RASSEGNA STAMPA

15 SETTEMBRE 2000
PIERANGELA ROSSI
Religioni di Montale
Un convegno martedì a Levanto: parlano gli studiosi Contorbia, Givone, Ossola
Gli incontri con i modernisti e le letture di Agostino, Pascal e Renan
Eugenio Montale e il religioso è davvero argomento difficile e controverso, anche per tutti i "distinguo" che il poeta metteva, ogni volta che ne accennava, nel variare in poesia negli anni la prospettiva del punto di vista. Ora un convegno - domenica 17 - organizzato dal comitato "Omaggio a Montale" di Monterosso al Mare, con l'assessorato alla cultura del comune di Levanto, affronta l'argomento: sia per "la formazione nella Genova cattolica e modernista del primo Novecento" sia per "la carsica - ma talora palese - presenza di temi religiosi non riconducibili ad una univoca cifra confessionale". Su questo, abbiamo intervistato gli studiosi Franco Contorbia, Sergio Givone e Carlo Ossola, invitati al convegno. Chiediamo a Carlo Ossola, italianista, quale influsso abbiano avuto su Montale le prime letture di apologeti cristiani del XIX secolo: "Il Quaderno genovese (1917), pubblicato da Laura Barile - spiega - mostra un'ampiezza di letture di "spirituali" e "apologeti" sorprendente: Gratry, Ollé-Laprune, Hello,Towianski: a proposito di Hello il poeta soggiunge: "Tornato a casa avrei letto quante più vite di santi, libri mistici e agiografici, mi fossero venuti tra le mani". Nello stesso tempo legge Renan. Ma sin da allora nessuna concessione alle facili traduzioni di quelle letture -e delle voci dello spirito- in poesia. Ricordo una delle "epigrafi" di Montale tratta da Samain: "Un mystère à traduire en mots inconsistants". Il mistero resiste più delle cedevoli parole che dovrebbero rappresentarlo: da ciò, anche, la rispettosa "reticenza" montaliana".
Perché ritiene che nella formazione di Montale abbiano pesato solo in minima parte le letture e gli incontri riferibili al modernismo? Si può parlare di religiosità per Montale a suo giudizio?
"Sono noti, anche per la testimonianza della sorella Marianna, il ruolo e l'influenza di padre Giuseppe Trinchero, barnabita; si aggiunga la lettura di "Scienza e fede" di padre Semeria. Ma la curiositas montaliana va molto al di là: è lo scrutare intus, ch'egli apprende da Marc'Aurelio, Agostino, Pascal, Dostoevskij: un "governo di sé" molto pascaliano; in una delle poesie rifiutate del 1917, troviamo questo progetto di vita: "Mortifica in te ciò che indaga / e spera, curioso. / Purifica dal desiderio / il tuo pensiero, santifica / l'andare cotidiano". La poesia di Montale -e la sua religiosità- son sempre state in questo diminuire passioni, progetti, l'ego faber: "È l'ora che si salva solo la barca in panna"...". Il filosofo Sergio Givone vede invece in Montale "un fondo tipicamente gnostico, perché la conoscenza della nullità dell'esistenza, del vuoto, dell'esistenza priva di valore e di senso è per Montale liberatorio, catartico, salva dal mondo dell'illusione, dalla pretesa di salvarsi da soli. Nel non farsi irretire dall'illusione sta la salvezza, A questa salvezza nichilistica Montale dà un senso ironico. Io sostengo che la deriva del verso, l'ironia e il sarcasmo, hanno tale ragione. La raccolta "Satura" viene imputata a Montale come uno smarrimento della poesia. Invece credo che esprima questa conoscenza del nulla". Per la gnosi, spiega Givone, "Hans Jonas, che l'ha studiata quando era giovane, ha mostrato che fu un movimento religioso, sia quella cristiana che quella pagana. Lo sfondo è religioso: l'uomo caduto dal cielo ha serbato la memoria di un altrove che brucia come una nostalgia e qui è straniero, abbandonato a se stesso.
Negli anni giovanili, Montale leggeva Pascal e Agostino. Ma la poesia, poi, è gnostica." A riscontro di questa tesi, Givone cita tra gli altri i versi del Diario del '71 e del '72 che cominciano: "Ignoro dove sia il principe della Festa / Quegli che regge il mondo e le altre sfere." "La gnosi - commenta - distingueva tra primo principio, l'inconoscibile - e il Dio di questo mondo, un demiurgo, un dio cattivo, che tiene in mano i fili della commedia della nostra vita." "I contatti con il modernismo di Montale - ricorda l'italianista Franco Contorbia, che ne ha scritto in Montale, Genova, il modernismo (Pendragon) - sono stati negli anni giovanili, ma non hanno segnato il suo pensiero. Vi sono contatti con Giovanni Semeria, sospetto di modernismo, e con Giuseppe Trinchero (questi, suggestionato dalla mistica di Towianski, era una sorta di padre spirituale della sorella), che erano barnabiti. Montale aveva frequentato l'istituto dei Barnabiti "Vittorino da Feltre"." "Nel Quaderno genovese di Montale, gli appunti del 1917 sono letterari e filosofico religiosi. E dalle lettere della sorella Marianna appaiono chiari gli interessi religiosi del poeta. Quanto alle idee di Semeria e Trinchero - secondo Contorbia - Montale ha preso soprattutto "l'attenzione acuta alla religione. Religione che fino alla giovinezza è cattolica. È dai 19- 20 anni che Montale si stacca da un'adesione confessionale. Con Semeria eTrinchero l'incontro è stato più con persone che hanno interessi spirituali. A Trinchero poi, cita Contorbia, il poeta farà riferimento in "L'odore dell'eresia": "Che fosse in odore di eresia / pareva ignoto al parentado. Quando / fu morto e già dimenticato appresi / ch'era sospeso a divinis e restai a bocca aperta." (La poesia conclude: "Il vecchio prete / mi pare di rivederlo nella pineta / ch'è bruciata da un pezzo, un po' curvo su testi / miasmatici, un balsamo per lui. E l'odore che si diffonde non ha nulla a che fare / col divino o il demonico, soffi di voce, pneumi / di cui è traccia solo in qualche carta illeggibile"). Montale, sottolinea Contorbia, ha incontrato sulla sua strada ma non assorbito l'eresia modernista. E la propensione religiosa di Montale sarebbe stata documentata anche, secondo lo studioso, dalle letture di Pascal e di Sestov: "Fu una propensione reale, anche se non riconducibile a un interesse confessionale. Meno visibile in "Ossi di seppia", più nella "Bufera" dove si fondono elementi della cultura ebraica e cristiana. Questi due elementi si intersecano nel personaggio di Clizia.". Come si vede, un tema, Montale e il religioso, suscettibile di diverse interpretazioni. Altre relazioni, al convegno del 17 settembre, introdotto da Vittorio Coletti, saranno tenute da Stefano Verdino, Marziano Guglielminetti, Gilberto Lonardi, Antonio Balletto.
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vedi anche
Filosofia e Religione