Augusto Del Noce è certamente uno dei personaggi
più interessanti della scena culturale italiana dello scorso mezzo
secolo: filosofo e storico del pensiero, egli rappresenta un capitolo
originale nella storia delle idee del nostro Paese, non indegno del
confronto con talune delle voci più autorevoli del pensiero europeo.
Manca uno studio esaustivo del suo pensiero, che ne segua gli
svolgimenti tutt'altro che lineari (e certamente non facili da seguire
per lo studioso, anche a cagione del pathos dell'oscuro che anima la
sua pagina), e manca una attendibile biografia intellettuale. Il libro
di questo giovane studioso costituisce una prima pietra in entrambe le
direzioni, anche se si ferma al 1950 e rimane troppo all'interno
dell'universo concettuale delnociano, allargandosi, tutt'al più, verso
l'ambito filosofico. Ma d'ora in avanti questo grosso tomo (troppo,
per la verità, e per giunta appesantito da una allure accademica di
cui si farebbe volentieri a meno) rappresenterà un punto di
riferimento ineludibile per chi voglia accostarsi al pensatore,
specialmente perché l'autore ha avuto la possibilità di riordinare le
carte dell'Archivio Del Noce e dunque, per primo, di lavorarci.
Toscano di nascita, ma piemontese d'origine, Del Noce si forma
nell'ateneo torinese, avendo maestri e compagni di grande valore
(egli è della generazione di Bobbio, Geymonat, Felice Balbo). Il suo è
un tragitto che dall'illusione nazionalfascista lo conduce, sempre
nell'alveo della fede cristiana, all'adesione al gruppo dei cattolici di
sinistra: oggi, nella sciagurata cultura degli analfabeti con cui ci
tocca avere a che fare, "cattocomunismo" è sinonimo di "inciucio" e
simili stolte volgarità. In realtà, ci piaccia o no si è trattato di un
interessante tentativo di costruzione di una linea politica in seno a un
gruppo di intellettuali di tutto rispetto, ispirato da alcuni dei più
notevoli esponenti del pensiero continentale, a cominciare dal
francese Maritain. Ai fini dell'esperienza della sinistra cristiana un
ruolo importante ha lo stesso Marx, a sua volta superato da Del Noce,
ma in qualche modo non del tutto negato: quasi come diversi decenni
prima aveva fatto un filosofo che rimarrà poi un fedele compagno
ideale di Del Noce, Giovanni Gentile. Un po' alla volta la sua
posizione si definisce come quella di un pensatore solitario
(l'etichetta è dello stesso Del Noce), che rifiuta la secolarizzazione,
la modernità del capitalismo e tutto quel che il mondo contemporaneo
ha prodotto partendo dal peccato capitale: l'ateismo razionalistico.
Da questo punto di vista lo stesso marxismo, che la società moderna
utilizza per negare e distruggere il pensiero tradizionale, gli sembra
possedere un afflato religioso e un impulso messianico che invece è
del tutt o assente nella beata e beota società secolarizzata secondo
moduli di piatto edonismo iperegoistico e sostanzialmente
nichilistico. Non v'è bisogno di condividere alcunché o quasi delle
analisi di Del Noce, per capire nondimeno che nell'inarrestabile
processo del moderno v'è più di qualcosa di storto. |