Dall'Areopago a NorimbergaLa domanda su Dio interroga ancora laici e credenti:
faccia a faccia tra Flores d'Arcais e Ratzinger L'accusa: la Chiesa ha rinunciato alla verità. Il teologo: "Ma
Paolo ha conciliato fede e ragione" |
| L'ateo contro il cardinale. Il filosofo contro il principe
della Chiesa. Oggetto della sfida una domanda non da poco: "Dio
esiste?". Nel Teatro Quirino gremito, l'incontro, come sottolinea
il moderatore Gad Lerner, ha il sapore di una disputa medioevale.
L'occasione è la ristampa del centomillesimo numero di
"MicroMega" del febbraio 2000, quello che si chiedeva appunto
se Dio esiste, un numero che sorprendentemente è diventato un
best seller. Al centro del dibattito, la pretesa del cristianesimo di
essere "la" Verità, e una Verità sostenibile razionalmente. Pretesa
antica, quella della "religio vera".Tuttavia, secondo Flores
d'Arcais, da tempo ormai la Chiesa eluderebbe le obiezioni
scettiche o atee elaborate dal pensiero moderno, da Hume a Freud.
Questi avversari sarebbero stati rimossi perché alla Chiesa la
proclamazione delle fede come Verità interesserebbe ormai poco.
Si preferirebbe convertire fornendo risposta ai bisogni e alle
emozioni, piuttosto che sollevando la questione della Verità.
Questione che Ratzinger considera seriamente, se nell'attacco del
suo intervento su "MicroMega" scriveva proprio di "crisi del
cristianesimo come crisi della sua pretesa di verità". Forse per
questo il Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede è
davanti a questa platea per lui inconsueta. Perché parlarsi, chiede
Lerner, da posizioni tanto differenti? Ratzinger: "Come cristiani
abbiamo qualcosa da dire agli altri. È importante per noi vivere
esposti alle domande degli altri, e dire quanto è secondo noi
ragionevole, e necessario". D'Arcais: "Perché un ateo s'interessa
alla fede? L'ateo è colui che ritiene che la vita si giochi tutta qui.
Ma nella comune convivenza non è indifferente quale tipo di fede
animi chi ci vive accanto. La fede di chi dice: credo quia absurdum
, non crea conflitti. Ma quella fede che invece pretende d'essere
compimento della ragione comporta anche la tentazione di volersi
imporre a tutti, magari aiutata da un braccio secolare..."
E Gad Lerner domanda al cardinale :ma perché non rinunciate alla
dimostrazione mondana della vostra Verità? (Nel testo su
"MicroMega" d'Arcais concludeva con un suggerimento simile:
se i cristiani rinunciassero alla pretesa di essere portatori di Verità,
con noi non credenti ci si potrebbe bene incontrare, nel nome di
un'etica comune...) Ratzinger: "Con Paolo sull'Aeropago il
cristianesimo nasce come religione razionale nel momento della
crisi del paganesimo. Pietro ammoniva ad essere sempre "pronti a
dare ragione della nostra speranza"". D'Arcais: "Veramente Paolo
parla di "follia della croce"". Ratzinger: "Paolo parla di un amore
che eccede la ragione. Di un amore che nella Croce fa una cosa
"folle". Comunque la pretesa cristiana è di essere la continuazione
del pensiero umano che prima di Cristo cercava Dio, ma non
poteva, con le proprie sole forze, indovinarlo".
La disputa tocca asperità teologico filosofiche che un po'
smarriscono una parte del pubblico. Pare, dagli applausi, che
ognuno dei contendenti abbia i suoi sostenitori - più rumorosi
però quelli dell'ateo. In tanti tuttavia sembrano essere venuti
sedotti da quella semplice, brutale domanda: Dio esiste? Come
sperando che, avendo finalmente di fronte un filosofo di fama e un
grande cardinale, la secolare questione della dimostrazione
dell'esistenza di Dio possa essere alla fine fatta fuori. Così che
quando il filosofo si lascia prendere dalla sua passione
anticlericale, "quanto è grande davvero questo Papa?", s'ode in
sala una protesta: "Ma questo, con Dio, cosa c'entra?".
È difficile anche per uno come Lerner guidare il dibattito sui
terreni sterminati del dibattito teologico e filosofico. A tratti la
domanda all'origine dell'incontro si smarrisce. D'Arcais si
accanisce contro le Encicliche del Papa, colpevoli secondo lui di
individuare nell'illuminismo ogni male della modernità, dal
comunismo all'edonismo consumista. Ratzinger è perplesso. Dice
di non conoscere bene la materia. La gente sorride. Ora il filosofo
attacca sul fronte del "mea culpa" del Papa per le colpe della
Chiesa. Perché chieder perdono per quei peccati lontani, domanda,
e non per essere comparso su un balcone di Santiago accanto a
Pinochet? Dio, in verità, sembra un po' in secondo piano rispetto a
un beneducato rancore laicista che emerge qui e là.
Ora il discorso va sull'aborto, con il classico motivo conduttore
delle scelte cristiane che pretenderebbero di imporsi ai non
cristiani. Ratzinger: "Lei dice che i cristiani vogliono imporre il
diritto alla vita del nascituro, valore cristiano. Le chiedo: ma
questo è un valore cristiano, o umano?" E finalmente la disfida
tocca un punto vivo, dolente. D'Arcais: "Non esiste una norma
naturale. Non esiste qualcosa che per tutti gli uomini sia sempre
stato un male, nemmeno l'omicidio. L'affermare un "diritto
naturale", una legge scritta nei cromosomi dell'uomo, è una
pretesa abusiva". E ora Ratzinger difende questo diritto naturale,
questa norma che viene "prima", leggibile in una natura "non
prodotta da un caso cieco, ma con dietro una ragione, con una
moralità dentro". Adesso lo scontro è netto: "Siamo frutto del
caso e della necessità", ribatte d'Arcais citando Monod. E i diritti
dell'uomo, continua, non sono diritti di natura. Sono
semplicemente una nostra scelta, sono diritti "civili". "Noi
tedeschi - replica Ratzinger - abbiamo visto dei nostri
connazionali condannati dal tribunale di Norimberga anche se
avevano obbedito a leggi regolarmente approvate dallo stato
nazista. Quel tribunale ha stabilito che ci sono diritti non
governabili da una maggioranza. Almeno questo il secolo
trascorso deve avercelo insegnato. C'è un messaggio nella realtà
che è anteriore alle nostre scelte, e a quelle di qualsiasi
maggioranza". |