| Altetmative al "Chicago men" |
| Dal saggio "Rationality for economists" di Daniel McFadden edito nel "Journal of risk and uncertainty" (1999) pubblichiamo un ampio estratto. |
L'economia ha sempre studiato le motivazioni e i comportamenti dei consumatori. Gli economisti pensano che i comportamenti razionali, nel significato esteso di sensati, pianificati e coerenti, dominino la condotta nei mercati, a causa della ricerca del proprio interesse e della capacità dei mercati di punire comportamenti irrazionali. Tuttavia, alla razionalità è stato dato, dai lavori di Hicks e Samuelson, un significato molto più specifico che, nella teoria classica della domanda dei consumatori, forma la pietra angolare dei corsi di teoria economica. Nelle parole di Herb Simon "l'uomo razionale dell'economia è un massimizzatore, che non accetta niente se non il meglio". Se è vero, che questo modello di comportamento del consumatore domina l'analisi contemporanea, vi è peraltro una lunga tradizione di economisti che ne mettono in questione la validità e cercano alternative.
Il modello razionale di scelta del consumatore è così radicato nell'analisi economica, e così plausibile, che è difficile per molti economisti immaginare che dei fallimenti di razionalità possano infettare le decisioni economiche o sopravvivere alle forze di mercato. Non di meno, vi è una evidenza che si accumula, nello studio dei comportamenti, che contesta il modello razionale. I comportamenti di scelta sono caratterizzati da un processo decisionale, che è informato da percezioni e credenze basate sulle informazioni disponibili, ed è toccato da influenze, attitudini, motivi e preferenze. L'economia neoclassica e la psicologia hanno vedute radicalmente differenti del processo decisionale.
Innanzitutto, il focus primario degli psicologi sta nel capire la natura di queste decisioni, come esse vengono prese e modificate dall'esperienza, e come determinano i valori. Il focus primario degli economisti sta nel percorso che va dagli input di informazione alla scelta. Le preferenze o i valori possono essere trattati per la maggior parte delle applicazioni economica come premesse dell'analisi, e il processo decisionale come una "scatola nera". L'aforisma "Gli economisti conoscono il prezzo di tutto e il valore di niente" descrive correttamente le priorità scientifiche della disciplina. Secondo, gli psicologi guardano a un processo decisionale dominato dall'idea che i comportamenti siano locali, adattativi, appresi, dipendenti dal contesto, mutevoli, e influenzati da interazioni complesse di percezioni, motivi, attitudini e affetti. Il modello standard nell'economia è che i consumatori si comportano come se l'informazione venisse processata per formare appercezioni e convinzioni usando rigorosi principi statistici Bayesiani (razionalità di percezione), come se le preferenze fossero primigenie, coerenti e immutabili (razionalità di preferenza) e come se il processo cognitivo consistesse in una semplice massimizzazione delle preferenze, dati i vincoli di mercato (razionalità di processo).
Lo psicologo George Anslie fornì il suo punto di vista su queste differenze: "Sin dai tempi antichi la gente ha provato a capire la natura del valore e come gli eventi ci motivano. Sono stati descritti due tipi di 'bene"; quella che possiamo, chiamare una soddisfazione viscerale, strettamente associata con il consumo di un oggetto concreto e di solito al servizio di un bisogno biologico; e soddisfazioni più sottili, come l'acquisizione di conoscenze... Le descrizioni quantitative del valore
di oggetti concreti divennero la scienza dell'economia. Restringendo l'attenzione alle merci che vengono scambiate contro danaro, questa disciplina è stata in grado di descrivere regolarità impressionanti nel come noi attribuiamo un valore a questi beni. Tutto questo è stato molto utile ma ha creato un corpo di procedure che si esaurisce in se stesso, senza riferimenti ai processi motivazionali umani che nella realtà determinano il valore".
Questa mancanza di attenzione al processo decisionale e alla formazione del valore costituisce una carenza fondamentale dell'economia? Se il modello standard avesse sempre successo nello spiegare i comportamenti di mercato e se gli economisti confinassero la loro attenzione ai soli dati di mercato, la risposta sarebbe no. Gli economisti potrebbero essere criticati per scarsa curiosità scientifica ma la loro disciplina siederebbe confortevolmente su se stessa. Tuttavia questa mancanza di attenzione è diventata molto imbarazzante davanti a una evidenza comportamentale che si accumula: il modello standard fallisce nello spiegare certe condizioni di mercato e gli economisti sono costretti a interessarsi a dati non di mercato ottenuti da inchieste e da esperimenti. Spesso questi consumatori apparentemente normali si rivelano essere "gusci" riempiti di manualetti di regole per far fronte a specifici compiti di apprendimento cognitivo. Lanciate a questa gente, come sul campo di baseball, una palla a traiettoria curva, sotto forma di una domanda che non si conforma a uno standard al quale reagiscono automaticamente, e il "vuoto" dell'organismo viene rivelato. Per la maggior parte degli economisti questa è la trama per un terrificante film dell'orrore, un'eresia che colpisce gli organi vitali della nostra professione. Per la maggior parte degli psicologi questa è la descrizione della gente che incontrano ogni giorno.
Chiamerò un consumatore Chicago man se si conforma al modello economico standard di percezioni, preferenze e razionalità di processo. Il Chicago man è associato con flussi a senso unico dalle percezioni e dai gusti verso il compito di massimizzazione delle preferenze. Ho da fare quattro osservazioni sul modello del Chicago men.
E' conveniente. Con qualche ipotesi addizionale, porta a procedure dirette e maneggevoli per l'analisi empirica della domanda e per l'analisi costi/benefici.. E' stato uno strumento importante per l'analisi e la politica economica.
E' di successo. In applicazioni che vanno dalla valutazioni delle opportunità di arbitraggio in mercati finanziari al disegno di schemi incentivanti nei contratti, riesce a caratterizzare gli aspetti più salienti del comportamento nei mercati.
E' inutilmente forte. Molti degli obiettivi primari dell'analisi economica sono raggiungibili con forme di razionalità più debole.
E' falso. Quasi tutti i comportamenti hanno una componente razionale sostanziale, almeno in un senso allargato di razionalità. Tuttavia, vi è una enorme evidenza comportamentale che milita contro un'interpretazione letterale del Chicago man come modello universale di scelta del consumatore.
Allora, che cosa succede con gli economisti e il Chicago man? Perché mai gli economisti quando gli si mostra un'evidenza empirica o comportamenti che vanno contro questo modello, strisciano ai piedi, borbottano scuse e continuano a fare quello che facevano prima? Io penso che la risposta sia più complicata del dire che il Chicago man è il lampione alla luce del quale gli economisti cercano la verità, o che è "l'incudine sulla quale le posizioni intellettuali vengono forgiate". |