RASSEGNA STAMPA

12 OTTOBRE 2000
DECIO CARUGATI
Il software "esperto"? Così intelligente che pare stupido
Curiosamente, la notizia induce a credere che l'artificio software sia oggi in grado di svolgere, così come la dicono Devoto & Oli, nel dizionario omonimo della lingua italiana, alla voce filosofia "L'attività spirituale autonoma che interpreta e definisce i modi del conoscere e dell'agire umano nell'ambito assoluto ed esclusivo del divenire storico...". Un software esperto, cui vengono quindi attribuite specifiche competenze, attraverso l'esame dei testi, mette a confronto il pensiero dei filosofi di ogni tempo, cercando paralleli e discordanze, per poi fornire il modello d'interpretazione e di definizione dei modi del conoscere e dell'agire umano riferito alle singole epoche esaminate. Esempio il software Archelogos, che argomenta gli antichi greci stabilendo, in questo caso, secondo il sistema più prossimo al calcolo della curva di Gaus, non il valore medio del comportamento, caro alle consuete statistiche, bensì quello dell'interpretazione del medesimo. Così un software ancor più esperto di Archelogos e similari specifici, sarà ben presto in grado di mettere a confronto i singoli modelli relativi alla differenti epoche, per poi fornire il super modello, il valore dei valori medi, del tutto ignaro del divenire storico, strettamente legato al progressivo aggiornamento del dato statistico. E questo è ancor poco, quando un nuovo programma messo a punto da ricercatori della Valdosta State University, in Usa, affianca all'esemplare attività di Archelogos un sistema in grado di argomentare "il settore dell'indagine filosofica che mira alla definizione e alla classificazione del fenomeno artistico, alla definizione di quell'insieme dei fattori richieste e accettati dal gusto e dal sentimento del bello". Al super modello, al valore dei valori medi, il più aggiornato nel dato statistico, si affiancherà l'equivalente di ogni singolo interesse di azione della filosofia computerizzata, nessuno escluso. Ecco allora che un secondo team di ricerca presso l'università citata, sta tentando, attraverso reti neurali gestite da elaboratori di ricostruire virtualmente i criteri che determinano il giudizio morale. Saranno anch'essi ricercati, nel valore medio, poi messi a confronto con quelli delle differenti epoche, per costituire un super valore in costante aggiornamento. E qui la notizia sorprende ancor più, quando finge stupore nel dichiarare che è finito il tempo della discussione sull'intelligenza artificiale e la computazione in genere: siamo ormai passati alla costruzione dei modelli filosofici basati sul computer, e a conforto riferisce la tesi di Peter Danielson che riconduce la complessità del comportamento umano alla semplificazione del software esperto. Un vecchio adagio interroga la differenza tra l'intelligenza e l'imbecillità. Quest'ultima, sia naturale che artificiale, non ha davvero limiti.
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Scienza e bioetica