RASSEGNA STAMPA

17 NOVEMBRE 2000
LEO STRAUSS
Nazisti e nichilisti
Che cosa rappresentò hitler dal punto di vista del pensiero?
Da oggi in libreria Nichilismo e politica, è una raccolta di saggi curata da Roberto Esposito, Carlo Galli e Vincenzo Vitiello (edito da Laterza, pagg. 369, lire 48000).
Oltre al contributo di Leo Strauss, che in parte anticipiamo, il libro contiene due testi inediti di JeanLuc Nancy e Jacob Taubes, e numerosi contributi di studiosi italiani dedicati a una cruciale questione che già negli anni Venti Walter Benjamin aveva posto con insolita urgenza.
Il libro, come osservano i curatori, si inscrive nel progetto di ripensare il rapporto tra filosofia e politica fuori dall'orizzonte disciplinare della filosofia politica in tutte le sue accezioni. Di qui l'attenzione ai temi dell'impolitico, come pure della teologia o, nel caso di Leo Strauss, a una vicenda storica come il nazismo, in qualche modo innalzata a paradigma di un pensiero nichilista.
Che cos'è il nichilismo? E in che misura si può dire che il nichilismo sia un fenomeno specificamente tedesco? Non sono in grado di rispondere a tali domande; posso solo tentare di svilupparle un po'. In effetti, il fenomeno che mi accingo a trattare è troppo complicato, e troppo poco esplorato, per rendere possibile un'adeguata descrizione nel breve tempo di cui dispongo. Non posso far altro che sfiorare l'argomento.
Quando capita di sentire, oggi, l'espressione "nichilismo tedesco", molti tra noi pensano subito, istintivamente, al nazionalsocialismo. Tuttavia bisogna comprendere prima di tutto che il nazionalsocialismo è solo la forma più celebre del nichilismo tedesco - la sua forma più bassa, la più provinciale, la più incolta e la più disonorevole. È probabile che proprio la sua volgarità spieghi i suoi grandi, benché terribili, successi. Tali successi potranno essere seguiti da fallimenti e, alla fine, da una sconfitta totale. Comunque la sconfitta del nazionalsocialismo non significherà necessariamente la fine del nichilismo tedesco. In quanto tale il nichilismo ha radici più profonde della predicazione di Hitler, della sconfitta della Germania nella guerra mondiale, e di tutto ciò (...). Il nostro secolo una volta è stato chiamato il secolo del bambino: in Germania esso s'è rivelato l'epoca dell'adolescente. Non c'è bisogno di dire che, in ogni caso, il naturale progresso dall'adolescenza alla vecchiaia non è stato mai interrotto da un pur breve periodo di maturità. Il declino del rispetto per l'età avanzata trovò la sua espressione più efficace nell'allusione sfrontata di Hitler alla morte imminente dell'anziano Presidente Hindenburg.
(...) Parlando in generale, prima della guerra mondiale l'ateismo era prerogativa della sinistra radicale, proprio come, storicamente, l'ateismo era stato collegato al materialismo filosofico! La filosofia tedesca era prevalentemente idealista e gli idealisti tedeschi erano teisti o panteisti.
Schopenhauer fu, che io sappia, il primo filosofo tedesco non materialista e conservatore a professare apertamente l'ateismo. Ma la sua influenza diventa insignificante se paragonata a quella di Nietzsche.
Nietzsche sostenne che il presupposto ateo non solo è conciliabile con una radicale politica antidemocratica, antisocialista, antipacifista, ma è anche indispensabile ad essa: secondo lui, perfino il credo comunista è solo una forma secolarizzata di teismo, di fede nella Provvidenza. Non c'è alcun altro filosofo la cui influenza sul pensiero tedesco del dopoguerra sia comparabile a quella di Nietzsche, dell'ateo Nietzsche.
Gli adolescenti (...) avevano bisogno di maestri che potessero spiegare loro, in un linguaggio chiaro, il significato positivo e non solo quello distruttivo delle loro aspirazioni. Essi credevano di aver trovato tali maestri in quel gruppo di professori e scrittori che consapevolmente o senza saperlo avevano aperto la via a Hitler Spengler, Moeller van den Bruck, Carl Schmitt, Ernst Jünger, Heidegger).
Se vogliamo comprendere il singolare successo, non di Hitler, ma di questi scrittori, dobbiamo gettare un rapido sguardo ai loro avversari che erano allo stesso tempo gli avversari dei giovani nichilisti. Questi avversari hanno commesso di frequente un grave errore.
Essi reputarono di aver rifiutato il No rifiutando il Sì, cioè le affermazioni inconsistenti, se non sciocche, dei giovani.
Ma non si può rifiutare ciò che non si è interamente compreso. E molti avversari non hanno neanche provato a capire la passione ardente che sosteneva la negazione del mondo presente e delle sue potenzialità. Di conseguenza, le confutazioni stesse confermarono i nichilisti nel loro credo; tutte queste confutazioni sembravano dare la cosa per certa; la maggior parte di queste confutazioni sembravano consistere in pueris decantata, in ripetizioni di cose che i giovani sapevano già a memoria. Questi giovani avevano iniziato a dubitare veramente, e non solo metodicamente o metodologicamente, dei principi della civiltà moderna; le grandi autorità di questa civiltà non li impressionavano più in alcun modo; era evidente che sarebbero stati ascoltati solo quegli avversari che conoscevano per esperienza propria questo dubbio, che l'avevano superato attraverso anni di riflessione profonda e indipendente.
Molti avversari non soddisfacevano a tale requisito. Essi erano stati educati alla fede nei principi della civiltà moderna; e la fede nella quale si è educati è soggetta a degenerare in pregiudizio.
Conseguentemente, l'atteggiamento degli avversari dei giovani nichilisti tese a diventare apologetico. Accadde così che i più ardenti sostenitori del principio di progresso, di un principio essenzialmente aggressivo, furono costretti ad assumere una posizione difensiva; e, nel campo dello spirito, assumere una posizione difensiva è come ammettere la propria sconfitta. Le idee della civiltà moderna sembrarono alla giovane generazione delle vecchie idee; così i partigiani dell'ideale del progresso si trovarono nella scomoda posizione di dover resistere, alla maniera dei conservateurs, a quella che nel frattempo era stata chiamata l'onda del futuro. Essi davano l'impressione d'essere zavorrati dal pesante carico d'una tradizione trita e polverosa, mentre i giovani nichilisti, non ostacolati da alcuna tradizione, avevano completa libertà di movimento - e, nelle guerre dello spirito non meno che nelle guerre reali, libertà d'azione significa vittoria.
Gli avversari dei giovani nichilisti avevano tutti i vantaggi, ma allo stesso modo tutte le invalidità, della classe degli intellettuali proprietari confrontata all'intellettuale proletario, allo scettico. La situazione della civiltà moderna in generale e della sua spina dorsale, che è la scienza moderna, allo stesso tempo naturale e civile in particolare, sembrò paragonabile a quella della scolastica e poco prima che emergesse la nuova scienza del Seicento: la perfezione tecnica dei metodi e della terminologia della vecchia scuola, comunismo incluso, parve un argomento forte contro la vecchia scuola. Perché la perfezione tecnica tende a nascondere i veri problemi. O, se volete, l'uccello della dea della saggezza spicca il volo solo quando il sole tramonta.
Fu certo caratteristico del pensiero tedesco del dopoguerra il fatto che la produzione di termini tecnici, mai trascurabile in Germania, aumentò in proporzioni astronomiche. L'unica risposta che avrebbe potuto impressionare i giovani nichilisti doveva esser fornita in un linguaggio non tecnico. Fu data una sola risposta adeguata, che avrebbe impressionato i giovani nichilisti se essi l'avessero ascoltata. Non fu comunque data da un tedesco e fu data solo nel 1940. Questi giovani che rifiutavano di credere che il periodo successivo al salto nella libertà, successivo alla rivoluzione comunista mondiale, sarebbe stato il miglior momento dell'umanità in generale e della Germania in particolare, sarebbero stati impressionati, come molti di noi lo furono, da ciò che Winston Churchill disse dopo la sconfitta nelle Fiandre riguardo al miglior momento della Gran Bretagna. Perché uno dei loro più grandi maestri avevano loro insegnato a vedere nella sconfitta di Canne il più grande momento nella vita di gloria dell'antica Roma.
Ho tentato di delimitare la situazione intellettuale e morale in cui sorse un nichilismo che non è stato comunque spregevole alla sua origine. Inoltre dò per scontato che non tutto ciò a cui s'opponevano i giovani nichilisti fosse incontestabile, e che non tutti gli scrittori o oratori che essi disprezzavano fossero rispettabili. Guardiamoci da un senso di solidarietà privo di discernimento! E non dimentichiamo che il più alto dovere di uno studioso, l'onestà intellettuale o la giustizia, non conosce limiti.
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vedi anche
Filosofia (e) politica