Embrioni umani, sì di Veronesi a Blair| Il ministro fischiato dai ciellini. "Comitato di saggi, poi deciderà il Parlamento" |
| "Cosa aspetti, a prendere a schiaffi Veronesi?". Il
ragazzo ciellino confessa all'amico la tentazione di farlo. E in
migliaia ieri hanno avuto lo stesso istinto manesco che si è
tramutato in una scarica di fischi e attacchi verbali contro il
ministro-ospite. Il professore se li aspettava. Sapeva che non
avrebbe potuto ottenere altro presentandosi al meeting
dell'Amicizia, sua prima uscita pubblica, con un pacchetto di
idee sull'embrione umano indigeste per un pubblico di cattolici
integralisti ("Mi aspettavo di peggio - ha detto poi Veronesi al
Tg1 -. Sono giovani e sono fondamentalisti"). Eppure ha
parlato. Ha fatto capire chiaramente di condividere il rapporto
Donaldson, il documento con cui la Gran Bretagna il 16 agosto
ha deciso di autorizzare ricerche su cellule staminali estratte
da ovuli fecondati, abbandonati a decine di migliaia nei
congelatori dei centri della sterilità.
Non ha mai detto "sì, io sono d'accordo" e ha rimandato ogni
iniziativa al verdetto di una commissione di fresca nomina.
"Comunque sarà una decisione collegiale e ragionata. Io non
sono un dittatore".
Però il suo lungo discorso, stimolato dalle domande di Mauro
Mazza, vicedirettore del Tg1 in un dibattito sulla devolution con
il presidente della Regione Lombardia Formigoni, l'anti-Bindi, è
stato un continuo magnificare il testo dei britannici, clonazione
delle cellule dell'embrione inclusa (che è poi la differenza tra il
progetto britannico e la decisione americana). L'oncologo ne ha
sottolineato gli aspetti vantaggiosi per l'umanità: "Una svolta
storica ed etica. Una splendida area di ricerca. La posta in
gioco è gigantesca. Le cellule staminali dell'embrione sono
fondamentali. Si potrebbero curare efficacemente malattie
degenerative come Parkinson, Alzheimer, diabete, cirrosi
epatica, infarto del miocardo. I malati gravi sono 400 milioni. E
nei frigoriferi di mille centri mondiali anti sterilità ci sono
migliaia di embrioni congelati destinati ad essere gettati nel
lavandino". E ha descritto lo scenario che potrebbe
prospettarsi nel caso si rinunciasse a questa opportunità
offerta dalla scienza: "Con il proibizionismo - ha detto il
ministro della Sanità - fiorirebbe il mercato nero".
Umberto Veronesi ha parlato a lungo, con calma, semplicità e
coraggio chiamando in causa perfino la posizione di un teologo
protestante, il tedesco Bultmann, che non piace ai ciellini:
"Sulla terra non c'è niente di assoluto. Pensiamo alla tendenza
di rileggere i testi sacri e a riconsiderare il Gesù storico in
favore di quello cherigmatico".
La platea lo ha interrotto spesso e rumorosamente. Se Roberto
Formigoni (i due si sono scambiati continue dichiarazioni di
amicizia) non fosse intervenuto per placare l'auditorium, il
professore avrebbe osato andare addirittura oltre. Per esempio,
tirando fuori la questione dell'aborto, di un Paese che si fa forte
delle legge 194 e poi vuole proibire l'impiego di cellule
embrionali a scopo terapeutico.
La posizione del ministro della Sanità non può essere
considerata come una virata dell'Italia a favore di una tecnica
che soltanto ieri la Pontificia Accademia per la vita ha respinto
con veemenza, definendola inaccettabile e immorale. Decisioni
pratiche sono lontane. Una commissione dovrà esprimersi sul
tema ricerca-embrione, su che cosa fare dei 100 mila embrioni
congelati che sono nei centri anti-sterilità italiani (ma il
numero fatto da Veronesi a Rimini potrebbe essere
sottostimato, c'è chi ne calcola infatti 200 mila), sulla terza via
che prevede l'utilizzo solamente delle cellule staminali adulte.
La proposta della commissione diventerà poi il testo di un
disegno di legge da consegnare al Parlamento. E chissà se con
questa strada si arriverà da qualche parte. I deputati non sono
stati capaci di trovare un accordo sulla fecondazione artificiale,
dove il problema embrione era uno dei cardini. Della
commissione farebbero parte voci laiche e religiose. Tra i
papabili: i premi Nobel per la medicina Rita Levi Montalcini e
Renato Dulbecco, il genetista Claudio Bordignon, il cardinale
Ersilio Tonini e Ignazio Marino, il chirurgo che tre mesi fa non
volle intervenire sulle gemelline siamesi peruviane operate a
Palermo perché la vita di una delle due (poi morta) avrebbe
comportato il sacrificio della sorellina. A questi cinque
dovrebbero affiancarsi altri tre esperti.
"Non c'è fretta - ha ripetuto il ministro -. Non ho fatto nessuna
ipotesi di accettazione del documento Donaldson. Il governo
non prende posizione. Dobbiamo arrivare ad una scelta
consapevole". E Formigoni, di rimando: "Se dovesse passare
anche da noi la linea inglese daremo battaglia".
Il professor Veronesi ha poi spiegato perché il ricorso alle
cellule embrionali lo convince più di altre tecniche come quella
"italiana" basata sull'uso di cellule staminali prese dal cordone
ombelicale o dal midollo osseo di adulti: "Funzionano meglio e
possono essere indirizzate più velocemente verso lo sviluppo e
la specializzazione. Gli embrioni sono cellule semplici e molto
disponibili (mormorii inorriditi della platea). Possono diventare
uomo ma quelli congelati per tecniche di fecondazione assistita
eticamente accettata (altri fischi) non lo diventeranno mai.
Meglio sfruttarli per fini terapeutici (fischi)".
Il dibattito si conclude in anticipo, su iniziativa di Formigoni,
con un lungo applauso ad un ospite malgrado tutto disponibile
e leale. |