RASSEGNA STAMPA

22 NOVEMBRE 2000
EDOARDO BONCINELLI
MERITI E COLPE DEGLI SCIENZIATI
Mucca pazza, un po' di chiarezza
In questi giorni non si fa che parlare del pericolo del consumo della carne bovina in connessione con il fenomeno della mucca pazza. La faccenda ha origini lontane e una storia molto contorta e sofferta. Purtroppo oggi è una realtà che non si può ignorare. Dalla vicenda ho tratto personalmente alcune considerazioni. Prima considerazione: mai stupirsi di niente per quanto concerne i fenomeni naturali e stare scientificamente sempre in guardia. La comparsa e l'esplosione del fenomeno Aids prima e del fenomeno dell'encefalopatia di mucca pazza dopo hanno colto un po' tutti di sorpresa. Chi pensava che l'uomo avesse risolto quasi tutti i problemi della biologia dei singoli e delle popolazioni, che avesse sconfitto per sempre le malattie infettive e che potesse dormire così sonni tranquilli, è stato bruscamente smentito e molti sono stati svegliati di soprassalto da un profondo sopore.
La natura è sempre imprevedibile, la natura vivente in particolare. Essa ha e avrà sempre in serbo per noi qualche novità, bella o meno bella. Perché? Perché segue la sua logica e persegue i suoi disegni e i suoi scopi senza minimamente curarsi dei nostri interessi. Ogni specie grande o piccola, ogni sottospecie e ogni minima entità biologica aspira inconsapevolmente a perpetuarsi e ad affermarsi. Non lo fa con intenzione né con cattiveria. Lo fa e basta. Il virus che causa l'Aids, un'entità biologica di una semplicità disarmante, segue la sua strada arrangiandosi come può, ad esempio attaccando le difese immunitarie del suo ospite e causandogli così una funesta coorte di fenomeni patologici. Il prione che causa mucca pazza è un'entità biologica ancora più semplice e al momento inedita. Non lo si può chiamare organismo da nessun punto di vista e non possiede neppure un genoma, per quanto minuscolo, formato da acidi nucleici come tutti gli altri esseri viventi. E' solo un pezzo di proteina che si mantiene e si diffonde con le proprie forze e coincide con il proprio genoma. Si tratta di un fenomeno così strano e inaudito che ha richiesto anni per essere almeno parzialmente compreso. Quando Stanley Prusiner, colui che per primo intuì la vera natura del prione e che per questo ha ricevuto il premio Nobel per la Medicina proprio l'anno scorso, propose la sua spiegazione, nessuno gli credette e ancor oggi non tutti sono d'accordo con ogni dettaglio del suo modello. Chi poteva prevedere l'esistenza di un'entità biologica così bislacca? E chi poteva pensare che una tale entità avrebbe avuto un impatto sulla nostra realtà quotidiana e avrebbe raggiunto le prime pagine dei giornali? La mia conclusione è che in biologia non si deve mai dire mai e occorre sempre stare sul chi vive. Seconda considerazione: lo sviluppo scientifico è indispensabile anche in periodi di calma piatta. Niente lasciava prevedere la comparsa e la diffusione di un'entità biologica così strana. Eppure è successo. E' successo per caso, in qualche sperduto pascolo del Nord dell'Inghilterra, quando una singolare combinazione di eventi lo ha favorito. Nessuno sa bene che cosa sia successo, ma i primi casi si verificarono, oltre vent'anni fa, quando alcuni capi di bestiame, che portavano una particolare predisposizione ed erano spossati per una serie di infezioni virali, vennero a nutrirsi dell'erba di particolari pascoli. Prima si verificarono pochi casi ai quali nessuno dette importanza; poi la cosa si è sempre più diffusa, anche se non ha mai raggiunto nel bestiame proporzioni tali da essere definita un'epidemia. Si sente dire purtroppo, anche da persone che dovrebbero essere informate, che il fenomeno mucca pazza deve essere annoverato tra le conseguenze nefaste delle moderne biotecnologie e delle cosiddette manipolazioni genetiche. Niente di più falso, sia per i tempi in cui sono accadute le cose sia per la natura biologica del fenomeno. Chi mette in giro consapevolmente queste voci per portare acqua al proprio mulino e gettare ulteriore discredito sulle biotecnologie agro-alimentari, si prende le sue responsabilità davanti alla storia. Al contrario è solo la scienza, intesa sia come ricerca continua che come guida per le applicazioni pratiche, che può sbrogliare la matassa e aiutarci a contenere, se non a debellare, il fenomeno. L'unica difesa sembra infatti al momento l'individuazione immediata e sicura del morbo in tessuti animali che potrebbero giungere sulle nostre tavole. La scienza ha prestamente messo a disposizione della società una serie di test immunologici, e all'occorrenza molecolari, che la sanità pubblica dei vari governi dovrebbe rigorosamente utilizzare. Se è chiaro come il fenomeno si è originato, un po' meno chiaro e in un certo senso inquietante è come si è diffuso. Il nostro è sì il secolo della scienza e della tecnologia, ma anche quello del consumismo esasperato. Per mettere a disposizione della gente sempre più carne occorre allevare sempre più in fretta capi di bestiame sempre più prestanti. Si assiste allora alla incredibile corsa al sistema più efficiente e redditizio per far crescere gli animali, compreso, si badi bene, i pesci. Questo si ottiene facendogli consumare alimenti solidi e liquidi contenenti le sostanze più nutrienti. Queste sostanze, farine o liquidi lattiginosi, possono contenere di tutto, compresi gli scarti di lavorazione di altri bovini, alcuni dei quali affetti purtroppo dalla malattia. Ecco come, anche in buona fede, l'efficientismo e l'ingordigia generano la patologia. Terza considerazione: Il rapporto fra scienziati, tecnici e politici va rivisto dalle fondamenta. La comparsa del morbo non era prevedibile, è vero, ma se si è giunti alla presente situazione è stato per la colpevole acquiescenza di alcuni tecnici e scienziati, prima inglesi e poi forse francesi, verso le pressioni dei politici, a loro volta troppo attenti alle conseguenze economiche di un blocco generalizzato delle carni bovine. La colpa, si sa, non è mai di nessuno, ma nella circostanza c'è stata della leggerezza se non della connivenza nella regione di confine fra il mondo degli esperti di settore e il potere politico.
Questo è molto grave. Speriamo in verità che non si riveli così grave proprio questa volta, ma se il fenomeno si ripeterà non possiamo prevederne le conseguenze. Insomma, invece di tentare di screditare continuamente la scienza e i suoi operatori, occorre trovare un modo per far sentire più prontamente e perentoriamente la sua voce presso i politici e presso il pubblico, cioè presso tutti noi. In fondo la scienza è nata proprio per difenderci dall'imprevedibile, ancor prima che dal prevedibile.
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