In Einstein niente è relativo| Gli scritti di Enriques, matematico, storico della
scienza e filosofo italiano di grande prestigio
internazionale |
| L'Enriques che ci presenta questa raccolta di carteggi
e scritti editi e inediti (uno dei quali è proposto qui a
fianco), in libreria nei prossimi giorni, è la figura di un
intellettuale che si impone nel panorama della cultura
nazionale e internazionale dei primi decenni del
secolo. Rimane sullo sfondo il grande matematico, uno
dei maestri della scuola italiana di geometria. D'altra
parte, lasciata alle spalle la straordinaria stagione della
collaborazione scientifica con Castelnuovo, che ha
portato alla creazione della teoria delle superfici
algebriche, è sul terreno filosofico e culturale che con
l'inizio del secolo si manifesta in misura crescente
l'impegno di Enriques.
L'ampio saggio introduttivo di Raffaella Simili ne
ripercorre le tappe a cominciare dal 1906, quando
Enriques pubblica I problemi della scienza. In quello
stesso anno partecipa a Milano al convegno della
Società Filosofica Italiana, allora appena costituita,
con un inaspettato intervento di carattere istituzionale.
Altrettanto inaspettata è l'attualità di quelle
considerazioni di Enriques sul ruolo della filosofia, che
si concretizzano in un ordine del giorno poi approvato
dal congresso. Come ricorda Simili, in quell'intervento
sull'ordinamento dell'Università in rapporto alla filosofia,
il primo degli scritti qui raccolti, Enriques riprendeva
argomenti che aveva presentato qualche anno prima in
un numero della . In polemica
con il ministro della Pubblica Istruzione Enriques aveva
sostenuto infatti "l'assurdità di preparare i futuri filosofi
con un'esclusiva educazione storica e letteraria",
aggiungendo che alla matematica spetta "un posto
d'onore fra gli insegnamenti che preparano alla
filosofia". In quegli anni, l'attività del
matematico-filosofo Enriques è frenetica. Viene eletto
presidente della Società filosofica, con Rignano e altri
dà vita alla "Rivista di scienza", organizza congressi
nazionali e internazionali, come quello di Bologna del
1911 (occasione della celebre polemica con Croce),
pubblica articoli e volumi in cui presenta la propria
filosofia scientifica. In questo percorso la prima guerra
mondiale segna una cesura profonda, resa
emblematica dall'abbandono della direzione di
"Scientia" nelle mani del solo Rignano, da cui - come
appare dal carteggio qui pubblicato - lo dividono
valutazioni politiche sulla guerra e una diversa visione
del ruolo della rivista. Del resto, la sostanziale
estraneità rivendicata alla scienza dalle vicende
contingenti della vita politica sembra essere la chiave
di lettura dell'attività di Enriques anche negli anni del
fascismo. Uno degli elementi più originali della filosofia
scientifica di Enriques emerge con chiarezza nelle
parole con cui nel 1921 egli presenta Einstein al
pubblico di Bologna accorso alle sue conferenze. La
teoria della relatività "ha porto nuova occasione per
gridare alla bancarotta della scienza", affermava
Enriques. C'è chi si rallegra che "perfino la verità più
ferma che da due secoli abbiamo imparato a riverire
come il trionfo della ragione umana", la legge
newtoniana della gravitazione universale, debba ora
riconoscersi non esatta perché "la ragione non può
ammettere mezzo termine all'alternativa del vero o del
falso". Non c'è niente di più lontano non solo dal
pensiero di Einstein, protesta Enriques, ma anche dal
"concetto storico della scienza" che oramai è
accettato dagli scienziati e soprattutto dai "pensatori
matematici". Infatti "niuna teoria pretende oggi ad una
assoluta esattezza, ma ciascuna si dà come un grado
perfettibile della verità, che si svolge e cresce col
progresso della ragione".
La teoria di Einstein non segna dunque la morte della
teoria newtoniana, ma rappresenta "la conquista di
una verità più vera, di fronte a cui la precedente
figurerà sempre come un grado di approssimazione".
Lo stesso tema ricorre nell'intervento sul problema della
ragione tenuto al Congresso Descartes, svoltosi a
Parigi nel 1937, a trecento anni dalla pubblicazione
della Geometria e del Discorso sul metodo. Dagli eredi
del Circolo di Vienna Enriques è considerato uno dei
pensatori che ha "preparato il terreno a una teoria
moderna di empirismo scientifico", come dirà
Neurath. Il carteggio tra Enriques e Neurath pubblicato
in questo volume è illuminante. Oltre a un ampio saggio
sulle sue concezioni della storia della scienza,
Enriques viene invitato a scrivere il discorso
introduttivo, da affiancare a quello di Dewey per il
primo fascicolo sulla "Unity of science" che annuncia
la nuova "Enciclopedia Internazionale dell'Unità della
Scienza". Ma negli stessi anni Enriques sta
prendendo le distanze dal neopositivismo logico in
alcune recensioni critiche di lavori dei principali
protagonisti del movimento, da Carnap a Hahn.
"Anche indipendentemente dalle applicazioni alle
scienze matematiche e fisiche, scrive Enriques, noi
dobbiamo protestare contro il giudizio secondo cui il
pensiero logico sarebbe solo tautologico". Per contro,
secondo Enriques, come aveva già sostenuto nel
volume Per la storia della logica, "si può dire che il
processo logico in generale è uno sviluppo del
pensiero", dunque un processo "essenzialmente
creativo, di cui gli assiomi logici esprimono le leggi".
Ed è proprio con la sorprendente recensione (in
francese!) di quest'opera di Enriques, scritta per
"Scientia" da un giovane Cesare Musatti, che si
chiude questa raccolta. |