RASSEGNA STAMPA

20 OTTOBRE 2000
ANGELO D'ORSI
Del Noce, il solitario antimoderno
Augusto Del Noce è certamente uno dei personaggi più interessanti della scena culturale italiana dello scorso mezzo secolo: filosofo e storico del pensiero, egli rappresenta un capitolo originale nella storia delle idee del nostro Paese, non indegno del confronto con talune delle voci più autorevoli del pensiero europeo.
Manca uno studio esaustivo del suo pensiero, che ne segua gli svolgimenti tutt'altro che lineari (e certamente non facili da seguire per lo studioso, anche a cagione del pathos dell'oscuro che anima la sua pagina), e manca una attendibile biografia intellettuale. Il libro di questo giovane studioso costituisce una prima pietra in entrambe le direzioni, anche se si ferma al 1950 e rimane troppo all'interno dell'universo concettuale delnociano, allargandosi, tutt'al più, verso l'ambito filosofico. Ma d'ora in avanti questo grosso tomo (troppo, per la verità, e per giunta appesantito da una allure accademica di cui si farebbe volentieri a meno) rappresenterà un punto di riferimento ineludibile per chi voglia accostarsi al pensatore, specialmente perché l'autore ha avuto la possibilità di riordinare le carte dell'Archivio Del Noce e dunque, per primo, di lavorarci.
Toscano di nascita, ma piemontese d'origine, Del Noce si forma nell'ateneo torinese, avendo maestri e compagni di grande valore (egli è della generazione di Bobbio, Geymonat, Felice Balbo). Il suo è un tragitto che dall'illusione nazionalfascista lo conduce, sempre nell'alveo della fede cristiana, all'adesione al gruppo dei cattolici di sinistra: oggi, nella sciagurata cultura degli analfabeti con cui ci tocca avere a che fare, "cattocomunismo" è sinonimo di "inciucio" e simili stolte volgarità. In realtà, ci piaccia o no si è trattato di un interessante tentativo di costruzione di una linea politica in seno a un gruppo di intellettuali di tutto rispetto, ispirato da alcuni dei più notevoli esponenti del pensiero continentale, a cominciare dal francese Maritain. Ai fini dell'esperienza della sinistra cristiana un ruolo importante ha lo stesso Marx, a sua volta superato da Del Noce, ma in qualche modo non del tutto negato: quasi come diversi decenni prima aveva fatto un filosofo che rimarrà poi un fedele compagno ideale di Del Noce, Giovanni Gentile. Un po' alla volta la sua posizione si definisce come quella di un pensatore solitario (l'etichetta è dello stesso Del Noce), che rifiuta la secolarizzazione, la modernità del capitalismo e tutto quel che il mondo contemporaneo ha prodotto partendo dal peccato capitale: l'ateismo razionalistico.
Da questo punto di vista lo stesso marxismo, che la società moderna utilizza per negare e distruggere il pensiero tradizionale, gli sembra possedere un afflato religioso e un impulso messianico che invece è del tutt o assente nella beata e beota società secolarizzata secondo moduli di piatto edonismo iperegoistico e sostanzialmente nichilistico. Non v'è bisogno di condividere alcunché o quasi delle analisi di Del Noce, per capire nondimeno che nell'inarrestabile processo del moderno v'è più di qualcosa di storto.
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vedi anche
Storia della filosofia