RASSEGNA STAMPA

13 SETTEMBRE 2000
LUIGI DELL'AGLIO
Fermate le erbe impazzite
Una moratoria che rallenti la corsa verso i cibi transgenici: parla Pelt, presidente dell'Istituto europeo di ecologia
"Le imprese produttrici di supersementi premono fortemente sui comitati scientifici e di controllo Si va verso l'eliminazione della biodiversità e a rimetterci saranno prima di tutto i Paesi poveri, le cui esportazioni crolleranno"
"In Italia migliaia di ettari sono ormai coltivati a mais e bietole "ingegnerizzati". Ma prima di aprire le porte dei laboratori bisognava accertare i rischi"
Apocalittica invasione di "erbe pazze", e di "super-malerbe" resistenti agli erbicidi più micidiali. Batteri invincibili con gli antibiotici, che scatenano infezioni "fulminanti". Sono solo alcune delle catastrofi che dovrebbero abbattersi sul mondo, una volta dischiuso il vaso di Pandora delle biotecnologie alimentari, se non interviene subito una moratoria che fermi la corsa "precipitosa" verso l'agricoltura transgenica. Jean-Marie Pelt ha insegnato botanica e fisiologia delle piante all'università di Metz, in Francia, e ora presiede l'Istituto europeo di ecologia. Dei cibi transgenici si è occupato anche in diverse opere, fra cui il notissimo L'orto di Frankenstein, in Italia pubblicato da Feltrinelli prima dell'estate, ritenuto la Bibbia dei contestatori ambientalisti di Seattle. Pelt mette in guardia contro i rischi imprevedibili e - secondo lui - esiziali, nascosti nelle piante geneticamente manipolate. Le imprese produttrici di sementi "ingegnerizzate" premono fortemente sui comitati scientifici e di controllo. Così migliaia di ettari del Bel Paese sono ormai coltivati a mais e bietole transgenici. Comunque - sostiene Pelt - è l'intera Europa a trovarsi coinvolta fino al collo in un'irreversibile alterazione dell'agricoltura, contro la volontà della gente (perplessa per le troppe zone di ombra che le biotecnologie lasciano intravvedere). Su questa strada, secondo Pelt, si procede a fari spenti. Come si vede, la disputa che si è svolta sul nostro giornale (il biotech, attaccato risolutamente da Gino Girolomoni, e subito dopo difeso a spada tratta da alcuni ricercatori della Cattolica) è destinata a riaccendersi.
Professor Pelt, quello che lei chiama "l'orto di Frankenstein" potrà sfamare gli 8-10 miliardi di esseri umani che popoleranno la Terra fra due o tre decenni?
"È disonesto riempirsi la bocca con questo argomento, come fanno le multinazionali. Come potrebbero gli agricoltori del Terzo e Quarto Mondo, le cui risorse sono miserabili, acquistare sementi transgeniche dai giganti dell'agroalimentare, che già detengono il monopolio mondiale in questo settore? Semmai avverrà il contrario: le piante transgeniche, poichè tendono a eliminare la biodiversità, metteranno in pericolo la produzione agricola dei paesi del Sud del mondo. Un esempio: appena l'aroma di vaniglia sarà ottenuto con l'ingegneria genetica, i piccoli produttori dell'Oceano Indiano andranno in rovina".
Chiedendo la moratoria, lei raccomanda di proseguire gli esperimenti in laboratorio, senza portarli nei campi. È possibile?
"Finché ci si limitava allo studio e alla coltura in laboratorio, in serra oppure in capannoni industriali, i rischi - per quanto forti e imprevedibili - potevano essere fronteggiati e governati. Ma quando miliardi e miliardi di piante transgeniche saranno state disseminate nelle campagne, come ci regoleremo in caso di emergenza? Le piante, una volta immesse nell'ambiente, avranno già fatto danno. Prima di aprire le porte dei laboratori, bisognava accertare scrupolosamente l'effetto della transgenesi sull'ecosistema naturale e sulla salute umana. Disperdere in natura organismi geneticamente modificati è - per il mondo biologico - un trauma senza precedenti, dal quale non si può tornare indietro".
I controlli finora compiuti sono insufficienti?
"Chi ha fatto ricerca sulle piante transgeniche non ha potuto escludere il pericolo che il trattamento genico crei, nei batteri patogeni, formidabili resistenze agli antibiotici. Già oggi, solo in Francia, le infezioni batteriche uccidono diecimila persone all'anno (erano poche centinaia, una quindicina di anni fa)".
Ma le piante transgeniche almeno non avranno bisogno di pesticidi né di concimi chimici. Un bel vantaggio, no?
"Transgenesi come alternativa a pesticidi e concimi? Falso dilemma. Non è affatto detto che le sostanze chimiche non vengano impiegate, magari per debellare le piante concorrenti.
Anzi è da temere che le piante transgeniche incoraggino l'impiego di erbicidi "totali". Allora andremmo incontro a un ulteriore sovraccarico di sostanze chimiche nell'ambiente".
Eppure il genetista è stato definito "il nuovo Prometeo"...
"Non ce l'ho con gli scienziati. La scienza non ci dice se è saggio o no fare una certa cosa; si pronuncia soltanto sul "come" farla.
Per la scienza contano la precisione, il rigore dei metodi usati nella ricerca; giudizi di altro genere sono fuori posto. Io critico però il fatto che la scienza - e l'ingegneria genetica, in particolare - postulino il principio secondo il quale "ciò che non si conosce, non esiste" o, peggio ancora, "ciò che non siamo in grado di spiegare, non esiste". Venti anni fa non si conoscevano né l'Aids né i prioni responsabili del morbo della "mucca pazza". Queste vicende dovrebbero averci insegnato che occorrono anni prima che gli effetti disastrosi di scelte malaugurate si manifestino in gravi flagelli. Ho studiato accuratamente tutta la documentazione disponibile sulle piante transgeniche, e m'ispira viva inquietudine.
Insieme con l'opinione pubblica, mi chiedo se esista una "linea gialla" che la scienza non deve superare".
Quali risultati hanno dato gli ultimi sondaggi?
"In Europa, il 60-80 per cento dei consumatori esprime forti resistenze o un'aperta avversione agli alimenti transgenici. Negli Usa, invece, i due terzi dei cittadini sono favorevoli".
Sarà pure che la gente non è stata informata sufficientemente, né in Europa né in Usa...
"Il fatto più grave è che solo un europeo su quattro ritiene che i regolamenti comunitari e le leggi nazionali siano in grado di proteggere la popolazione dai rischi della transgenesi. Certo l'opinione pubblica accetta più facilmente l'ingegneria genetica quando produce vaccini e farmaci. Nessuno crede che si debba sfidare la natura per realizzare costosi e inutili gadget biotecnologici. Come il tabacco reso fosforescente da un gene di medusa o il papavero che diventa nero grazie a un gene di corvo".
Lei non si fida dell'ingegneria genetica. Ecco tutto.
"È ancora una tecnologia empirica. Quando trapianta un gene da un organismo a un altro, non sa in quale punto del genoma ricevente il transgene andrà a fissarsi, né quali saranno tutti i possibili effetti del trapianto. E nessuno può escludere che tutto quel materiale genetico, instillato in un genoma nuovo, faccia spuntare proprietà indesiderabili o addirittura nocive. Ormai i geni sono diventati "acrobati", saltano in tutte le direzioni. Perciò si deve pretendere, dalla biotecnologia, estrema circospezione e saggezza. Perciò chiedo la moratoria. Non è ancora troppo tardi".
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Bioetica