RASSEGNA STAMPA

30 AGOSTO 2000
DINO COFRANCESCO
Tocqueville e i rischi del dirigismo
Quando il cittadino è passivo è la democrazia che si ammala
FRANCESCO M. DE SANCTIS, "Tocqueville, democrazia e rivoluzione", Editoriale Scientifica, Pagine 171, lire 25.000
Reduce da un memorabile viaggio negli Stati Uniti, Alexis de Tocqueville consegnò a due volumi - usciti nel 1835 e '40 - le sue riflessioni sulla Democrazia in America . Gli studiosi del più grande pensatore politico dell'800 (il giudizio è di Aron) da tempo ritengono che si tratti di due opere sostanzialmente diverse: la prima dedicata alla felice congiunzione, oltre Atlantico, della democrazia con il liberalismo; la seconda ai pericoli che uno Stato sociale, caratterizzato dall'eguaglianza delle condizioni, comporta soprattutto sul piano culturale e antropologico. De Sanctis è tra i pochi studiosi italiani che si siano cimentati nel compito di decifrare il mistero Tocqueville. Dietro la limpida scrittura dell'aristocratico francese, infatti, emergono ripensamenti e contraddizioni insiti nell'oggetto stesso della sua ricerca: la democrazia nei suoi rapporti con la rivoluzione, con la tradizione, con le istituzioni, con i costumi. "Soltanto in un'epoca in cui tutto vacilla", rileva De Sanctis, possiamo comprendere il pathos della democrazia del 1840, la sua prefigurazione di "una società democratica in cui prevale una condizione umana atomizzata dall'"individualismo" ed estraniata dalla politica". Tocqueville nella Democrazia dei moderni non teme l'anarchia, le grandi passioni collettive, la tirannia della maggioranza ma, al contrario, l'apatia, l'irresponsabilità individuale, la rinuncia alla politica e l'affidamento della res publica a un potere "onnisciente e dirigista". Di qui il drammatico appello a riscoprire l'arte difficile dell'associazione.
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vedi anche
Filosofia (e) politica