RASSEGNA STAMPA

31 AGOSTO 2000
editoriale
Dopo il papa, la parola agli scienziati. Che tornano sull'etica
Il penultimo giorno del congresso sui trapianti parlano Rita Levi Montalcini, Demetrio Neri e Jan Wilmut, che clonò la pecora Dolly
L' ultima parola sulla clonazione delle cellule embrionali? Non è quella del papa.
"L'embrione non è ancora una persona: è un potenziale uomo, una potenzialità di vita - ha detto ieri, penultima giornata del 18^0 congresso sui trapianti, lo scienziato scozzese Jan Wilmut, il "papà" della pecora Dolly - ma non ha la differenziazione del sistema nervoso, che caratterizza e distingue la persona. Ecco perché credo si possano usare cellule embrionali per curare molte malattie". L'embrione diventa persona con la nascita, il momento in cui entra in funzione il sistema nervoso, insiste Wilmut, e assicura: nessuno vuol usare la clonazione per produrre copie di persone o a fini riproduttivi. Del resto i cloni già esistono in natura, sono i gemelli monozigoti.
D'accordo con lo scienziato scozzese Vittorio Sgaramella, ordinario di bilologia molecolare. E il premio Nobel per la medicina Rita Levi Montalcini: "E' difficile dire quando l'embrione diventi persona - ha detto - ognuno ha le sue idee. Ma certamente non lo è fino ai 14 giorni dal concepimento". Né l'embrione, né lo zigote sono ancora persona: ma quando lo diventano, individuo cosciente e consapevole? Con la nascita "quando compare lo psichico, che prima non c'è - dichiara la biologa Raffaella Nicolai - il biologico è uguale per l'uomo e per l'animale. Ciò che fa la differenza è la trasformazione che avviene alla nascita quando nell'uomo si forma la realtà psichica. E' la reazione agli stimoli ambientali, dalle fortissime contrazioni dell'utero, alla luce, al freddo e al caldo che si forma quella realtà psichica che fa l'uomo diverso dall'animale".
Il dibattito, insomma prosegue. Gli scienziati inglesi - ha annunciato Wilmut - aspettano l'ok del governo perché "convinti che questa scelta spetti alla società, e non vada affdata solo a scienziati, ditte farmaceutiche, pazienti: hanno un convolgimento troppo diretto.
Occorre dunque una delibera generale su cosa è accettabile e ammissibile tra tutto quel che è possibile". La strada più ovvia sarebbe quella di utilizzare gli embrioni crioconservati in sovrannumero: le cellule embrionali possono produrre ogni tipo di altre cellule e, per evitare che il paziente che riceve cellule altrui debba continuare a prendere farmaci antirigetto per tutta la vita, occorre produrre cellule compatibili immunologicamente con il ricevente".
Se Ppi, Udeur e Rinnovamento plaudono alla bolla di Wojtyla contro la clonazione a scopo terapeutico e auspicano che "la scienza possa trovare rapidamente individuare strade alternative e certe per dare risposta alle attese di salute degli uomini" Demetrio Neri, ordinario di bioetica a Messina, e membro della commissione di bioetica dichiara: non è possibile assogettare un convegno scientifico al clima giubilare. E' un fatto inaudito che crea "un clima da Santa Inquisizione basato su argomenti fasulli e pericolosi, su ipotetiche terze vie che non esistono". "L'embrione non è persona - dice - è solo una potenzialità di vita: diverrà persona, ma molto più tardi". Lo diverrà alla nascita, per il taglio del cordone ombelicale. E poi non si possono dunque cambiare i termini della materia a seconda dell'occasione. "Tempo fa monsignor Sgreccia si disse favorevole a separare due sorelle siamesi perchè una sopravvivesse - conclude Neri - oggi sostiene che non è lecito far ricerca sugli embrioni in sovrannumero: per me è una contraddizione, o sbagliava prima o sbaglia ora. E adesso se ne esce con la terza via, le cellule staminali adulte, sapendo bene che non è praticabile".
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