| Da Cl una replica ai laici | Mi sono trattenuto dall'intervenire finora perchè
non volevo enfatizzare polemiche o approfondire
fossati. Ma questa storia della mostra sul
Risorgimento al Meeting di Rimini sta veramente
avendo un'eco imprevista e pesantemente negativa.
Gli editoriali dei maggiori quotidiani stanno
picchiando duro e con firme prestigiose: Scalfari,
Montanelli e Galante Garrone addirittura con un
articolo manifesto sottoscritto da sessantasei
intellettuali. Per non parlare dello stillicidio di
interventi e manifestazioni contro il pericolo di una
temibile prevaricazione clericale che proprio dalla
mostra sul Risorgimento, variamente associata alla
beatificazione di Pio IX e a Tor Vergata, potrebbe
prendere l'avvio.
Mi sia consentito dire qualcosa - lo ripeto - non per
aggravare lo scontro, ma per fare alcune
precisazioni e domande. La mostra sul
Risorgimento non ha espresso la "linea" del
Meeting, né tanto meno quella di Cielle. La
redazione del Meeeting - con cui Cielle c'entra
solo nel senso che alcuni suoi membri (tra cui io)
ne fanno parte - approva le iniziative della
manifestazione non in quanto le sente
ideologicamente "proprie", ma semplicemente
contributi positivi e critici a una discussione più
vasta. Così, per esempio, è stato favorito un
intervento sulle crociate di Gad Lerner, il quale in
proposito non la pensa certamente come noi.
Così al Meeting sono venuti, hanno parlato e
"mostrato" personaggi di fede religiosa e politica
assai diversa e non faccio l'elenco perché è sotto
gli occhi di tutti. Ma veniamo alla mostra sul
Risorgimento. La prima osservazione che mi
colpisce è che degli insigni (lo dico senza ironia)
commentatori che l'hanno attaccata, nessuno è
venuto a vederla. Montanelli, con curiosa onestà,
premette alle sue valutazioni un "pare che".
D'altra parte, dal Meeting non è venuta nessuna
richiesta di ricostituzione dello Stato Pontificio o
di divisione dell'Italia.
Noi amiamo questo Paese, dalle Alpi a Capo
Passero, e se qualcuno di noi è a favore del
federalismo, lo è in funzione di una unità più
efficace (o almeno così spera). Uno dei curatori
della mostra ha detto in televisione che
l'impostazione è stata volutamente provocatoria;
può darsi che abbiano esagerato. Ma che
esagerazione è questo piccolo episodio
"politicamente scorretto" di fronte alla marea
oleograficamente celebrativa che dall'unità d'Italia
ha pervaso noiosamente le menti di tutti gli
studenti elementari e medi? E il massacro di
Bronte?
E la "Questione Meridionale" di Salvemini? E
l'uso del Risorgimento che ha fatto il fascismo? E
il persistente problema, dopo non dieci o venti, ma
centocinquanta anni del sottosviluppo del Sud?
Tutto ciò non ha radici culturali e politiche in una
unità troppo priva di solidarietà e di rispetto per le
differenze? Antonio Gramsci, che non era un
chierico, sosteneva che il Risorgimento fu
borghese e antipopolare. Nessuno nega che i padri
della patria fossero grandi uomini, ma anche i
grandi uomini possono sbagliare. |