RASSEGNA STAMPA

5 NOVEMBRE 2000
UMBERTO BOTTAZZINI
La matematica come umanesimo
Le formule e i numeri attraverso i quali spieghiamo la realtà sono fonte di grandi piaceri intellettuali
Piergiorgio Odifreddi, "Il computer di Dio. Pensieri di un matematico impertinente", Cortina, Milano 2000, pag. 268, L. 36.000
Luciano Cresci, "I numeri celebri", Bollati Boringhieri, Torino 2000, pagg. 224, L. 38.000
Oleg Aleksandrovk Ivanov, "Facile come pgreco?", Bollati Boringhieri, Torino 2000, pag. 266, L. 48.000
Marco Piazza, "Intorno ai numeri. Oggetti, proprietà, finzioni utili", Bruno Mondadori editore, Milano 2000, pagg. 260, L. 25.000
John H. Conway - Pichard H. Guy, "Il libro dei numeri", Hoepli editore, Milano 1999, pagg. 278, L. 44.000.
Sarà per via della cosiddetta fine delle ideologie (che in realtà è l'affermazione di una sola, quella del mercato), per le tacite paure alimentate da un millenarismo diffuso, per le radici più o meno remote di conflitti che continuano a insanguinare regioni in ogni parte del globo o magari per le inquietanti domande poste dalle più recenti conquiste della biologia, ma certo da secoli la religione non è mai stata tanto popolare come di questi tempi. Se ne parla a proposito e a sproposito. Come quando si parla di "religione" della salute o di "religione" dei consumi, usando quel termine con la spensierata disinvoltura con cui fino a qualche tempo fa invece era di moda parlare di "cultura". Non sorprende, dunque, se la figura di Dio si affaccia anche dove uno meno se l'aspetta, nel titolo di un libro di divulgazione matematica, a conferma dell'antico detto che i fisici parlano con i matematici e i matematici dialogano con Dio.
La religione in cui Odifreddi crede è la matematica, convinto com'è "che il mondo sia non solo astrattamente razionale, ma concretamente comprensibile, e che la matematica sia il linguaggio necessario e sufficiente per descriverlo". Se la fede è matematica, il Dio di un ""loico" laico" non può essere che un matematico universale. Naturalmente non il Dio geornetra di Platone, o il Dio dei matematici del Settecento, che regola l'Universo come un orologio. E neppure il Dio che gli "Zarathustra della divulgazione scientifica", da Stephen Hawking a Paul Davies, chiamano in causa per parlare di buchi neri ed evoluzioni dell'Universo. E' un Dio al passo dei nostri tempi tecnologicì e informatici. La natura e la matematica sono il Suo hardware e software, "la totalità dei fenomeni e delle loro descrizioni" il Suo computer.
Titolo a parte, la religione costituisce comunque solo una breve sezione di questo libro, che per la gran parte raccoglie articoli apparsi sul quotidiano "La Stampa" negli ultimi cinque anni. Brevi scritti intessuti di ironia, che presentano in maniera divertente alcuni aspetti culturali della matematica. Questo libro sarà una piacevole sorpresa per chi della matematica ha il ricordo di un incubo vissuto sui banchi di scuola. La matematica che il lettore scopre in queste pagine è una scienza affascinante e pervasiva, intimamente connessa con "tutte le svariate manifestazioni dell'umanesimo", dalla filosofia alla musica, dalla letteratura alla pittura. L'apparente frammentarietà degli scritti esalta la prosa brillante di Odifreddi.
"Parlare di scienza non è affatto difficile, nonostante le apparenze", egli può ben dire. "Difficile è invece parlarne a proposito, e in maniera sensata". Ma riconoscerlo non semplifica certo il compito di chi si impegna nella divulgazione scientifica. Lo stesso Odifreddi avverte che gli articoli per i quotidiani tendono a privilegiare aspetti immediati o spettacolari "che non sono necessariamente, né i più interessanti né i più profondi". Le cose non vanno meglio per i libri di divulgazione, che "navigano pericolosamente fra gli estremi della superficialità e della pretenziosità".
La divulgazione matematica, proprio per l'astrattezza e la difficoltà di questa scienza, corre i rischi maggiori. Eppure è impresa con cui si cimenta un numero crescente di autori. Magari cominciando dai numeri, i mattoni dell'edificio della matematica, come fa Luciano Cresci con una raccolta di numeri "celebri". Numeri primi, gemelli, palindromi, armonici, felici, mirabili , e così via, fino ai numeri surreali inventati da John Conway nel 1972. Numeri con proprietà più o meno curiose e interessanti. Ce n'è per tutti nel catalogo di numeri compilato con gusto più enciclopedico che matematico da Cresci. "Che cosa sono i numeri?". E "che cosa si potrebbe dire dei numeri?" si chiede invece Marco Piazza affrontando il problema dal versante filosofico.
La "questione generale" che sta sullo sfondo riguarda l'esistenza di oggetti astratti, i numeri, "sconnessi dal mondo spazio-temporale di cui siamo parte". E' insomma l'antica questione del platonismo, la filosofia "spontanea" di tanti matematici convinti che gli oggetti della loro scienza possiedano una qualche forma d'esistenza astratta in un qualche mondo ideale. La tesi che Piazza sostiene in questo libro è la "difendibilità razionale" del platonismo e anzi "l'inevitabilità" di aderire a questa filosofia contro chi invece considera la matematica una scienza idealizzata di operazioni umane, e i numeri oggetti mentali, risultato di "eventi neuronali".
Comunque sia, oggi il matematico opera con i numeri naturali e gli altri numeri senza porsi tante domande filosofiche, come mostrano Conway e Guy nel magnifico Il libro dei numeri, apparso lo scorso anno in traduzione italiana. Stavolta la Bibbia non c'entra, se non nell'(auto)ironia degli autori.. "Dopo il suo indubbio, successo, essi scrivono, potremo proseguire con Deuteronomio, Giosuè e così via. L'unico rischio è un'eventuale richiesta dei libri che lo precedono nella serie". Nel libro di Conway e Guy, un autentico modello di divulgazione matematica, il lettore curioso e il matematico di professione possono trovare informazioni preziose sull'universo dei numeri, dagli interi ai frazionari, ai reali ai complessi, dai numeri algebrici ai trascendenti. Un libro che naviga felicemente nei mondi immaginari della matematica evitando la superficialità e la pretenziosità dalle quali aveva messo in guardia Odifreddi. Chi è stato catturato dal fascino dei numeri può cercare di avventurarsi alla scoperta delle regioni più astratte della matematica che si celano in problemi elementari, anche se forse non così facili come il titolo del libro di Ivanov sembra suggerire. Come la letteratura, ancora matematica descrive infatti mondi immaginari, e a ragione Odifreddi invita ad accostarsi alla divulgazione scientifica, con lo stesso spirito con cui ci si avvicina alle opere letterarie "nella speranza che l'esperienza possa per qualcuno significare il primo passo verso la scoperta di una delle espressioni dell'umanesimo". Senza bisogno di gridare al miracolo, se mai la speranza si avvera.
inizio pagina
vedi anche
Il pensiero matematico