RASSEGNA STAMPA

10 SETTEMBRE 20
PAOLO ROSSI
Ma la tecnica non può sostituirsi a Dio
Padre Mucci su "Civiltà Cattolica" ribatte con Del Noce alle tesi anticristiane di Galimberti
"La religione morirà" uccisa dal dominio della tecnica scriveva Umberto Galimberti in un articolo su MicroMega (numero 2 di quest'anno). E ora Giandomenico Mucci sull'ultimo numero di "Civiltà Cattolica", in un articolo intitolato "La tecnica prenderà il posto del Dio biblico?", contesta puntualmente le tesi del filosofo della storia, opponendogli soprattutto il pensiero di Augusto Del Noce ma anche dei filosofi Francesco Barone, Ervin Laszlo, Alejandro Llano, Gianfranco Morra, ed altri ancora, senza dimenticare di accennare a documenti della Chiesa, in particolare del Concilio. "Il rapido declino dell'orizzonte umanistico determinato dalla tecnica che, non proponendosi alcun fine, estingue ogni possibile reperimento di senso, - ha scritto Galimberti - sembra acutizzare e rendere più drammatica la domanda inevasa di senso e la ricerca affannosa di una speranza religiosa". E ancora: "La tecnica appare come quell'evento che, sotterraneamente e a nostra insaputa, sta già formando l'uomo nuovo che più non domanda il senso della sua esistenza". Heideggeriano, ma senza, di Heidegger, perplessità e timori, secondo Mucci, Galimberti scrive dunque della tecnica, del suo trionfo e delle sue presunte tragiche conseguenze "come se si trattasse di un dogma o di una legge del determinismo fisico o biologico". Così, se Galimberti tiene per certo che le nostre sarebbero le ultime generazioni a porsi il problema dell'assoluto, del senso, la domanda su Dio, obietta Mucci, da Del Noce veniva già "l'ammonimento a non giurare ciecamente" su un esito faustiano e "da lui viene soprattutto l'invito, rivolto innanzitutto ai credenti, ad essere fermi nel postulare il ritorno dell'uomo alla verità teonoma del suo essere e alla fede come fattore decisivo per il superamento dell'insignificanza del soggetto nel tempo del nichilismo". Lo scritto di Augusto Del Noce s'intitola "Civiltà tecnologica e cristianesimo" in L'epoca della secolarizzazione (Giuffré, 1970). Del Noce è fiducioso sulla possibilità che i cattolici animino questa civiltà irreligiosa, dice Mucci, quando scrive che "la civiltà tecnologica è spiritualizzabile dall'interno" e che "il cattolico trova nella sua fede la forza contro la disperazione, per forti che siano le tentazioni disperate". Ma di quale "Dio" si tratta? Secondo Mucci, in realtà, spesso scrittori laici o laicisti scrivono non del Dio della fede cristiana, ma di un Dio "depotenziato"; un Dio che "si esprime pienamente nel mondo, svuotato della propria trascendenza". E dunque: "La tecnica non prenderà mai il posto del vero Dio della rivelazione biblica. Può darsi invece che non abbiano torto gli scrittori come il Galimberti quando sostengono che la tecnica prenderà presto il posto del loro Dio depotenziato". Scrive anzi Mucci: "Le folle che riempiono le piazze o perché incantate da un ritrovato cristianesimo o perché commosse da un sia pur generico risveglio religioso non ci sembrano i resti di un esercito in disfacimento, come afferma il Galimberti, ma piuttosto i testimoni, forse inconsapevoli,della necessità umana, che rifugge spontaneamente dalle false certezze della frammentazione e richiede, come diceva Guardini, una Beheimatung, una casa, un pensiero, una roccia, per tentare di vivere". Inoltre, ricorda Mucci, la Chiesa guarda alla tecnica "come a ogni altra realtà e la considera uno strumento del quale l'uomo si può servire per fare molto bene o molto male". Già Gianni Baget Bozzo in una recensione sul "Giornale" al libro di Galimberti Psiche e techne. L'uomo nell'età della tecnica (Feltrinelli, 1999), scriveva che il libro sembrava un "adversus christianos". Baget Bozzo spiegava che Galimberti legge il cristianesimo come introduzione al nichilismo: "Il libro di Galimberti ci porta fuori dal "pensiero debole" proprio perché nella sua dimensione anticristiana è un libro "sulle cose ultime".
Galimberti ci ha dato un'esposizione in termini di scienze umane della critica di Severino alla metafisica".
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