche prima dell'insediamento segnala dei contatti. Per questo ritengo che anche l'assunzione della pillola del giorno dopo sia equiparabile all'aborto; impedisce a una vita di svilupparsi. Mafai: Ma chi prende la pillola non sa nemmeno se è portatrice di un ovocita fecondato. Ha avuto un rapporto sessuale non protetto: può darsi che la fecondazione abbia luogo, oppure no. Non tutti i rapporti danno luogo ad una fecondazione, a una gravidanza. Forleo: Ma questa è una scusa, un po' gesuitica. È un modo per rendere tutto più facile, più semplice, più banale, come è stato fatto per esempio in Francia, dove la pillola viene distribuita anche nei licei senza prescrizione medica. Oggi è intervenuto il Consiglio di Stato che ne ha imposto almeno la prescrizione, per motivi sanitari, penso prima che etici. Mafai: Ma grazie a quella distribuzione nelle scuole gli aborti delle minorenni sono diminuiti di quasi il 30 per cento ... e questo dovrebbe essere salutato come un fatto positivo anche, e direi sopratutto, da coloro che si oppongono all'aborto. Forleo: Sono aumentati gli aborti precoci. Bisogna stare attenti a questi dati. Vorrei capire meglio come è stata fatta la ricerca sugli aborti delle minorenni. In genere mi preoccupano le superficialità di certe dichiarazioni, decisioni e testimonianze che banalizzano tutto, che rendono tutto facile. Si fa l'amore senza riflettere alle conseguenze e poi, per sicurezza, si butta giù una pillola. So bene che nella nostra società tutto ci induce al consumo e al consumo di tutto: si consuma l'atto sessuale come il resto. Lo so che è difficile per i giovani di oggi praticare la castità, so che è difficile spiegare a un giovane o a una ragazza che il piacere che ricercano, anche il piacere sessuale, va sottoposto a una scala di valori.
Mentre è molto più facile dire: fate l'amore quanto e quando vi pare, senza contraccezione, tanto c'è la pillola, la trovi pure nel distributore automatico a scuola. Mafai: Precisata così la posizione della Chiesa, io vorrei tuttavia sapere se lei riconosce il diritto dello Stato, in quanto Stato laico, di legiferare su materie e di adottare provvedimenti che siano in contrasto, esplicitamente condannate dalla Chiesa cattolica. Forleo: Certamente, purché sia previsto il diritto di non obbedire a queste leggi, il ricorso alla obiezione di coscienza per coloro che ritengono che queste leggi rappresentano un danno per l'umanità.
Sono contro lo Stato etico, sia esso nazista o comunista. Quando il Papa dice: si difenda la vita, dal concepimento fino alla morte naturale, quando si dichiara contrario alla manipolazione dell'embrione e dell'eutanasia, è bene che lo faccia presente con tutta l'autorità spirituale che ha. È bene che "lo gridi sui tetti". Ma egli ammonisce i credenti, non può certo imporre nulla allo Stato.
Non sono per il Papa re. Ma oggi il pericolo maggiore non ci viene da una religione così forte da imporci le sue regole: ci viene dal mercato che tenta di imporci le sue, in tutti i campi. E questo il Papa lo sa, e ci mette sull'avviso, ci invita a resistere. Mafai: Posso anche condividere alcune preoccupazioni e posizioni della Chiesa su alcune specifiche materie, ma a me, che non appartengo alla Chiesa, interessa in primo luogo vedere salvaguardato il diritto/dovere dello Stato laico di legiferare su materie controverse, prendendo anche decisioni che la Chiesa ritiene sbagliate. Anche perché lo Stato laico non obbliga, ma consente. La legge sull'aborto non mi obbliga, ma mi consente di abortire. L'autorizzazione alla pillola del giorno dopo mi dà la possibilità di utilizzarla, e basta. Poi sono io che decido, nella mia piena responsabilità. Forleo: Alcuni Stati però, come nei regimi comunisti (si pensi ancor oggi alla Cina) non danno grandi libertà. In alcuni casi le ideologie sono più intolleranti delle religioni. Ci sono comunque delle esigenze di salvaguardia dei beni comuni che dovrebbero portare ad una maggiore attenzione quando si legifera su questi problemi. So che esiste una cultura dominante, nella quale, sotto la pressione del mercato, tutti i desideri diventano leciti, anzi, tutti i desideri si trasformano in diritti. Credo che dovremmo tutti riflettere sul pericolo rappresentato dal diffondersi di questo tipo di cultura, che rischia di ridurre non solo l'embrione, ma anche l'uomo a una merce, e toglie all'atto sessuale ogni rilevanza che vada al di là del puro godimento immediato. Anche il mondo cattolico del resto è sempre più sedotto dai processi di secolarizzazione. Mafai: Potremmo dedicare un'altra conversazione a questi problemi. Ma oggi, se mia figlia o meglio mia nipote, venisse a confessarmi di aver avuto, per leggerezza, un rapporto non protetto e mi dicesse che comunque, se fosse rimasta incinta, sarebbe decisa ad abortire al primo, al secondo o al terzo mese di gravidanza, come la legge consente: in questo caso non crede che sarebbe più giusto offrirle la via d'uscita della pillola del giorno dopo?
Forleo: Non c'è dubbio che la pillola, in questo caso, si configura come il minore dei danni possibili se una ragazza ha già deciso di abortire. Rispetto a una gravidanza che si è già manifestata la singola persona o lo Stato hanno certamente il diritto di consentire mezzo abortivi precoci per il minor danno possibile. Di fronte a un mondo giovanile (e non!) che rifiuta l'idea di castità o l'idea di costruire nel tempo una sessualità più matura e razionalizzata la soluzione contraccettiva può essere il minore dei danni possibile.
Così per chi ritiene lecito l'aborto, è doveroso usare i mezzi meno lesivi. Ma la diffusione di metodi di aborto precoce contiene dei pericoli, e se la Chiesa non ne avesse parlato, sarebbe passata senza discuterne, come una banalità. Per questo penso sia stato importante e giusto parlarne.
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