RASSEGNA STAMPA

19 OTTOBRE 2000
FRANCESCO DALMAS
MA IL FUTURO NON È DI MAGHI E COMPUTER
Fra pronostico e profezia: da oggi studiosi a confronto a Venezia
Scienziati, economisti ma anche teologi: ci si interroga su quello che accadrà e sulle possibilità di stabilirlo prima
Il massmediologo Longo: gli strumenti di previsione si sono evoluti poco
E' possibile navigare nel futuro? Certo che sì.
Imbarchiamoci su una macchina volante, e via. "Da Verne a Robida, da Graffigny a Grifoni, da Salgari a Yambo, la letteratura avventurosa del secolo del positivismo, da quella utopica a quella umoristica, offre esempi affascinanti e suggestivi di tutte la possibili variazioni sul tema - stimola la fantasia Paola Pallottino, dell'università di Macerata - dai promettenti nomi di Albatros, Sparviero, Croce del Sud, Fraccia, Gipaeto". Ma se restiamo con i piedi per terra, dobbiamo affidarci, magari, al calcolatore. E allora sono guai. O, per lo meno, tanta incertezza.
Perché i risultati di questo viaggio nel futuro sono talvolta deludenti, si fermano anzitempo, oppure arrivano a conclusioni che non avremmo mai immaginato. Il motivo? Cercheranno di stabilirlo gli studiosi che da quest'oggi s'interrogheranno su "Il futuro: previsione, pronostico e profezia", che l'Istituto veneto di scienze, lettere ed arti tiene a Venezia. L'uomo ha cercato in ogni tempo di oltrepassare i limiti del presente. Nel campo delle scienze l'ha fatto dando larga fiducia alle previsioni basate sui modelli matematici di tipo predittivo. Il risultato? Tante di queste previsioni - dirà al convegno il presidente dell'istituto, Bruno Zanettin si sono rivelate poco affidabili. Il motivo? "Piccolissime imprecisioni sui dati concernenti la situazioni si traducono ben presto in inaccettabili incertezze sulla situazione futura". Aumenteranno le possibilità con i grandi elaboratori elettronici?
Crescerà la capacità - farà capire Antonio Lepsky, docente di controlli automatici all'Università di Padova - di prevedere gli effetti di certe azioni, in modo da facilitare la scelta di quella più conveniente. Per cercare di stabilire i "limiti dello sviluppo", ci si è serviti di modelli matematici che sono stati tarati su come sono andate le cose dal 1900 al 1970. Le previsioni hanno dato luogo a più di qualche perplessità, ciò non di meno - precisa Lepsky -i modelli adoperati, nel caso specifico quelli della System Dynamics di Jay Forrester, "si sono dimostrati utili perché hanno messo in evidenza la possibilità che certe politiche, scelte intuitivamente in base ai loro effetti immediati, si rivelino, nei tempi lunghi, controproducenti appunto per il carattere antiintuitivo del comportamento dei sistemi complessi". La capacità di intervenire è elevata, scarsa, invece, è quella di prevedere. Conferma Giuseppe Longo, docente di teoria dell'informazione all'università di Trieste: "Gli strumenti di previsione si sono evoluti meno degli strumenti di intervento, quindi siamo costretti a prendere decisioni poco informate che possono trasformare l'uomo ed il mondo in maniera irreversibile".
La consapevolezza di tutto questo rende drammatica, secondo Longo, la nozione di responsabilità verso coloro che non prendono parte alle decisioni: le popolazioni del terzo mondo, gli ampi strati esclusi dei paesi progrediti, le generazioni future. "La programmazione finalistica che anima lo sviluppo tecnico si scontra con la complessità ingovernabile del mondo, conferendo all'evoluzione biotecnologica una forte dose di aleatorietà". E che cosa accade nell'evoluzione economica? "L'economia sta di nuovo assumendo nei confronti del futuro un atteggiamento meno meccanico e più qualitativo - risponde Ignazio Musu, dell'università Ca' Foscari di Venezia -. Essa torna a guardare al futuro con una prospettiva di lungo periodo e si pone in un contesto nuovo gli stessi grandi problemi dei classici sul ruolo del progresso tecnologico nella sostenibilità e nella qualità dello sviluppo". Una novità, secondo Musu, è la maggiore attenzione al ruolo del disegno delle istituzioni economiche necessarie per fare del futuro una occasione di crescita di valori per le società e le persone che vi vivono. In questa navigazione, però, bisogna fare i conti anche con le nuove nozioni di tempo. Che, per aspetti, sembra essere quello delle "macchine volanti". "Il tempo quotidiano si fa multiplo e discontinuo - sottolinea Alberto Melucci, ordinario di Sociologia dei processi culturali all'Università di Milano -, perché implica il passaggio da un universo all'altro dell'esperienza: dall'una all'altra rete di appartenenza, dal linguaggio e dai codici di un certo territorio a spazi sociale semanticamente ed affettivamente distanti da esso".
Il tempo, dunque, sta perdendo la sua uniformità. Incombe pertanto, secondo Melucci, "il destino della scelta, la responsabilità umana sul futuro, fino a ridefinire il concetto stesso di previsione". Al futuro, d'altro canto, si svolge anche l'esperienza religiosa, in una prospettiva escatologica. Ma immaginare la fine, quando il mondo continua a proseguire nel suo corso, è operazione contraddistinta, per definizione, da una forte nota di provvisorietà ed ambiguità, mette subito le mani avanti Piero Stefani, dell'Istituto di studi ecumenici San Bernardino, di Venezia. "E', quindi, lecito affermare che tutte le figure si possono rovesciare nel loro contrario", aggiunge Stefani che al convegno proporrà le immagini della fine nell'escatologia cristiana, due in particolare, il libro e la tromba. "Il libro tenuto in mano dall'ultimo giudice può significare condanna, ma nella forma del libro della vita, esso rappresenta la definitiva salvezza. Le stesse trombe del giudizio non sono affatto solo tali: indicano anche la definitiva vittoria di Dio sull'ultimo nemico, la morte. L'ambivalenza maggiore la si ha dunque - secondo Stefani - a proposito della stessa risurrezione dei morti: l'apocalittica la considera una semplice precondizione per venire poi definitivamente giudicati, mentre il primitivo annuncio evangelico la giudica conrisorgere con Cristo facendola coincidere con la salvezza".
inizio pagina
vedi anche
Cultura e societ…