UOMO NON SEI UNA
SCIMMIAA Poitiers la comunità dei paleontologi discute le
nuove scoperte che ridisegnano le origini dell'uomo Ormai gli studiosi sono convinti: esiste un antenato comune,
ma non una derivazione come pensava il darwinismo. Scavi
recenti hanno portato alla luce nuove specie di australopitechi
forse figli di un solo ceppo. In Uganda un primate con 20
milioni di anni |
| L'anno scorso un'equipe internazionale diretta dalla
ricercatrice del Cnrs Hélène Roche scoprì sulle rive del lago
Turkana, in Kenia, un sito preistorico che è stato datato a 2,34
milioni di anni: in quell'antica cava "qualcuno" si costruiva degli
utensili tagliando dei blocchi di silex; da uno solo poteva
ricavarne fino a cinquanta. La notizia, data dalla rivista Nature,
fece scalpore nel mondo scientifico: "O si ammette che i primati
sapevano tagliare la pietra; o bisogna trovare degli Homo più
antichi, che vivevano 2, 3 milioni di anni fa", spiega Hélène
Roche.
La questione è ancora aperta. In passato sono stati trovati (ma non
in questa zona) resti di un australopiteco robustus che risalgono
alla stessa epoca, ma di Homo nessuna traccia. Che dobbiamo
dedurne? Che la creazione di utensili non fu solo prerogativa
dell'uomo, ma che anche altre specie (come l'australopiteco)
erano capaci di costruirne? In che cosa consiste dunque la
specificità umana?
Negli ultimi tempi si sono moltiplicate le scoperte che hanno
rivoluzionato il mondo della paleontologia: tre delle cinque specie
conosciute di australopiteco, (l'ominide che ha vissuto da 4 a 1
milione di anni fa in Africa, e che ha preceduto l'arrivo dell'uomo
sulla terra) sono state identificate negli ultimi cinque anni.
L'Anamensis è stato ritrovato in Kenia, l'Abel in Ciad, il Gahri in
Etiopia. Da qualche anno in qua ogni nuovo osso è diventato
l'esemplare di una specie sconosciuta. L'entusiasmo degli uni si
confronta con la diffidenza degli altri...
Le sorprese, ad ogni modo, sono destinate a diventare sempre più
numerose. Se si pensa che gli esperti ritengono di aver scavato in
Africa (terra considerata fino ad ora la culla dell'umanità) solo il
5% dei terreni in cui è possibile trovare resti fossili, si può avere
un'idea delle scoperte che ci attendono. Nel mondo scientifico il
clima è surriscaldato, le ipotesi più diverse si incrociano, si
sovrappongono... e si scontrano. Per mettere a punto
l'ingarbugliata situazione, i più eminenti paleontologi del mondo
si sono dati convegno questa settimana all'università di Poitiers
sul tema: "Gli ominidi e il loro ambiente".
Prima domanda cui tenteranno di rispondere: possibile che quel
mondo lontano fosse popolato da tante specie differenti?
L'evoluzione della specie umana deve essere dunque rappresentata
da un albero, sia pure ricco di rami diversi, come abbiamo pensato
fino ad ora, oppure da un bosco, fitto di arbusti?
"Come potremmo credere alla coesistenza di diverse specie di
australopiteco e di uomini arcaici su un territorio esiguo come
l'Africa orientale?": Jean Chaline, paleontologo del Cnrs e
direttore del laboratorio di paleo-biodiversità e preistoria
dell'Ècole Pratique des hautes études, non crede affatto all'ipotesi
"degli arbusti". Per lui le caratteristiche dei diversi tipi di
australopiteco sono solo dovute a differenze geografiche,
sessuali, individuali, distribuite su diversi milioni di anni.
I "rivoluzionari" vorrebbero riesaminare tutti i dati e ricominciare
da capo: per Michel Pickford, professore al Collège de France,
perfino l'ipermediatica Lucy, l'ominide scoperto da Yves Coppens
e da lui considerato uno dei nostri avi, potrebbe essere solo
l'incrocio tra due specie diverse, poco interessante per la
continuazione della storia. Per due inglesi, Bernard Wood e Marc Collard, il più antico Homo fino ad oggi scoperto, non sarebbe
altro che un modesto australopiteco. Non solo: diversi esemplari
di primate che risalgono a 30 milioni di anni fa, scoperti
recentemente in Thailandia, in Pakistan e in Cina, mettono ormai
in dubbio la teoria secondo la quale la storia dell'evoluzione
umana sarebbe incominciata in Africa e proseguita in Asia e in
Europa. Resta un dato: l'Homo habilis, costruttore di utensili e
dominatore del fuoco, vi si sarebbe trasferito prima di quanto si è
pensato; certo non più tardi di 1,7 milioni di anni fa, come hanno
dimostrato i due esemplari di Homo erectus scoperti l'anno scorso
in Georgia.
Le sorprese si moltiplicano: l'ultima, rivelata ieri dal giornale
francese La Croix, riguarda una scimmia, grande come un gorilla
femmina, vissuta 20 milioni di anni fa in Uganda. Secondo
Brigitte Senut, paleontologa del Museo di storia naturale che ha
trovato un suo femore nel sito di Napak, si tratta di una nuova
specie (che ha battezzato Ugandapithecus), un antenato non
dell'uomo, ma dell'avo comune sia alle grandi scimmie che
all'uomo. Conservatori e rivoluzionari sono convinti che sia
esistito 7 o 8 milioni di anni fa, e gli danno la caccia. Come era
fatto? Mah! Le ricerche continuano.
Una cosa è certa; l'uomo non deriva dalla scimmia. Nella babele
scientifica, i paleontologi su questo sono concordi: l'uomo e la
scimmia sono cugini solo imparentati ad un antenato comune.
Ancora misterioso. |