Nazisti e nichilisti| Che cosa rappresentò hitler dal punto di
vista del pensiero? |
|
Da oggi in libreria Nichilismo e politica, è
una raccolta di saggi curata da Roberto Esposito, Carlo Galli e Vincenzo Vitiello
(edito da Laterza, pagg. 369, lire 48000).
Oltre al contributo di Leo Strauss, che in
parte anticipiamo, il libro contiene due
testi inediti di JeanLuc Nancy e Jacob Taubes, e numerosi contributi di studiosi
italiani dedicati a una cruciale questione
che già negli anni Venti Walter Benjamin
aveva posto con insolita urgenza.
Il libro, come osservano i curatori, si
inscrive nel progetto di ripensare il
rapporto tra filosofia e politica fuori
dall'orizzonte disciplinare della filosofia
politica in tutte le sue accezioni. Di qui
l'attenzione ai temi dell'impolitico, come
pure della teologia o, nel caso di Leo
Strauss, a una vicenda storica come il
nazismo, in qualche modo innalzata a
paradigma di un pensiero nichilista. |
Che cos'è il nichilismo? E in che misura si
può dire che il nichilismo sia un fenomeno
specificamente tedesco? Non sono in grado
di rispondere a tali domande; posso solo
tentare di svilupparle un po'. In effetti, il
fenomeno che mi accingo a trattare è
troppo complicato, e troppo poco
esplorato, per rendere possibile
un'adeguata descrizione nel breve tempo di
cui dispongo. Non posso far altro che
sfiorare l'argomento.
Quando capita di sentire, oggi,
l'espressione "nichilismo tedesco", molti
tra noi pensano subito, istintivamente, al
nazionalsocialismo. Tuttavia bisogna
comprendere prima di tutto che il
nazionalsocialismo è solo la forma più
celebre del nichilismo tedesco - la sua
forma più bassa, la più provinciale, la più
incolta e la più disonorevole. È probabile
che proprio la sua volgarità spieghi i suoi
grandi, benché terribili, successi. Tali
successi potranno essere seguiti da
fallimenti e, alla fine, da una sconfitta
totale. Comunque la sconfitta del
nazionalsocialismo non significherà
necessariamente la fine del nichilismo
tedesco. In quanto tale il nichilismo ha
radici più profonde della predicazione di
Hitler, della sconfitta della Germania nella
guerra mondiale, e di tutto ciò (...).
Il nostro secolo una volta è stato chiamato
il secolo del bambino: in Germania esso
s'è rivelato l'epoca dell'adolescente. Non
c'è bisogno di dire che, in ogni caso, il
naturale progresso dall'adolescenza alla
vecchiaia non è stato mai interrotto da un
pur breve periodo di maturità. Il declino
del rispetto per l'età avanzata trovò la sua
espressione più efficace nell'allusione
sfrontata di Hitler alla morte imminente
dell'anziano Presidente Hindenburg.
(...) Parlando in generale, prima della
guerra mondiale l'ateismo era prerogativa
della sinistra radicale, proprio come,
storicamente, l'ateismo era stato collegato
al materialismo filosofico! La filosofia
tedesca era prevalentemente idealista e gli
idealisti tedeschi erano teisti o panteisti.
Schopenhauer fu, che io sappia, il primo
filosofo tedesco non materialista e
conservatore a professare apertamente
l'ateismo. Ma la sua influenza diventa
insignificante se paragonata a quella di
Nietzsche.
Nietzsche sostenne che il presupposto ateo
non solo è conciliabile con una radicale
politica antidemocratica, antisocialista,
antipacifista, ma è anche indispensabile ad
essa: secondo lui, perfino il credo
comunista è solo una forma secolarizzata
di teismo, di fede nella Provvidenza. Non
c'è alcun altro filosofo la cui influenza sul
pensiero tedesco del dopoguerra sia
comparabile a quella di Nietzsche,
dell'ateo Nietzsche.
Gli adolescenti (...) avevano bisogno di
maestri che potessero spiegare loro, in un
linguaggio chiaro, il significato positivo e
non solo quello distruttivo delle loro
aspirazioni. Essi credevano di aver trovato
tali maestri in quel gruppo di professori e
scrittori che consapevolmente o senza
saperlo avevano aperto la via a Hitler
Spengler, Moeller van den Bruck, Carl Schmitt, Ernst Jünger, Heidegger).
Se vogliamo comprendere il singolare
successo, non di Hitler, ma di questi
scrittori, dobbiamo gettare un rapido
sguardo ai loro avversari che erano allo
stesso tempo gli avversari dei giovani
nichilisti. Questi avversari hanno
commesso di frequente un grave errore.
Essi reputarono di aver rifiutato il No
rifiutando il Sì, cioè le affermazioni
inconsistenti, se non sciocche, dei giovani.
Ma non si può rifiutare ciò che non si è
interamente compreso. E molti avversari
non hanno neanche provato a capire la
passione ardente che sosteneva la
negazione del mondo presente e delle sue
potenzialità. Di conseguenza, le
confutazioni stesse confermarono i
nichilisti nel loro credo; tutte queste
confutazioni sembravano dare la cosa per
certa; la maggior parte di queste
confutazioni sembravano consistere in
pueris decantata, in ripetizioni di cose che i
giovani sapevano già a memoria. Questi
giovani avevano iniziato a dubitare
veramente, e non solo metodicamente o
metodologicamente, dei principi della
civiltà moderna; le grandi autorità di questa
civiltà non li impressionavano più in alcun
modo; era evidente che sarebbero stati
ascoltati solo quegli avversari che
conoscevano per esperienza propria questo
dubbio, che l'avevano superato attraverso
anni di riflessione profonda e indipendente.
Molti avversari non soddisfacevano a tale
requisito. Essi erano stati educati alla fede
nei principi della civiltà moderna; e la fede
nella quale si è educati è soggetta a
degenerare in pregiudizio.
Conseguentemente, l'atteggiamento degli
avversari dei giovani nichilisti tese a
diventare apologetico. Accadde così che i
più ardenti sostenitori del principio di
progresso, di un principio essenzialmente
aggressivo, furono costretti ad assumere
una posizione difensiva; e, nel campo dello
spirito, assumere una posizione difensiva è
come ammettere la propria sconfitta. Le
idee della civiltà moderna sembrarono alla
giovane generazione delle vecchie idee;
così i partigiani dell'ideale del progresso si
trovarono nella scomoda posizione di
dover resistere, alla maniera dei
conservateurs, a quella che nel frattempo
era stata chiamata l'onda del futuro. Essi
davano l'impressione d'essere zavorrati dal
pesante carico d'una tradizione trita e
polverosa, mentre i giovani nichilisti, non
ostacolati da alcuna tradizione, avevano
completa libertà di movimento - e, nelle
guerre dello spirito non meno che nelle
guerre reali, libertà d'azione significa
vittoria.
Gli avversari dei giovani nichilisti avevano
tutti i vantaggi, ma allo stesso modo tutte
le invalidità, della classe degli intellettuali
proprietari confrontata all'intellettuale
proletario, allo scettico. La situazione della
civiltà moderna in generale e della sua
spina dorsale, che è la scienza moderna,
allo stesso tempo naturale e civile in
particolare, sembrò paragonabile a quella
della scolastica e poco prima che
emergesse la nuova scienza del Seicento: la
perfezione tecnica dei metodi e della
terminologia della vecchia scuola,
comunismo incluso, parve un argomento
forte contro la vecchia scuola. Perché la
perfezione tecnica tende a nascondere i veri
problemi. O, se volete, l'uccello della dea
della saggezza spicca il volo solo quando il
sole tramonta.
Fu certo caratteristico del pensiero tedesco
del dopoguerra il fatto che la produzione di
termini tecnici, mai trascurabile in
Germania, aumentò in proporzioni
astronomiche. L'unica risposta che avrebbe
potuto impressionare i giovani nichilisti
doveva esser fornita in un linguaggio non
tecnico. Fu data una sola risposta adeguata,
che avrebbe impressionato i giovani
nichilisti se essi l'avessero ascoltata. Non
fu comunque data da un tedesco e fu data
solo nel 1940. Questi giovani che
rifiutavano di credere che il periodo
successivo al salto nella libertà, successivo
alla rivoluzione comunista mondiale,
sarebbe stato il miglior momento
dell'umanità in generale e della Germania
in particolare, sarebbero stati
impressionati, come molti di noi lo furono,
da ciò che Winston Churchill disse dopo la
sconfitta nelle Fiandre riguardo al miglior
momento della Gran Bretagna. Perché uno
dei loro più grandi maestri avevano loro
insegnato a vedere nella sconfitta di Canne
il più grande momento nella vita di gloria
dell'antica Roma.
Ho tentato di delimitare la situazione
intellettuale e morale in cui sorse un
nichilismo che non è stato comunque
spregevole alla sua origine. Inoltre dò per
scontato che non tutto ciò a cui
s'opponevano i giovani nichilisti fosse
incontestabile, e che non tutti gli scrittori o
oratori che essi disprezzavano fossero
rispettabili. Guardiamoci da un senso di
solidarietà privo di discernimento! E non
dimentichiamo che il più alto dovere di
uno studioso, l'onestà intellettuale o la
giustizia, non conosce limiti. |