L'etica sottintesa della concorrenza| Un "nocciolo duro"
di regole condivise |
| Che rapporto esiste tra etica e modello economico líberale? E' una domanda difficile a un quesito rilevante. Il rapporto tra etica ed economia è agli albori simbiotico, poi con il pensiero classico si avvia un processo di separatezza, tra l'economia, che diviene scienza, e la filosofia. Le due sfere dell'agire economico, da un lato, e della ricerca di sistemi di valori, rimangono di fatto interdipendenti, ma la loro relazione è stata forse resa meno evidente da un'interpretazione superficiale, e forse capziosa, dell'approccio neoclassico all'analisi dei fenomeni economici, tesa a rimarcarne una sostanziale "a-eticità".
A mio avviso, invece, la presenza di un sistema di valori è immanente al metodo neoclassico. Giova allora ripartire da quello che è appunto il paradigma teorico di base: il modello di equilibrio economico generale. Di tale modello sono di solito individuati come punti cardine: a) l'efficienza, espressa con criteri di Pareto, come unica finalità per valutare l'ottimalità della allocazione; b) l'individualismo, inteso come motore delle scelte dì ciascuno, esclusivamente concentrato nella massimizzazione del proprio personale benessere; c) la perfetta pari opportunità dì ogni individuo, qualunque siano le sue dotazioni iniziali di partecipare agli scambi; d) l'informazione perfetta e completa, che consente a tutti di sapere tutto, da oggi a un domani al limite infinito.
Se valgono in modo forte le quattro ipotesi sopra citate, ed esistono mercati in cui si possono siglare contratti a pronti e a termine per i possibili Stati futuri del mondo sotto la regia di un banditore, l'allocazione delle risorse è la migliore possibile. Ecco allora emergere, anche nel modello teorico di base dell'approccio neoclassico, la necessità di quello che Fausto Battini (nel volume Riflessioni su etica, economia e finanza) definisce il "minimo etico" per consentire all'analisi di dimostrare l'ottimalità dell'allocazione: occorrono dei mercati e dei banditori, o meglio la possibilità di siglare tutti i contratti iminaginabìli con la certezza che saranno rispettati ora e per sempre.
In altri termini la necessità di un nocciolo duro di regole, è nei cromosomi stessi della più robusta dimostrazione scientifica della ottimalità del mercato nel risolvere il problema dell'allocazione delle risorse. Ma l'attribuzione - o l'accusa? - di "a-eticità" diviene meno giustificabile quando il metodo neoclassico da modello matematico diviene approccio all'analisi del concreto funzionamento dei mercati; in quanto tale, esso diviene da un lato rasoio formidabile per comprendere nel contempo la natura dei cosiddetti fallimenti del mercato e le strade per evitare che le relative politiche pubbliche non si trasformino in altrettanti fallimenti dello Stato, dall'altro non può che essere basato su di una etica, a esso immanente per risultare efficace.
Abbiamo già sottolineato come nel modello formale sia indispensabile che ciascun agente possa siglare contratti completi per tutti i possibili eventi; per cui, se esiste quella che potremmo chiamare condizione istituzionale - la possibilità di definire contratti sostenibili nel tempo - e nel contempo è soddisfatta la condizione informativa - ciascuno sa tutto di tutti, compreso se stesso - allora la condizione di accesso al mercato assume il suo significato più pieno, in quanto solo allora si è in grado di soddisfare al meglio i propri desideri, dato il vincolo delle risorse scarse.
Nella realtà l'informazione nella generalità dei casi non è né perfetta né simmetrica; questo significa che la dinamica dei mercati si regge su contratti incompleti, nel senso che la definizione di un accordo sostenibile tra le parti non può disciplinare in modo assoluto tutti i possibili eventi che possono influire sull'esito finale dell'accordo, in quanto esiste l'incertezza, ovvero le informazioni possedute dai diversi soggetti sono asimmetriche.
L'incompletezza dei contratti può essere una insidia per il regolare funzionamento del mercato, fino a decretarne la morte, o a inibirne la nascita. Nella realtà, l'incompletezza dei contratti può essere minimizzata attraverso la definizione di regole - il "minimo etico" - o neutralizzata grazie alla fiducia tra i contraenti. Il ruolo della fiducia come asset che sorregge la definizione e il rispetto dei contratti, a parità di loro incompletezza, è stato messo in luce dalla recente teoria economica. Ma, a parità di regole formali, su cosa si fonda la fiducia tra le parti nella stipula e nel rispetto di un contratto, se non nella condivisione di un sistema di valori, o etica? Tra le condotte ispirate alla volontà di produrre fiducia emergono tutti quei comportamenti che riducono le imperfezioni e le asimmetrie informative tra i soggetti, effettivi e potenziali, di un mercato, senza che esista una formale cogenza degli stessi e un immediato interesse da parte di chi li pone in atto,
Un'altra conseguenza dell'ipotesi forte sulla distribuzione dell'informazione nel modello teorico di equilibrio economico generale che non possiamo assumere quando passiamo a interpretare la realtà è la seguente: non esistono reati economici. Se il reato è in generale violazione di una norma, che in quanto tale esiste per tutelare i diritti della persona e della proprietà - e quindi fa parte della condizione istituzionale prima definita - uno specifico atto illecito economico commesso da un soggetto violerà i diritti di almeno un altro soggetto: ma se esiste informazione completa e simmetrica - condizione informativa - tale atto non verrà mai commesso, in quanto la probabilità di incriminazione e quindi di erogazione della sanzione è pari a uno.
Se la realizzazione di atti illeciti, resa possibile da fallimenti del mercato nella distribuzione dell'informazione, viola il sistema delle regole esso intacca l'asset fiducia, viene minacciato il buon funzionamento del mercato stesso. L'integrità dei comportamenti emerge così come valore del mercato, e, come per i comportamenti virtuosi in tema di informazione, può essere il frutto di un sistema di valori condiviso. La difesa della legalità diviene un terzo percorso per esaltare il ruolo dell'etica. |