RASSEGNA STAMPA

21 OTTOBRE 2000
GIORGIO DE SIMONE
Pitagora senza i pantaloni: anche i numeri parlano rosa
Uno studio di Gabriele Lolli sulle donne matematiche nella storia
Gabriele Lolli, "La crisalide e la farfalla", Bollati Boringhieri, Pagine 122. Lire 18.000
Tra i tanti mestieri e professioni che apparentano i sessi, la matematica sembra proprio non esserci. Di uomini che hanno dati i numeri ce ne sono anche troppi, ma dov'è la traccia lasciata dalle discepole di Euclide? E invece c'è, eccome, una traccia, e ce la indica Gabriele Lolli in questo suo agile e istruttivo La crisalide e la farfalla. Docente di Logica matematica all'Università di Torino, autore noto anche a un pubblico non specialista, Lolli per prima cosa passa in rassegna gli indici di libri di storia delle matematiche dove di donne se ne trovano tre qui, sei là, nove nella lista più generosa. Due signore, peraltro, sono sempre presenti: la russa Sof'ja Kovalevaskaja (1850-1891) e la tedesca Emmy Noether (1882-1935). Due fuoriclasse, ma un loro illustre collega, il matematico tedesco Hermann Weyl (1885-1955) si è espresso nei loro confronti così: "Solo due donne matematiche nella storia: Sofja Kovalevskaja ed Emmy Noether: la prima non era una matematica, la seconda non era una donna". Lolli però, molto meno severo, tratta le due suddette dame con il rispetto che meritano, della Kovalevskaja pubblicando anche, in appendice al libro, un suggestivo estratto ricavato dai suoi Souvenirs d'enfance, opera in cui irrompe la figura potente di Dostoevskij, amico nonché corteggiatore della sorella di Sofja, Aniuta, e come tale frequentatore assiduo, per un certo periodo, della loro casa.
Innamoratasi della matematica perché nella sua camera, al posto della tappezzeria, erano stati incollati dei fogli litografati che riproducevano il calcolo differenziale, Sofja Kovalevskaja è figura dalla vita romanzesca. Di famiglia aristocratica, sfruttando un matrimonio fittizio, a 18 anni è a Heidelberg e di lì a Göttingen dove ottiene il dottorato senza bisogno degli orali per il grande valore degli scritti. Prima donna laureata in matematica dopo il Rinascimento, insegnerà a Stoccolma e sarà scrittrice, rivoluzionaria, femminista. Finirà in miseria, morirà giovane, di polmonite. Una donna certamente non conformista, un personaggio moderno, "molto amato e studiato dalle donne". Ma il secolo di Sofja non è il primo a esprimere talenti matematici al femminile. Anche andando molto indietro si trovano autorevoli signore dei numeri, dalla greca Pandrosia, maestra di geometria, alla mitica Ipazia, figlia del matematico Teone, autrice di molto opere, uccisa nel 414 d.C. dai fondamentalisti di allora seguaci del vescovo Cirillo di Alessandria. Venendo a tempi più vicini, ecco la nostra Maria Gaetana Agnesi, gentildonna milanese del Settecento, autrice di un testo di Analisi tradotto e lodato in tutta Europa. Con lei, nella stessa epoca, la marchesa di Chatelet, traduttrice di Newton e amica di Voltaire. E poi Caroline Herschel, sorella del grande astronomo William e scopritrice, per conto suo, di otto comete. Anche Sophie Germain, matematica e filosofa, e Augusta Ada King Byron, contessa di Lovelace, al fianco di Charles Babbage nella costruzione della macchina analitica. Quindi lei, la Noether dal genio ampiamente riconosciuto: la Noether che, dimostrando come ogni legge di conservazione sia equivalente a una simmetria, ha addirittura aperto una nuova era in fisica; la Noether sempre trascurata, vestita male, in sovrappeso, ma genuina, disinteressata, affettuosa.
Queste le donne, alcune donne matematiche di una storia che, lontana e vicina, non le ha mai viste in primo piano perché sempre offuscate da uomini che molto spesso valevano meno di loro.
Nella seconda metà del Novecento le cose, certo, sono cambiate, ma neanche tanto. La matematica continua a essere vista come pratica maschile così come, del resto, l'ingegneria, e c'è chi, come la scrittrice Margaret Wertheim, in un suo libro dal titolo bizzarro, I pantaloni di Pitagora, sostiene che l'uomo matematico si è degradato a "prete decadente" proprio per aver lavorato senza avere a fianco le donne.
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vedi anche
Il pensiero matematico