RASSEGNA STAMPA

26 AGOSTO 2000
MARGHERITA DE BAC
Embrioni umani, sì di Veronesi a Blair
Il ministro fischiato dai ciellini. "Comitato di saggi, poi deciderà il Parlamento"
"Cosa aspetti, a prendere a schiaffi Veronesi?". Il ragazzo ciellino confessa all'amico la tentazione di farlo. E in migliaia ieri hanno avuto lo stesso istinto manesco che si è tramutato in una scarica di fischi e attacchi verbali contro il ministro-ospite. Il professore se li aspettava. Sapeva che non avrebbe potuto ottenere altro presentandosi al meeting dell'Amicizia, sua prima uscita pubblica, con un pacchetto di idee sull'embrione umano indigeste per un pubblico di cattolici integralisti ("Mi aspettavo di peggio - ha detto poi Veronesi al Tg1 -. Sono giovani e sono fondamentalisti"). Eppure ha parlato. Ha fatto capire chiaramente di condividere il rapporto Donaldson, il documento con cui la Gran Bretagna il 16 agosto ha deciso di autorizzare ricerche su cellule staminali estratte da ovuli fecondati, abbandonati a decine di migliaia nei congelatori dei centri della sterilità. Non ha mai detto "sì, io sono d'accordo" e ha rimandato ogni iniziativa al verdetto di una commissione di fresca nomina.
"Comunque sarà una decisione collegiale e ragionata. Io non sono un dittatore". Però il suo lungo discorso, stimolato dalle domande di Mauro Mazza, vicedirettore del Tg1 in un dibattito sulla devolution con il presidente della Regione Lombardia Formigoni, l'anti-Bindi, è stato un continuo magnificare il testo dei britannici, clonazione delle cellule dell'embrione inclusa (che è poi la differenza tra il progetto britannico e la decisione americana). L'oncologo ne ha sottolineato gli aspetti vantaggiosi per l'umanità: "Una svolta storica ed etica. Una splendida area di ricerca. La posta in gioco è gigantesca. Le cellule staminali dell'embrione sono fondamentali. Si potrebbero curare efficacemente malattie degenerative come Parkinson, Alzheimer, diabete, cirrosi epatica, infarto del miocardo. I malati gravi sono 400 milioni. E nei frigoriferi di mille centri mondiali anti sterilità ci sono migliaia di embrioni congelati destinati ad essere gettati nel lavandino". E ha descritto lo scenario che potrebbe prospettarsi nel caso si rinunciasse a questa opportunità offerta dalla scienza: "Con il proibizionismo - ha detto il ministro della Sanità - fiorirebbe il mercato nero". Umberto Veronesi ha parlato a lungo, con calma, semplicità e coraggio chiamando in causa perfino la posizione di un teologo protestante, il tedesco Bultmann, che non piace ai ciellini: "Sulla terra non c'è niente di assoluto. Pensiamo alla tendenza di rileggere i testi sacri e a riconsiderare il Gesù storico in favore di quello cherigmatico". La platea lo ha interrotto spesso e rumorosamente. Se Roberto Formigoni (i due si sono scambiati continue dichiarazioni di amicizia) non fosse intervenuto per placare l'auditorium, il professore avrebbe osato andare addirittura oltre. Per esempio, tirando fuori la questione dell'aborto, di un Paese che si fa forte delle legge 194 e poi vuole proibire l'impiego di cellule embrionali a scopo terapeutico. La posizione del ministro della Sanità non può essere considerata come una virata dell'Italia a favore di una tecnica che soltanto ieri la Pontificia Accademia per la vita ha respinto con veemenza, definendola inaccettabile e immorale. Decisioni pratiche sono lontane. Una commissione dovrà esprimersi sul tema ricerca-embrione, su che cosa fare dei 100 mila embrioni congelati che sono nei centri anti-sterilità italiani (ma il numero fatto da Veronesi a Rimini potrebbe essere sottostimato, c'è chi ne calcola infatti 200 mila), sulla terza via che prevede l'utilizzo solamente delle cellule staminali adulte. La proposta della commissione diventerà poi il testo di un disegno di legge da consegnare al Parlamento. E chissà se con questa strada si arriverà da qualche parte. I deputati non sono stati capaci di trovare un accordo sulla fecondazione artificiale, dove il problema embrione era uno dei cardini. Della commissione farebbero parte voci laiche e religiose. Tra i papabili: i premi Nobel per la medicina Rita Levi Montalcini e Renato Dulbecco, il genetista Claudio Bordignon, il cardinale Ersilio Tonini e Ignazio Marino, il chirurgo che tre mesi fa non volle intervenire sulle gemelline siamesi peruviane operate a Palermo perché la vita di una delle due (poi morta) avrebbe comportato il sacrificio della sorellina. A questi cinque dovrebbero affiancarsi altri tre esperti. "Non c'è fretta - ha ripetuto il ministro -. Non ho fatto nessuna ipotesi di accettazione del documento Donaldson. Il governo non prende posizione. Dobbiamo arrivare ad una scelta consapevole". E Formigoni, di rimando: "Se dovesse passare anche da noi la linea inglese daremo battaglia". Il professor Veronesi ha poi spiegato perché il ricorso alle cellule embrionali lo convince più di altre tecniche come quella "italiana" basata sull'uso di cellule staminali prese dal cordone ombelicale o dal midollo osseo di adulti: "Funzionano meglio e possono essere indirizzate più velocemente verso lo sviluppo e la specializzazione. Gli embrioni sono cellule semplici e molto disponibili (mormorii inorriditi della platea). Possono diventare uomo ma quelli congelati per tecniche di fecondazione assistita eticamente accettata (altri fischi) non lo diventeranno mai.
Meglio sfruttarli per fini terapeutici (fischi)". Il dibattito si conclude in anticipo, su iniziativa di Formigoni, con un lungo applauso ad un ospite malgrado tutto disponibile e leale.
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