RASSEGNA STAMPA

12 NOVEMBRE 2000
UMBERTO BOTTAZZINI
In Einstein niente è relativo
Gli scritti di Enriques, matematico, storico della scienza e filosofo italiano di grande prestigio internazionale
Federigo Enriques, "Per la scienza. Scritti editi e inediti", a cura di Raffaella Simili, Bibliopolis, Napoli 2000, pagg. 434, L. 65.000.
L'Enriques che ci presenta questa raccolta di carteggi e scritti editi e inediti (uno dei quali è proposto qui a fianco), in libreria nei prossimi giorni, è la figura di un intellettuale che si impone nel panorama della cultura nazionale e internazionale dei primi decenni del secolo. Rimane sullo sfondo il grande matematico, uno dei maestri della scuola italiana di geometria. D'altra parte, lasciata alle spalle la straordinaria stagione della collaborazione scientifica con Castelnuovo, che ha portato alla creazione della teoria delle superfici algebriche, è sul terreno filosofico e culturale che con l'inizio del secolo si manifesta in misura crescente l'impegno di Enriques.
L'ampio saggio introduttivo di Raffaella Simili ne ripercorre le tappe a cominciare dal 1906, quando Enriques pubblica I problemi della scienza. In quello stesso anno partecipa a Milano al convegno della Società Filosofica Italiana, allora appena costituita, con un inaspettato intervento di carattere istituzionale.
Altrettanto inaspettata è l'attualità di quelle considerazioni di Enriques sul ruolo della filosofia, che si concretizzano in un ordine del giorno poi approvato dal congresso. Come ricorda Simili, in quell'intervento sull'ordinamento dell'Università in rapporto alla filosofia, il primo degli scritti qui raccolti, Enriques riprendeva argomenti che aveva presentato qualche anno prima in un numero della . In polemica con il ministro della Pubblica Istruzione Enriques aveva sostenuto infatti "l'assurdità di preparare i futuri filosofi con un'esclusiva educazione storica e letteraria", aggiungendo che alla matematica spetta "un posto d'onore fra gli insegnamenti che preparano alla filosofia". In quegli anni, l'attività del matematico-filosofo Enriques è frenetica. Viene eletto presidente della Società filosofica, con Rignano e altri dà vita alla "Rivista di scienza", organizza congressi nazionali e internazionali, come quello di Bologna del 1911 (occasione della celebre polemica con Croce), pubblica articoli e volumi in cui presenta la propria filosofia scientifica. In questo percorso la prima guerra mondiale segna una cesura profonda, resa emblematica dall'abbandono della direzione di "Scientia" nelle mani del solo Rignano, da cui - come appare dal carteggio qui pubblicato - lo dividono valutazioni politiche sulla guerra e una diversa visione del ruolo della rivista. Del resto, la sostanziale estraneità rivendicata alla scienza dalle vicende contingenti della vita politica sembra essere la chiave di lettura dell'attività di Enriques anche negli anni del fascismo. Uno degli elementi più originali della filosofia scientifica di Enriques emerge con chiarezza nelle parole con cui nel 1921 egli presenta Einstein al pubblico di Bologna accorso alle sue conferenze. La teoria della relatività "ha porto nuova occasione per gridare alla bancarotta della scienza", affermava Enriques. C'è chi si rallegra che "perfino la verità più ferma che da due secoli abbiamo imparato a riverire come il trionfo della ragione umana", la legge newtoniana della gravitazione universale, debba ora riconoscersi non esatta perché "la ragione non può ammettere mezzo termine all'alternativa del vero o del falso". Non c'è niente di più lontano non solo dal pensiero di Einstein, protesta Enriques, ma anche dal "concetto storico della scienza" che oramai è accettato dagli scienziati e soprattutto dai "pensatori matematici". Infatti "niuna teoria pretende oggi ad una assoluta esattezza, ma ciascuna si dà come un grado perfettibile della verità, che si svolge e cresce col progresso della ragione".
La teoria di Einstein non segna dunque la morte della teoria newtoniana, ma rappresenta "la conquista di una verità più vera, di fronte a cui la precedente figurerà sempre come un grado di approssimazione".
Lo stesso tema ricorre nell'intervento sul problema della ragione tenuto al Congresso Descartes, svoltosi a Parigi nel 1937, a trecento anni dalla pubblicazione della Geometria e del Discorso sul metodo. Dagli eredi del Circolo di Vienna Enriques è considerato uno dei pensatori che ha "preparato il terreno a una teoria moderna di empirismo scientifico", come dirà Neurath. Il carteggio tra Enriques e Neurath pubblicato in questo volume è illuminante. Oltre a un ampio saggio sulle sue concezioni della storia della scienza, Enriques viene invitato a scrivere il discorso introduttivo, da affiancare a quello di Dewey per il primo fascicolo sulla "Unity of science" che annuncia la nuova "Enciclopedia Internazionale dell'Unità della Scienza". Ma negli stessi anni Enriques sta prendendo le distanze dal neopositivismo logico in alcune recensioni critiche di lavori dei principali protagonisti del movimento, da Carnap a Hahn.
"Anche indipendentemente dalle applicazioni alle scienze matematiche e fisiche, scrive Enriques, noi dobbiamo protestare contro il giudizio secondo cui il pensiero logico sarebbe solo tautologico". Per contro, secondo Enriques, come aveva già sostenuto nel volume Per la storia della logica, "si può dire che il processo logico in generale è uno sviluppo del pensiero", dunque un processo "essenzialmente creativo, di cui gli assiomi logici esprimono le leggi".
Ed è proprio con la sorprendente recensione (in francese!) di quest'opera di Enriques, scritta per "Scientia" da un giovane Cesare Musatti, che si chiude questa raccolta.
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vedi anche
Il pensiero matematico