Tocqueville e i rischi del dirigismo| Quando il cittadino è passivo è la democrazia
che si ammala |
| Reduce da un memorabile viaggio negli Stati Uniti, Alexis
de Tocqueville consegnò a due volumi - usciti nel 1835 e '40 -
le sue riflessioni sulla Democrazia in America . Gli studiosi del
più grande pensatore politico dell'800 (il giudizio è di Aron) da
tempo ritengono che si tratti di due opere sostanzialmente diverse:
la prima dedicata alla felice congiunzione, oltre Atlantico, della
democrazia con il liberalismo; la seconda ai pericoli che uno Stato
sociale, caratterizzato dall'eguaglianza delle condizioni, comporta
soprattutto sul piano culturale e antropologico. De Sanctis è tra i
pochi studiosi italiani che si siano cimentati nel compito di
decifrare il mistero Tocqueville. Dietro la limpida scrittura
dell'aristocratico francese, infatti, emergono ripensamenti e
contraddizioni insiti nell'oggetto stesso della sua ricerca: la
democrazia nei suoi rapporti con la rivoluzione, con la tradizione,
con le istituzioni, con i costumi. "Soltanto in un'epoca in cui
tutto vacilla", rileva De Sanctis, possiamo comprendere il pathos
della democrazia del 1840, la sua prefigurazione di "una società
democratica in cui prevale una condizione umana atomizzata
dall'"individualismo" ed estraniata dalla politica". Tocqueville
nella Democrazia dei moderni non teme l'anarchia, le grandi
passioni collettive, la tirannia della maggioranza ma, al contrario,
l'apatia, l'irresponsabilità individuale, la rinuncia alla politica e
l'affidamento della res publica a un potere "onnisciente e
dirigista". Di qui il drammatico appello a riscoprire l'arte difficile
dell'associazione. |