RASSEGNA STAMPA

8 OTTOBRE 2000
SYLVIE COYAUD
L'eleganza è nelle stringhe
Esce in italiano il bestseller di Brian Greene che racconta la rivoluzione in corso nelle scienze fisiche
Un tentativo avvincente di trovare una sintesi tra teoria quantistica e forza di gravità
Nelle particelle vi sarebbero dei "filamentidi energia vibrante"
Brian Greene, "L'universo elegante. Superstringhe, dimensioni nascoste e la ricerca della teoria ultima", Einaudi, 395 pagine, 38.000 lire.
Dalla pubblicazione in inglese nel gennaio 1999, il libro è un best-seller della divulgazione scientifica.
Racconta la rivoluzione lanciata trent'anni fa per conciliare la fisica classica, valida per il comportamento di stelle e galassie e della gravità che le tiene insieme, con la fisica quantistica valida per le particelle all'interno dell'atomo e per le forze che le tengono insieme. L'autore, insegnante di fisica e matematica alla Columbia University di New York, è il primo dei rivoluzionari a rivolgersi ai non specialisti e questi ne hanno fatto un divo multimediale e ne collezionano gli aneddoti, sull'infanzia geniale e sulle fidanzate.
La storia è questa: negli anni '80 il movimento per la rifondazione della fisica con le stringhe frana per screzi interni ma si riprende facendo leva sulla supersimmetria (la relazione tra gli spin diversi di bosoni e fermioni). Parte la "seconda rivoluzione delle superstringhe" nella quale Greene milita con articoli decisivi su Nuclear Physics. Purtroppo le scissioni continuano a un ritmo da internazionale trotzkista e una lotta fratricida si scatena tra cinque teorie: bosonica, tipo I, tipo IIA e tipo IIB, eterotica E, eterotica O. Al comitato centrale del 1995 il leader della prima ora, l'americano Edward Witten, poi assecondato dall'inglese Michael Green e da altri valorosi, prova a sormontare le contraddizioni in seno alle masse (matematiche) con la M-teoria che collega le altre cinque in una visione unitaria. Ancora da rifinire, secondo l'autore la M-teoria è destinata a un futuro radioso.
L'universo elegante non è facile malgrado l'ottima traduzione di Luigi Civalleri e Claudio Bartocci, che ne è anche il curatore, e l'agilità con la quale Greene volteggia tra metafore e analogie per risparmiare le equazioni ai lettori digiuni. Va affrontato a mente riposata, pronta a visualizzare topologie insolite, a immaginarsi protagonista del "delizioso libretto Flatlandia di Edwin Abbott" (Adelphi) per andare "su e giù per il Tubuniverso" e per le ciambelle e i pretzel di Calabi-Yau.
Prima ancora, bisogna essersi chiesti un giorno perché mai la fisica classica e quella quantistica si occupano della stessa materia nello spazio e nel tempo, funzionano sulle rispettive scale eppure sono incompatibili. O perché si può misurare la posizione, la massa e la velocità di una galassia e non c'è verso di fare altrettanto con una particella. O perché la materia deve essere formata per forza da particelle senza dimensione che scorrono come onde mentre sparano come pallottole.
Scrive Greene: "Già molti anni fa, le più grandi menti della fisica teorica, come Pauli, Heisenberg, Dirac e Feynman, ci avevano pensato, ipotizzando che i costituenti ultimi della natura non fossero punti, ma "sferette", "masserelle", oggetti dotati di estensione spaziale." Finirono rei di lesa-Einstein, messi in imbarazzo da effetti che si trasmettevano a distanza con velocità superiori a quella della luce. Invece "ciò che impressiona della teoria delle stringhe è che, nonostante alcuni suoi aspetti siano stravaganti, rispetta comunque tutti i requisiti fondamentali per essere una fisica sensata e coerente. E inoltre, grazie al modo di vibrazione del gravitone, è una teoria quantistica che comprende la gravità." Dice la teoria delle stringhe che in ogni particella puntiforme c'è una ciocca fatta di "un filamento di energia vibrante". Dice la teoria delle superstringhe che una particella è diversa da un'altra per la vibrazione tipica della sua stringa. Se fosse quella di un violino, al posto di una nota suonerebbe un elettrone, mettiamo, o un fotone o un quark.
Le note sono tante. Ci sono le particelle rilevate negli acceleratori e le loro controparti ipotizzate dalla teoria della supersimmetria che a una particella associa una superparticella uguale e di segno opposto: un fotone a un fotino, un gluone a un gluino e così via.
Senza dimenticare il gravitone che, si capisce già dal nome, è il presunto vettore dell'attrazione gravitazionale. Per suonare l'intera gamma, le stringhe devono essere stravaganti sul serio. Nella M-teoria, hanno undici dimensioni (e di più in altre versioni): il tempo, le tre coordinate spaziali più altre sette talmente accartocciate su se stesse da non essere rilevabili. E talmente piccole da sfuggire alle perturbazioni che impediscono di misurare con precisione tutti i parametri di una particella, un'impotenza frustrante riassunta nel principio di indeterminazione di Heisenberg.
Le stringhe non ambiscono soltanto a superare incoerenze e ambiguità sgradevoli. Se tutti i componenti della materia ne sono davvero una manifestazione, i particolari accordi tra vibrazioni sono anche all'origine di energia, luce, spazio, tempo.
Il mondo che vediamo è intessuto di stringhe, da esse nasce una Teoria del Tutto. Un momento, obiettano i critici, a volte fautori di teorie rivali come quella della supergravità. Quelle stravaganze sono troppo di comodo. Nessun acceleratore ha mai registrato traccia di fotino o di gravitone. Le stringhe sono virtuali e costruite su oggetti virtuali. La loro matematica non è male ma non indica dove e come cercarle. Che eleganza ha una teoria se non suggerisce la propria verifica?
Cercate nella radiazione cosmica di fondo lasciata dal Big Bang nell'universo, o al centro dei buchi neri dove lo spazio-tempo si lacera e si ricuce, risponde Greene, e troverete stringhe o certe loro estensioni a membrana, oggetti deducibili soltanto da questa teoria. Non sta vendendo la pelle dell'orso, anzi: sottolinea con un corsivo quello che non quadra o non si sa, si sofferma sul bricolage dei colleghi, ne ammira la creatività anche se sbagliano. Succede anche a lui. Ne risulta una visita guidata in un edificio che lascia attoniti per audacia intellettuale e fragilità.
Chi riesce a star dietro alla guida oltre la Parte quarta, tutta in salita, viene ripagato da un vasto panorama sui buchi neri e sulla cosmologia.
Qui il libro finisce. La ricerca intanto prosegue. Per ora non ha trovato strappi e rattoppi nello spazio-tempo. Ma poco dopo l'uscita negli Stati Uniti dell'Universo elegante sono cominciati a circolare i risultati - pubblicati questa primavera - del bellissimo esperimento italo-americano Boomerang. Ha misurato un'irregolarità nella radiazione cosmica di fondo. Non è precisamente la megastringa annunciata da Greene eppure ci arriva abbastanza vicino da suscitare esultanza, nuove perplessità e nuove domande, la confusione grande sotto il cielo che fa bene alla rivoluzione.
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