America, è il tempo degli
"anarcocapitalisti"Si riscopre il pensiero di Murray N. Rothbard: un
libertario contro Kennedy Era per gli individui e il mercato e per il "superamento" dello
Stato A lezione da von Mises a New York |
| "Il libertarismo è un'ideologia politica del ventesimo secolo, la
quale porta avanti l'eredità liberale classica del diciottesimo e del
diciannovesimo secolo". Così scrive C.M. Sciabarra nel suo libro
del 1995 Ayn Rand: the Russian Radical. E in realtà, il nucleo
teorico fondamentale del libertarismo consiste in una critica,
spinta alle estreme conseguenze , nei confronti dello Stato e dello
statalismo, in nome della più estesa libertà degli individui e sulla
base del "diritto naturale" di proprietà privata. I libertari possono
venir divisi, sostanzialmente, tra quanti considerano lo Stato come
un male necessario, le cui funzioni dovranno venir ridotte al
minimo (è questa la teoria dello Stato minimo, per esempio di Ayn
Rande Robert Nozick) e quanti, invece, pensano che lo Stato sia
semplicemente un male. Per i primi lo Stato dovrà funzionare
come guardiano notturno; gli aderenti della seconda variante del
libertarismo sono gli anarco-capitalisti, tra i quali sono da
annoverare David Friedman, Hans H. Hoppe, Bruce Benson,
Randy Barnett e altri ancora, ma in ogni caso il rappresentante di maggior
spicco dell'anarco-capitalismo è Murray N. Rothbard
(1926-1995), di cui esce in questi giorni da Rubbettino, a cura di
Roberta Modugno, una preziosa antologia dal titolo La libertà dei
libertari.
Comune ad entrambi i filoni del libertarismo è la convinzione che
urge lasciare sempre più spazio al libero mercato in quanto fonte
del più diffuso benessere e della più estesa libertà, per cui si
propone che vengano affidati alla libera iniziativa dei privati
attività come l'istruzione, la costruzione e gestione delle strade,
dei mezzi di trasporto e di comunicazione, la fornitura dell'acqua,
la distribuzione della posta e così via. Da parte loro gli
"anarco-capitalisti" si spingono oltre e teorizzano la possibilità di
porre nelle mani del mercato pure quelle che, in linea generale, e
per consolidata tradizione, vengono considerate funzioni tipiche
dello Stato, quali la difesa e l'amministrazione della giustizia e
immaginano un sistema di agenzie di protezione in concorrenza
tra loro su di uno stesso territorio. In ogni caso - sottolinea la
Modugno nell'Introduzione -, il punto nodale della posizione
degli anarco-capitalisti è che, secondo loro, "lo Stato è
un'istituzione immorale in quanto, con i suoi innumerevoli
monopoli, calpesta i diritti degli individui; e non solo è anche
un'istituzione inefficiente riguardo la fornitura di beni e servizi".
Da qui "uno scenario di piccole comunità basate sul consenso che
segnerebbero il superamento dell'idea di Stato e di nazione basati
sul monopolio dell'esercizio e della forza su un dato territorio".
Alla radice dell'anarco capitalismo di Rothbard c'è la prasseologia
di Ludwig von Mises - di cui Rothbard frequentò il seminario
settimanale presso la New York University - incentrata
sull'assioma dell'individualismo metodologico stando al quale
solo l'individuo pensa; solo l'individuo ragiona; solo l'individuo
agisce.
Molto opportunamente Roberta Modugno - cui si deve anche la
monografia Murray N. Rothbard e l'anarco-capitalismo
americano (1998) - ha esteso le sue considerazioni pure al
contesto storico in cui tale pensiero si è sviluppato ed ha
attecchito. Rothbard ha, infatti, elaborato la sua proposta nel corso
degli anni Sessanta e Settanta, quando la politica americana andava
incontro a un vertiginoso aumento delle spese per il Welfare e gli
armamenti. In quegli anni la politica di John Kennedy, ispirata alla
concezione keynesiana, conobbe un vertiginoso aumento della
spesa pubblica nell'ambito non solo della difesa, ma anche nel
campo dei programmi spaziali della Nasa e dei lavori pubblici; i
salari statali vennero incrementati così come i sussidi ai
disoccupati. Siffatti programmi rappresentavano per il presidente
Kennedy la realizzazione della Grande Società - che Rothbard
però, ridefinì come welfare-warfare State, uno Stato assistenziale
e guerrafondaio, con i cinquantacinquemila morti e i trecentomila
feriti della guerra del Vietnam.
La difesa della libertà degli individui è certamente un merito
dell'opera di Rothbard. Ma in ogni caso non va dimenticato che
egli offre un modello - sicuramente stimolante - ma astratto e
astorico di convivenza umana. |