"Non possiamo restare indietro", ha avvertito il
ministro della Sanità Umberto Veronesi sul
problema della clonazione, sul modello di quanto
sta avvenendo in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.
"La questione degli embrioni scandalizza più
dell'aborto", insiste. E il mondo cattolico
immediatamente solleva gli scudi, mentre la
comunità scientifica si stringe intorno al ministro.
Nel mondo politico non si schiera nè con Cl nè con
Veronesi l'ex ministro della Sanità Rosy Bindi dei
Popolari: "Non mi piace nè l'intolleranza
fondamentalista dei ciellini nè il fondamentalismo
agnostico di Veronesi", afferma. Se la posizione
del ministro Veronesi "dovesse essere simile a
quella di Blair e di Clinton, sono contraria, perchè
non si possono varcare certi confini anche in nome
di fini nobili", spiega, aggiungendo che "il governo
deve chiedere una parola più chiara alla scienza e
affidare al Parlamento una parola così importante
che supera gli schieramenti politici". Al fianco di
Veronesi si dichiara il ministro dei Beni Culturali
Giovanna Melandri: "Sulla clonazione a scopo
terapeutico è arrivato il momento di scegliere -
avverte - e il Parlamento deve fare in fretta, prima
che si producano danni irreversibili com'è
accaduto per la fecondazione assistita". Il problema
- secondo il ministro - è "la mancanza di una legge
che ha prodotto una situazione gravissima: il punto
è che gli embrioni esistono e sono ibernati da anni
nei "caveau" delle cliniche private. L'assenza di
norme, il non vedo, non sento, non parlo, ha
riempito le celle frigorifere. E ora che cosa ne
facciamo di questi embrioni? Li distruggiamo o li
usiamo per salvare vite umane?". Umberto Tirelli,
oncologo del centro di Aviano, è al fianco del
ministro della Sanità: "Non si può frenare questa
strada promettente. Non si tratta di clonare l'uomo.
Con quelle cellule si potranno curare in futuro
molte leucemie". Carlo Maria Croce, oncologo,
direttore del Kimmel Cancer Center di
Philadelphia, nega che la clonazione "verrà
utilizzata sull'uomo o per sottrargli parti del
corpo" e sostiene che "prima di opporsi occorre
capire che cosa sta succedendo", perchè la ricerca
sulle cellule staminali ha "un gran valore nella
lotta a gravi patologie come diabete e morbo di
Parkinson". Carlo Flamigni, pioniere della
fecondazione assistita e membro del Comitato
nazionale di Bioetica, propone una discussione tra
laici e cattolici per trovare le mediazioni possibili
sul terreno della clonazione, ma la discussione
potrebbe essere estesa anche alla legge sull'aborto.
"Personalmente - avverte - sono disponibile a
discutere i limiti di accesso all'aborto con regole
differenti o magari applicando davvero la legge
come è stata scritta", in particolare per le occasioni
di riflessione previste per la donna o per gli aborti
tardivi. "Naturalmente - precisa - senza punizioni
per le donne alle quali spetta la decisione ultima".
L'obiettivo secondo Flamigni è "arrivare a una
specie di accordo generale, una sorta di isola per
stranieri morali". Flamigni auspica "mediazioni
meno alte sul piano bioetico ma di maggiore
dignità per la convenienza sociale". Il problema -
aggiunge - non riguarda soltanto la fecondazione
assistita e a Veronesi ricorda che "gli embrioni in
eccesso non sono migliaia, ma centinaia", come il
ministro aveva sostenuto. Flamigni è critico anche
sulla decisione di istituire una commissione
specifica per valutare l'argomento: "Esiste già il
comitato nazionale di bioetica che risponde al
Consiglio dei ministri, non capisco che bisogno ci
sia di farne una fotocopia". Nanni Costa,
responsabile del Centro Nazionale Trapianti, si
rifiuta di prendere posizione sul tema della
clonazione, "perchè il mio ruolo istituzionale è
dedicato all'assistenza, ma credo che debba esserci
un dibattito sul tema e che questo dibattito debba
riguardare l'eticità e debba rimanere all'interno
della ricerca". Infine il segretario dei Ds, Walter
Veltroni: "La politica deve stare lontano dalla
scienza". |