RASSEGNA STAMPA

31 AGOSTO 2000
LUIGI DELL'AGLIO
Il transgenico va in paradiso?
Dopo l'intervista all'ambientalista Girolomoni, i cattolici si dividono sulla questione del "cibo di Frankenstein"
Sfida tra manioca modificata e frumento
I cibi transgenici fanno discutere il mondo cattolico, e anche vivacemente. L'intervista del nostro giornale a Gino Girolomoni (il vis-à-vis italiano di Joseph Bové, leader degli agricoltori francesi contrari al cosiddetto "cibo di Frankenstein"), ha destato non poche reazioni fra i ricercatori con idee diametralmente opposte alle sue. Il tema è molto complesso, e ora è diventato anche caldo. "Perplessità sulle piante transgeniche? È un problema da popoli ricchi. Nel Terzo Mondo si tratta di combattere la fame": interviene così Piero A. Bianco, ricercatore del Cnr e docente alla Statale di Milano, dove tiene il corso di biotecnologie fitopatologiche. Bianco cita il rapporto, tenuto da un suo collega di Cuba, sui risultati di cinque anni di sperimentazione della canna da zucchero transgenica. Bianco aggiunge che il Cirad, Istituto francese di ricerca per i Paesi tropicali, reputa particolarmente utile e anzi urgente l'introduzione delle biotecnologie vegetali proprio nei Paesi poveri. "Se Girolomoni potesse vedere di persona gli effetti che le malattie da virus provocano - faccio un esempio - sulla papaya o sul fagiolo, in tutta l'area caraibica, o i danni del virus della manioca in Uganda e nei Paesi confinanti, si renderebbe conto che forse, in quei casi, l'uso di piante transgeniche non sarebbe così deprecabile. La manioca sfama 500 milioni di persone. Una pianta transgenica, resistente al virus, c'è già, ed è frutto della collaborazione di laboratori olandesi, americani,svizzeri e francesi. Del resto, è utile ricordare che la Chiesa cattolica non è contraria a priori all'utilizzo delle biotecnolgie in campo vegetale. Certo, l'argomento è delicato, richiede equilibrio e scrupolosa chiarezza". Gino Girolomoni, osserva Bianco, vuole invece demonizzare le piante transgeniche.
Bianco contesta in blocco le affermazioni del Bové italiano: "Non credo che con il frumento degli Egizi lui potrebbe mantenere sé e la sua famiglia. Senza l'utilizzo degli ibridi, il suo raccolto sarebbe costantemente falcidiato dalle malattie da virus, contro le quali non si può impiegare alcun antiparassitario". I vantaggi che offrono le piante transgeniche sono certi e documentati; i rischi, tutti da dimostrare, e comunque non superiori a quelli delle tecnologie tradizionali. Su questa linea si attesta Davide Ederle, 25 anni, biotecnologo, che lavora presso l'Università Cattolica di Piacenza, ed è vicepresidente nazionale dell'Associazione degli studenti di biotecnologie. Per alcuni mesi ha studiato l'alimentazione di polli con mangime transgenico. Ora, in polemica con Girolomoni, spiega le conclusioni cui è giunto nelle sue ricerche Bruce Ames, uno dei più prestigiosi tossicologi viventi. "Circa il 60% delle sostanze naturali è tossico, nei test ad alte dosi; esattamente come il 60% delle sostanze di sintesi".
L'organismo umano non è in grado di distinguere tra tossici naturali e tossici di sintesi. In qualche caso, i prodotti dell'agricoltura biologica possono essere addirittura più dannosi.
Il mais contiene, in genere, molte più micotossine (sostanze cancerogene, già a bassisime dosi). Secondo Ederle, prima di affrontare la querelle sui cibi geneticamente manipolati, bisognerebbe ricordare l'aforisma di Gandhi: "Non è perché nessuno vede la verità, che essa diventa errore". Non perché la gente si è convinta che facciano male, i prodotti transgenici sono realmente nocivi. Le biotecnologie, tra l'altro, sono tecniche non troppo costose; anche i Paesi più poveri potrebbero permettersele. Del resto, se le sementi transgeniche fossero troppo care per i contadini, quale guadagno ne ricaverebbero le multinazionali?
Girolomoni si batte per l'agricoltura biologica. "Bella idea, ma con due o tre punti deboli", ribatte Ederle. Costa il triplo di quella con fertilizzanti chimici, ma non garantisce una qualità superiore.
E poi, per poter mantenere - con l'agricoltura biologica - l'attuale popolazione del mondo, bisognerebbe aumentare fortemente l'estensione delle terre coltivabili. L'impatto ambientale sarebbe notevole; si dovrebbe tornare a un'agricoltura di montagna. A meno che non volessimo ridurre la popolazione mondiale a 700 mila anime, come ha proposto un ambientalista. Ma chi sceglierebbe i pochi eletti?". A sua volta un lettore di "Avvenire", Roberto Paludetto, obietta: "Se, come afferma Girolomoni, da 40 anni mangiamo ogni anno quattro chili di sostanze cancerogene a testa, com'è che oggi viviamo in media venti anni di più?". Anche Bianco contesta il fondamento scientifico di quell'affermazione. Che cosa risponde Gino Girolomoni? Sui rischi del transgenico non cambia opinione. A Davide Ederle replica: "Se è tanto sicuro dei polli ingegnerizzati, li mangi spesso; ne riparleremo fra una decina di anni". Sui quattro chili di sostanze tossiche che mangeremmo ogni anno, rimanda a esperti come il professor Cesare Maltoni (25 anni di ricerche presso la Fondazione Ramazzini) e ad Aldo Sacchetti, dell'Istituto superiore di sanità, autore del volume L'uomo antibiologico, edito da Feltrinelli. Ma chiama a testimoniare anche il premio Nobel Konrad Lorenz: "Coloro che hanno cercato di mettere in guardia l'umanità contro l'uso indiscriminato di sostanze tossiche sono stati screditati e messi a tacere nel modo più infame". Girolomoni difende l'agricoltura biologica e i 50 mila agricoltori che la praticano. "Non ci basiamo sull'uso di sementi selezionate, quanto sulla fertilità del terreno. La pianta nasce perché è il terreno a darle le sostanze necessarie e non gli apporti chimici". E ancora: "Con il grano degli Egizi non potrei sfamare la mia famiglia? Le considerazioni economiche lasciatele a un imprenditore come me che ogni mese distribuisce 150 stipendi. Le varietà antiche sono importanti perché non ci hanno messo le mani gli scienziati che pretendono di dire l'ultima parola su tutto". E poi: "È vero: chi ha fame mangerebbe di tutto. Me lo diceva anche il primo ministro del Kenya. La gente mangerebbe anche la carne di mucca pazza o il pollo alla diossina. Ma "chi darebbe un serpente o una pietra a chi gli chiede pane"?". Oggi viviamo 20 anni di più, è vero. Però le statistiche del passato non tenevano conto della mortalità infantile... "Per fortuna è crollata del tutto, grazie alla scienza vera. A cominciare da quella di un martire come il dottor Ignaz Philipp Semmelweis. Nel 1861 capì per primo che la mortale infezione delle puerpere era contagiosa.
Salvò milioni di neonati. E fu trattato ferocemente dai colleghi, condannato alla follia e a una morte atroce"
inizio pagina
vedi anche
Biotecnologie