RASSEGNA STAMPA

13 NOVEMBRE 2000
PIETRO M. TRIVELLI
De Kerckhove: "L'anima del mondo è multimediale"
Parla il sociologo e futurologo, allievo di McLuhan. La globalizzazione e il pianeta preso nella Rete universale, il ruolo formativo di Internet, il computer depositario della memoria di tutti. Ma qualche rischio c'è...
Si vanta di non avere telefonino; però giura che è una rivoluzione vincente. Dice che Internet è la coscienza di tutti, più che una mente collettiva; però fa lezione solo a viva voce, perché la parola - come sapeva Socrate - va detta e non scritta, tanto meno sul video. Gli piace contraddirsi, all'ultimo profeta della civiltà multimediale, che digita se medesimo in giro per il villaggio globale del suo maestro Marshall McLuhan, col quale ha lavorato per dieci anni.
E' Derrick De Kerckhove. Sociologo e futurologo, 52 anni, direttore dell'Istituto McLuhan dell'università di Toronto, studioso dei probabili sviluppi antropologici di Internet, anticipatore di un futuro prossimo che riunisca arte, ingegneria e comunicazione. Tornato in Italia (tra gli scienziati chiamati da Gerardo Filiberto Dasi, infaticabile patron delle giornate riminesi del Centro Pio Manzù, dedicate anche alla multimedialità, per il rapporto tra informatica e neuroscienze), De Kerckhove predica che le tecnologie dell'informazione sono ormai una specie di anima del mondo.
Perché chiama la globalizzazione "psicologia sociale"?
"Perché è proprio un fatto psicologico, prima che economico. Riguarda la trasformazione della dimensione spazio-temporale, anche se possono sembrare pochi 260 milioni di collegamenti Internet, alla fine del '99, su una popolazione mondiale calcolata in miliardi. E' come vedere la Terra dall'alto. Sta qui la vera dimensione del mondo di oggi. Non più l'uomo misura di tutto, come nel Rinascimento, ma il pianeta metro di ogni cosa: inglobato e accalappiato nella rete universale, come non immaginava nemmeno McLuhan, nel suo villaggio".
La "coscienza collettiva", tutti responsabili allo stesso modo, ci rende forse meno colpevoli o innocenti?
"Io parlo di responsabilità positiva. Per esempio nell'ecologia. Da un atteggiamento negativo verso l'industrializzazione si è passati alla "coscienza collettiva" di ricreare insieme un mondo vivibile. La neoecologia è molto più importante del fervore ambientalistico che in passato colpevolizzava i danni del progresso".
La povertà, la fame, in tanta parte del mondo, può essere combattuta da questa maggiore consapevolezza? O l'informazione globale non è formazione, educazione?
"Trovo superata la vecchia distinzione tra informazione e formazione. Tutti i media fanno formazione, istruzione, educazione. Internet più di tutti. La relazione che si ha con il video è una specie di rapporto privilegiato, enormemente formativo, grazie allo schermo interattivo; mentre la Tv non ci permette di dialogare e rispondere. Ma siamo ancora a uno stadio primitivo dei motori di ricerca in Internet. Tra dieci anni sarà davvero una cosa stupenda".
Perché elogia il telefonino, ma non lo usa?
"Il telefonino è mortale. Pochi sanno che è servito per uccidere un capo della rivoluzione in Cecenia. Ma è anche una protesi, più importante di tutte le altre. Collega direttamente il sistema nervoso centrale al corpo. Mentre l'elettricità - come diceva McLuhan - era solo una protesi di estensione, al di fuori del corpo, come un braccio artificiale. Parlare sarà sempre più umano che scrivere. Perciò dico che il telefonino vince, per l'immediatezza dell'oralità. Non è la nuova Babele. Babele divideva la gente che prima si comprendeva bene. E la seconda Babele è stata la stampa, che differenzia le lingue scritte. Con il computer (e col telefonino) si ha, invece, la traduzione simultanea e universale di tutte le lingue: la sparizione dello spazio e del tempo di comunicazione. La multimedialità si vendica di Babele. Il pericolo, semmai, è che computer e telefonino siano una camicia di forza, da cui non si scappa: costringendoci ad essere sempre reperibili, dovunque".
Nasce da qui l'ansia da comunicazione?
"Non sempre. Su Internet si trova più familiarità e continuità di conversazione, con persone mai viste. E' frustrante, piuttosto, e provoca ansia, non potersi giovare di questo tipo di comunicazione. Tuttavia, come professore, trovo difficile fare lezioni via Internet: l'Istituto McLuhan ha attuato la prima videoconferenza tra le università di Toronto, per 40.000 studenti. Ci siamo accorti che la qualità dell'immagine non conta molto. E' invece fondamentale che funzioni bene l'audio, perché l'orecchio è il vero strumento dell'apprendimento".
Sarà più facile ragionare col computer che con la propria mente?
"Pensavo che alla connessione immediata tra il cervello e la macchina si sarebbe giunti tra una ventina d'anni. Invece è già qui. Si possono applicare al computer piccolissime telecamere collegate all'occhio.
Ciò accresce l'integrazione con il sistema di comunicazione. Si va verso una "memoria mondiale", per un pubblico mondiale; verso l'accesso immediato alla memoria di tutti e non solo alla memoria personale.
Ben più avanti del villaggio globale di McLuhan".
Quale augurio per il futuro elettronico?
"Meglio vivere e pensare nel presente", saluta Derrick De Kerckhove, con un lieve inchino di vecchia eleganza, orgoglioso - intanto - di aver proposto all'Unesco di mettere in Internet, gratis, tutta la letteratura e la filosofia greca e latina. Si sente più umanista che cibernauta. E non cade nella rete di quella che lo piscologo americano James Hillman chiama intossicazione comunicativa e informatica.
inizio pagina
vedi anche
analisi e commenti