La proclamazione di Thomas More a santo patrono dei politici, ha un risvolto ironico che, forse, solo Cossiga ha colto, conoscendo a fondo la situazione. More (o Moro) fu martirizzato perché rifiutò di sottoscrivere l'Atto di supremazia della corona sulla Chiesa d'Inghilterra. Ciò che nessuno riuscì mai a spiegare è perché Moro, rinchiuso nella torre di Londra, non si piegasse nonostante preghiere di moglie, figli e amici, dal momento che dichiarava non gravemente biasimevoli i ministri e i vescovi che sottoscrivevano.
In Idea Thomas More (di autori vari, Neri Pozza, 1978) ho avanzato un'ipotesi: che Moro capisse qualcosa che agli altri sfuggiva, e che non potesse dirlo papale papale, per non sembrar presuntuoso. La supremazia della corona si poteva supporre che riguardasse questioni politiche o disciplinari, al più, l'indicazione dei vescovi; e Moro avrebbe consentito. Nella sua prima parte, l'Atto riguardava la successione (di Elisabetta figlia di Anna Bolena) e Moro, da cancelliere, non aveva sollevato difficoltà. Ma subì il supplizio pur di non firmare la seconda, che dichiarava invalida la dispensa papale grazie a cui Enrico aveva sposato la vedova di suo fratello. In questo modo, non sussistendo il primo matrimonio, sarebbe risultato valido il secondo, con Anna Bolena. Se non che l'autorità della Chiesa sul sacramento del matrimonio ha (per il credente) un'origine soprannaturale, e l'Atto di supremazia ne avrebbe fatto giudice, in ultima istanza, non il vescovo di Roma, bensì il re.
Che il re d'Inghilterra volesse ergersi a interprete della verità rivelata, in quel momento, doveva sembrare assurdo. Enrico VIII era stato insignito, tra l'altro, da Leone X del titolo di defensor fidei (che i sovrani d'Inghilterra portano tutt'ora). In ogni caso, ve l'immaginate Elisabetta II che pretende di stabilire se abbiano ragione gli ortodossi, per i quali lo Spirito procede solo dal Padre, o i cattolici, per í quali procede ab utroque, da Padre e Figlio? Eppure passeranno poco più di cent'anni, e il Leviatano di Hobbes sosterrà precisamente questo. Che il sovrano temporale è arbitro di decidere, in suprema istanza, non solo in materia politica, ma su ogni verità, in particolare teologica. Come mai? La Gran Bretagna si era riempita di falsi profeti che in nome della religione prevedevano il controllo dello Stato. E Hobbes, che soprattutto cercava la pace, voleva togliere loro ogni autorità. Con un rimedio peggiore del male.
'Thomas More (che anche da altri indizi, sappiamo capace di presagire il futuro) non poteva spiegare, a chi firmava l'Atto di supremazia, un timore così assurdo: che, un giorno, la politica potesse pretendere di assoggettare a sé la verità. Qualsiasi verità. Infatti la monarchia inglese non entrò mai in materia e la Chiesa d'Inghilterra, almeno fino a ieri, non era in contrasto sul dogma con la Chiesa di Roma. Ma, al contrario, pensate a ciò che è avvenuto pochi decenni orsono, quando falsi profeti (o profetesse) -hanno preteso di stabilire quale fosse la «verità politica», poniamo, della morte di Pasolini o di Feltrinelli, della defenestrazione di Pinelli, ecc. Ogni accertamento di fatto era messo da parte. Esattamente come nel dogma della Transustanziazione di fatto, nessuno nega che l'ostia consacrata rimanga farina, ma la verità (cattolica) è che quello è il corpo di Cristo. I falsi profeti di sinistra, oggi, sono laici, ma la loro «verità politica» è la copia esatta di quel modo di vedere: ciò che si constata di fatto è irrilevante rispetto a un vero, enunciato come dogma
Anche oggi i politici (senza sfidare apertamente l'assurdo, come i sessantottini) non si curano di ciò che è vero di fatto: staccano per vero ciò che fa comodo a loro. L'assurdo nasce se non si distingue tra naturale e sovrannaturale: la verità è una, e ne viene distrutta. Questo è il pericolo che coglieva More nell'Atto di supremazia: supremazia di un potere laico su una verità che, secondo quello stesso potere, era rivelata. Il suo martirio, dunque, non è solo testimonianza per una verità di fede; è testimonianza per la verità come tale, senza aggettivi. Per questo avere fatto di Moro il protettore dei politici è un avvertimento che Cossiga, pur scherzando, non ha mancato di sottolineare. |