RASSEGNA STAMPA

30 AGOSTO 2000
ANDREA TORNIELLI
Il Papa: no alla clonazione, sì alla donazione
Giovanni Paolo II: "Manipolare embrioni umani è inaccettabile anche se lo scopo è buono"
La condanna del Pontefice: "Il commercio di organi è immorale, ma regalarli è un autentico gesto d'amore"
Il Papa diventa scienziato per un giorno, partecipa al congresso internazionale della Società dei trapianti in corso a Roma e detta un "decalogo" su ciò che è moralmente lecito e ciò che invece non lo è secondo la Chiesa. Pronuncia una condanna senza appello contro la clonazione che utilizza gli embrioni, dice sì alle donazioni degli organi. Entra nel merito della spinosa questione dell'accertamento della morte spiegando che la Chiesa non fa una scelta di campo tra il metodo tradizionale basato sull'assenza di segni cardio-respiratori e quello più recente che si basa sulla cessazione totale e irreversibile di ogni attività encefalica.
E' un intervento molto tecnico quello che Giovanni Paolo II, interrompendo il riposo estivo di Castel Gandolfo, ha pronunciato ieri mattina al Palazzo dei congressi dell'Eur. Accolto dal professor Raffaello Cortesini, il Papa vecchio e malato che fin dall'inizio del suo pontificato ha voluto dialogare con i medici e gli scienziati è stato lungamente applaudito. Nelle ultime battute del suo discorso, che entrano nel merito delle polemiche di questi giorni, Wojtyla ha ribadito il suo no a un certo tipo di clonazione: "Eventuali progetti o tentativi di clonazione umana allo scopo di ottenere organi da trapiantare - ha detto il Pontefice - in quanto implicano la manipolazione e la distruzione di embrioni umani, non sono moralmente accettabili, neanche se finalizzati a uno scopo in sé buono". Ma c'è anche una clonazione accettata dalla Chiesa. "La scienza - continua il Papa - lascia intravedere altre vie di intervento terapeutico, che non comportano né la clonazione né il prelievo di cellule embrionali, bastando a tale scopo l'utilizzazione di cellule staminali prelevabili in organismi adulti. Su queste vie - aggiunge Wojtyla - dovrà avanzare la ricerca".
Per quanto riguarda i trapianti, argomento centrale del suo discorso, Giovanni Paolo II si è rifatto a quanto già aveva affermato nell'enciclica Evangelium vitae definendoli "una grande conquista della scienza a servizio dell'uomo". Il Papa ha sottolineato "il grande valore etico" e la "nobiltà del gesto" di offrire una parte del proprio corpo. "Non si dona semplicemente qualcosa di proprio - ha detto -, si dona qualcosa di sé". E proprio il concetto del dono rende "moralmente inaccettabile ogni prassi tendente a commercializzare gli organi umani o a considerarli come unità di scambio o di vendita". Wojtyla ha quindi sottolineato che il concetto di dono di sé ha "un'immediata conseguenza di notevole rilevanza etica: la necessità di un consenso informato. La verità umana di un gesto tanto impegnativo - ha spiegato - richiede infatti che la persona sia adeguatamente informata sui processi in esso implicati, così da esprimere in modo cosciente e libero il suo consenso o diniego".
Il Papa si è poi richiamato ai princìpi di giustizia: la scarsità di organi da trapiantare deve far sì che nello stabilire le priorità per sottoporre una persona all'intervento si usino solo "valutazioni immunologiche o cliniche" e non logiche di tipo discriminatorio, come l'età, il sesso, la razza, la religione; oppure di stampo utilitaristico, come la capacità lavorativa e l'utilità sociale. Nessun problema, per Giovanni Paolo II, è rappresentato dall'utilizzo degli organi di animali (purché non incidano sull'identità fisica o psicologica della persona) o artificiali.
Irrinunciabile per il Pontefice, infine, è ribadire che il prelievo di organi vitali può essere fatto solo da un cadavere. E quando la persona va considerata morta? Wojtyla accoglie le motivazioni scientifiche che "hanno spostato l'accento dai tradizionali segni cardio-circolatori al cosiddetto criterio neurologico, vale a dire alla rilevazione, secondo parametri ben individuati e condivisi dalla comunità scientifica internazionale, della cessazione totale e irreversibile di ogni attività encefalica - del cervello, del cervelletto e del tronco encefalico -, in quanto segno della perduta capacità di integrazione dell'organismo individuale come tale". "Di fronte agli odierni parametri ha aggiunto il Pontefice, e qui sta la vera novità del suo discorso - la Chiesa non fa opzioni scientifiche" e dunque "si può affermare che anche il criterio" della "cessazione totale e irreversibile di ogni attività encefalica, se applicato scrupolosamente, non appare in contrasto con gli elementi essenziali di una corretta concezione antropologica". Spetterà all'operatore sanitario raggiungere quel grado di certezza necessaria e sufficiente per poter agire in maniera corretta. Solo in presenza di tale certezza sarà, pertanto, moralmente legittimo" attivare le procedure per l'espianto.
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