Quando le donne
avevano l'Anima| L'antropologa Giulia Sissa racconta le nuove frontiere
della contrapposizione femminile-maschile. Da Platone ai giorni nostri
il lungo viaggio verso la piena libertà e intercambiabilità dei sessi e dei ruoli |
| Il corpo di Psiche, con la sua opulenza e la sua sensualità prorompente. E' "un corpo di cui si vede il
peso: un corpo carneo". Negli spazi di Palazzo Te, a tu per tu con le possenti "scenografie" di Giulio Romano, Giulia Sissa ritrova le tracce della trasformazione in favola - Amore e Psiche - di una metafora
(l'anima è un corpo) a lei molto cara: è la storia di un personaggio in carne e ossa chiamato anima, in
greco - appunto - Psiche... Antropologa e docente alla John Hopkins University di Baltimora, ha appena
parlato della sua ultima ricerca sul mondo antico, ancora non tradotta, L'anima è un corpo femminile,
pubblicata in Francia da Odile Jacob. Mescolando la scienza e la medicina, la filosofia e la mitologia, il
libro è un altro significativo capitolo di quella storia della "differenza dei sessi" che la Sissa sta
costruendo con pazienza e originale pertinenza. E che spiega così: "Mi interessa trovare nodi
concettuali, treni di pensiero che, in una cultura, creano e preservano associazioni di idee". Ad esempio
il corpo femminile.
Partiamo proprio da qui. Quel corpo è un'ossessione già nella Grecia antica, che rappresenta l'anima
con metafore femminili... E' vero, spiega la Sissa. Per i Greci l'anima "concepisce", è "gravida" di
conoscenze, si piega nel dolore, si tende nel desiderio. "Platone stabilisce la differenza tra maschile e
femminile. E il femminile è incompleto, mostruoso, è l'ombra del maschile". Così l'anima diventa metafora
del corpo. Viene somatizzata, anche se si dubita che la donna ne abbia una. Continua la Sissa:
"L'anima del filosofo che produce pensiero e concetti è come un corpo di donna che produce figli. La
maternità è il modello segreto dell'attività intellettuale. Platone usa immagini di nascita e di partorienti per
far capire la difficoltà di accesso alla verità. Dimentica in modo strategico la differenza tra anima e
corpo, tra maschile e femminile". Ma, nonostante l'oblio, recupera il linguaggio del corpo, il linguaggio
della sessualità femminile.
Come mai? Bisogna ricordare che "nei dialoghi platonici il corpo è presente: l'interlocutore suda,
arrossisce, si arrabbia, è attaccato alle proprie opinioni, deve arrendersi con visibile e corporea fatica
all'evidenza. La sua è una sorta di resistenza fisica e affettiva. I greci sapevano che l'emozione è un fatto
psicosomatico". Siamo di fronte a un'interpretazione trionfalistica, "femminista": la donna, con il
funzionamento del suo corpo, diventa forse il modello dell'intelligenza maschile, è corpo intelligente? No,
spiega ancora l'antropologa, che è nata proprio qui a Mantova, ha studiato a Pavia e ha a lungo fatto
ricerche per il Collège de France: il corpo è l'ostacolo, "lascia intravedere ciò che il femminile può
significare. Se la tua anima è come un corpo, è perché non è perfetta la tua attività intellettuale. Viene
riproposto il primato assoluto del maschile sul femminile. Sei impelagato nella situazione in cui il corpo è
troppo condizionante". Il femminile lascia scorgere un residuo corporeo nelle nostre attività intellettuali.
"Non riesci a liberarti dalla difficoltà che il femminile esprime molto bene".
Quel modo di pensare, di stabilire differenze arriva fino a noi. Ciò riguarda in modo particolare la
femminilità. Partendo dalla Grecia antica, questo è una sorta di promemoria che riguarda anche il nostro
modo di vedere "ancora" il femminile e il maschile? La risposta è netta, perentoria, "la femminilità ci
viene proposta in offerta speciale nello stesso pacchetto insieme a passività, insaziabilità, corporeità. E
questo da un paio di millenni. Una cultura è una rete di pensieri, disponibili in convenienti confezioni
scontate, due o più al prezzo di uno". La Sissa sostiene che le sue indagini si svolgono "sulla
contingenza storica di connessioni che appaiono naturali e automatiche. Una sorta di consigli per gli
acquisti rivolti al consumatore che desidera per esempio amare - o essere - una donna femminile ma
competente, sexy ma non passiva".
Consigli spesso difficili: basta pensare alle modificazioni profonde nei rapporti tra i sessi che si sono
verificate negli ultimi decenni. Resta il fatto che "per le donne l'accesso alla cultura, alle professioni
intellettuali è stato complesso. Non siamo ancora usciti dal rapporto asimmetrico del maschile e del
femminile". Ancora si discute se davvero le donne siano meno portate alla matematica degli uomini. Si
continua a pensare che siano dotate di "una intelligenza più legata ai valori della sensibilità, in ogni caso
questi valori sono svalutati rispetto alla pura intelligenza"
E il corpo conta ancora...Partendo dalla sua analisi sul mondo greco, la Sissa osserva quanto sia
"difficile far astrazione dal corpo se si parla di una donna. C'è una sua pertinenza nella condizione
intellettuale. E' difficile dialogare con Valeria Marini dentro uno spazio di lavoro e in modo diverso da
come "si dialoga" con lei se la si invita a cena". Però, nelle situazioni professionali, il corpo non
dovrebbe entrare. "Dalle nove alle cinque di pomeriggio devi, dovresti diventare trasparente". Una
trasparenza davvero "ancora" molto complicata...Specie da noi: in Italia c'è ancora una cultura in cui la
differenza dei sessi è molto marcata. "Sei bella e taci. Sei brutta ed è come se non esistessi. E, poi,
restare nel corpo può anche essere molto confortevole. Uscirne è sempre un rischio, non è un
privilegio".
Ma è una scelta sempre più auspicabile. Per la Sissa andiamo inevitabilmente verso una situazione che
promuove identità diverse, in momenti diversi. C'è un modello di flessibilità nel lavoro, negli stili di vivere,
una vera frammentazione di identità, situazioni in cui il corpo non c'entra. "Siamo tutti un po' Arlecchino.
La marca della femminilità è qualcosa che si mette e si toglie come un vestito: non è una pelle che porti
sempre con te. Il futuro rende compatibili cose apparentemente diverse: per esempio essere femminista
ed essere femminile". E questo scenario non riguarda solo l'essere donna. La Sissa torna al discorso
sulla differenza sessuale, le nuove situazioni liberano e libereranno sempre più anche gli uomini. Non
saranno sempre costretti ad essere gli stessi, a muoversi dentro un certo modello di consapevolezza
della propria identità, di approccio alla sessualità femminile. La conclusione è nella prospettiva piuttosto
invitante per uomini e donne, "ci si rilassa un po' tutti e si sente tutti il bisogno di una varietà di identità
possibili e non più contrapposte". Allora Platone sarà del tutto dimenticato, l'anima per mostrarsi non
avrà sempre bisogno di una seduttiva immagine muliebre? |