Eugenio Montale e il religioso è davvero argomento difficile e
controverso, anche per tutti i "distinguo" che il poeta metteva,
ogni volta che ne accennava, nel variare in poesia negli anni la
prospettiva del punto di vista. Ora un convegno - domenica 17 -
organizzato dal comitato "Omaggio a Montale" di Monterosso al
Mare, con l'assessorato alla cultura del comune di Levanto,
affronta l'argomento: sia per "la formazione nella Genova
cattolica e modernista del primo Novecento" sia per "la carsica -
ma talora palese - presenza di temi religiosi non riconducibili ad
una univoca cifra confessionale". Su questo, abbiamo intervistato
gli studiosi Franco Contorbia, Sergio Givone e Carlo Ossola,
invitati al convegno.
Chiediamo a Carlo Ossola, italianista, quale influsso abbiano
avuto su Montale le prime letture di apologeti cristiani del XIX
secolo: "Il Quaderno genovese (1917), pubblicato da Laura Barile
- spiega - mostra un'ampiezza di letture di "spirituali" e
"apologeti" sorprendente: Gratry, Ollé-Laprune, Hello,Towianski:
a proposito di Hello il poeta soggiunge: "Tornato a casa avrei
letto quante più vite di santi, libri mistici e agiografici, mi fossero
venuti tra le mani". Nello stesso tempo legge Renan. Ma sin da
allora nessuna concessione alle facili traduzioni di quelle letture
-e delle voci dello spirito- in poesia. Ricordo una delle "epigrafi"
di Montale tratta da Samain: "Un mystère à traduire en mots
inconsistants". Il mistero resiste più delle cedevoli parole che
dovrebbero rappresentarlo: da ciò, anche, la rispettosa "reticenza"
montaliana".
| Perché ritiene che nella formazione di Montale abbiano pesato
solo in minima parte le letture e gli incontri riferibili al
modernismo? Si può parlare di religiosità per Montale a suo
giudizio? |
"Sono noti, anche per la testimonianza della sorella
Marianna, il ruolo e l'influenza di padre Giuseppe Trinchero,
barnabita; si aggiunga la lettura di "Scienza e fede" di padre
Semeria. Ma la curiositas montaliana va molto al di là: è lo
scrutare intus, ch'egli apprende da Marc'Aurelio, Agostino, Pascal,
Dostoevskij: un "governo di sé" molto pascaliano; in una delle
poesie rifiutate del 1917, troviamo questo progetto di vita:
"Mortifica in te ciò che indaga / e spera, curioso. / Purifica dal
desiderio / il tuo pensiero, santifica / l'andare cotidiano". La
poesia di Montale -e la sua religiosità- son sempre state in questo
diminuire passioni, progetti, l'ego faber: "È l'ora che si salva solo
la barca in panna"...".
Il filosofo Sergio Givone vede invece in Montale "un fondo
tipicamente gnostico, perché la conoscenza della nullità
dell'esistenza, del vuoto, dell'esistenza priva di valore e di senso è
per Montale liberatorio, catartico, salva dal mondo dell'illusione,
dalla pretesa di salvarsi da soli. Nel non farsi irretire dall'illusione
sta la salvezza, A questa salvezza nichilistica Montale dà un senso
ironico. Io sostengo che la deriva del verso, l'ironia e il sarcasmo,
hanno tale ragione. La raccolta "Satura" viene imputata a Montale
come uno smarrimento della poesia. Invece credo che esprima
questa conoscenza del nulla".
Per la gnosi, spiega Givone, "Hans Jonas, che l'ha studiata quando
era giovane, ha mostrato che fu un movimento religioso, sia
quella cristiana che quella pagana. Lo sfondo è religioso: l'uomo
caduto dal cielo ha serbato la memoria di un altrove che brucia
come una nostalgia e qui è straniero, abbandonato a se stesso.
Negli anni giovanili, Montale leggeva Pascal e Agostino. Ma la
poesia, poi, è gnostica."
A riscontro di questa tesi, Givone cita tra gli altri i versi del
Diario del '71 e del '72 che cominciano: "Ignoro dove sia il
principe della Festa / Quegli che regge il mondo e le altre sfere."
"La gnosi - commenta - distingueva tra primo principio,
l'inconoscibile - e il Dio di questo mondo, un demiurgo, un dio
cattivo, che tiene in mano i fili della commedia della nostra vita."
"I contatti con il modernismo di Montale - ricorda l'italianista
Franco Contorbia, che ne ha scritto in Montale, Genova, il
modernismo (Pendragon) - sono stati negli anni giovanili, ma non
hanno segnato il suo pensiero. Vi sono contatti con Giovanni
Semeria, sospetto di modernismo, e con Giuseppe Trinchero
(questi, suggestionato dalla mistica di Towianski, era una sorta di
padre spirituale della sorella), che erano barnabiti. Montale aveva
frequentato l'istituto dei Barnabiti "Vittorino da Feltre"."
"Nel Quaderno genovese di Montale, gli appunti del 1917 sono
letterari e filosofico religiosi. E dalle lettere della sorella
Marianna appaiono chiari gli interessi religiosi del poeta. Quanto
alle idee di Semeria e Trinchero - secondo Contorbia - Montale ha
preso soprattutto "l'attenzione acuta alla religione. Religione che
fino alla giovinezza è cattolica. È dai 19- 20 anni che Montale si
stacca da un'adesione confessionale. Con Semeria eTrinchero
l'incontro è stato più con persone che hanno interessi spirituali. A
Trinchero poi, cita Contorbia, il poeta farà riferimento in "L'odore
dell'eresia": "Che fosse in odore di eresia / pareva ignoto al
parentado. Quando / fu morto e già dimenticato appresi / ch'era
sospeso a divinis e restai a bocca aperta." (La poesia conclude: "Il
vecchio prete / mi pare di rivederlo nella pineta / ch'è bruciata da
un pezzo, un po' curvo su testi / miasmatici, un balsamo per lui. E
l'odore che si diffonde non ha nulla a che fare / col divino o il
demonico, soffi di voce, pneumi / di cui è traccia solo in qualche
carta illeggibile").
Montale, sottolinea Contorbia, ha incontrato sulla sua strada ma
non assorbito l'eresia modernista. E la propensione religiosa di
Montale sarebbe stata documentata anche, secondo lo studioso,
dalle letture di Pascal e di Sestov: "Fu una propensione reale,
anche se non riconducibile a un interesse confessionale. Meno
visibile in "Ossi di seppia", più nella "Bufera" dove si fondono
elementi della cultura ebraica e cristiana. Questi due elementi si
intersecano nel personaggio di Clizia.".
Come si vede, un tema, Montale e il religioso, suscettibile di
diverse interpretazioni. Altre relazioni, al convegno del 17
settembre, introdotto da Vittorio Coletti, saranno tenute da
Stefano Verdino, Marziano Guglielminetti, Gilberto Lonardi,
Antonio Balletto. |