| Il software "esperto"? Così
intelligente che pare stupido | Curiosamente, la notizia induce a credere che l'artificio
software sia oggi in grado di svolgere, così come la dicono
Devoto & Oli, nel dizionario omonimo della lingua italiana, alla voce filosofia
"L'attività spirituale autonoma che interpreta e definisce i modi
del conoscere e dell'agire umano nell'ambito assoluto ed
esclusivo del divenire storico...". Un software esperto, cui
vengono quindi attribuite specifiche competenze, attraverso
l'esame dei testi, mette a confronto il pensiero dei filosofi di ogni
tempo, cercando paralleli e discordanze, per poi fornire il
modello d'interpretazione e di definizione dei modi del
conoscere e dell'agire umano riferito alle singole epoche
esaminate. Esempio il software Archelogos, che argomenta gli
antichi greci stabilendo, in questo caso, secondo il sistema più
prossimo al calcolo della curva di Gaus, non il valore medio del
comportamento, caro alle consuete statistiche, bensì quello
dell'interpretazione del medesimo. Così un software ancor più
esperto di Archelogos e similari specifici, sarà ben presto in
grado di mettere a confronto i singoli modelli relativi alla
differenti epoche, per poi fornire il super modello, il valore dei
valori medi, del tutto ignaro del divenire storico, strettamente
legato al progressivo aggiornamento del dato statistico. E
questo è ancor poco, quando un nuovo programma messo a
punto da ricercatori della Valdosta State University, in Usa,
affianca all'esemplare attività di Archelogos un sistema in
grado di argomentare "il settore dell'indagine filosofica che
mira alla definizione e alla classificazione del fenomeno
artistico, alla definizione di quell'insieme dei fattori richieste e
accettati dal gusto e dal sentimento del bello". Al super modello,
al valore dei valori medi, il più aggiornato nel dato statistico, si
affiancherà l'equivalente di ogni singolo interesse di azione
della filosofia computerizzata, nessuno escluso. Ecco allora che
un secondo team di ricerca presso l'università citata, sta
tentando, attraverso reti neurali gestite da elaboratori di
ricostruire virtualmente i criteri che determinano il giudizio
morale. Saranno anch'essi ricercati, nel valore medio, poi messi
a confronto con quelli delle differenti epoche, per costituire un
super valore in costante aggiornamento. E qui la notizia
sorprende ancor più, quando finge stupore nel dichiarare che è
finito il tempo della discussione sull'intelligenza artificiale e la
computazione in genere: siamo ormai passati alla costruzione
dei modelli filosofici basati sul computer, e a conforto riferisce
la tesi di Peter Danielson che riconduce la complessità del
comportamento umano alla semplificazione del software
esperto. Un vecchio adagio interroga la differenza tra
l'intelligenza e l'imbecillità. Quest'ultima, sia naturale che
artificiale,
non ha davvero limiti. |