RASSEGNA STAMPA

25 AGOSTO 2000
IDA DOMINJANNI
E l'Italia replica e raddoppia
No dei cattolici, quasi no di Violante e Giovanni Berlinguer
Oggi Veronesi a Rimini
Come negli Usa anche in Italia sono vicine le elezioni, e in più è in corso il Giubileo. E sulla clonazione, se lì si rischia in avanti, qui si rischia l'idiozia. Signori si replica: una settimana dopo la decisione di Blair, su quella di Clinton le obiezioni si ripetono ancor più coriacee, malgrado il decalogo americano sia meno permissivo di quello inglese, non consentendo la produzione di embrioni per la ricerca ma solo l'uso di quelli congelati.
Ma notoriamente un embrione per i cattolici non è un embrione bensì una persona, anzi, come pontifica la Pontificia accademia per la vita, "un soggetto umano con ben definita identità" (si vede che la perdiamo tutti da adulti), che è meglio vada distrutto che essere usato per salvare altre vite. E dunque, niet. Dice di no senza appello l'accademia pontificia, ripete il suo no monsignor Sgreccia, che ormai contende a Di Pietro il primato della dichiarazione quotidiana. Distinguere fra produzione di nuovi embrioni e uso di quelli esistenti? Non se ne parla, "per la Chiesa è già un delitto congelare degli esseri viventi risultanti da tecniche di procreazione"; figuriamoci "farne oggetto di ricerca".
Così lo stato vaticano. Ma lo stato laico non è da meno. Né la ministra Ppi Toja, né la deputata Verde Procacci perdono l'occasione per ribadire gli argomenti già squaternati contro Blair, unite nel perorare la causa della ricerca sulle cellule degli adulti, ma jamais dell'embrione. Ma in campo politico la palma dell'equilibrismo va al presidente della camera che, intervistato dall'Espresso sulla decisione di Blair, va in edicola oggi dopo quella di Cinton. Tesi: ne sappiamo troppo poco, dobbiamo informarci e discutere "con serietà e senza furori ideologici". E con serietà e senza furori ideologici Violante si allinea in buona sostanza ai cattolici: "da laico dico che non siamo proprietari della vita altrui né dei processi vitali che riguardano altri" e che occorrono "precisi e rigorosi doveri, prima di tutto il dovere di non impedire un progetto di vita che è probabile si realizzi". E questo è il colpo al cerchio. Quello alla botte aggiunge che però "un no non è sufficiente, perché prima o poi questi farmaci entreranno in commercio" e, sottintreso, li dovremo pur potere usare.
Diverse le reazioni nel mondo medico. Il direttore dell'istituto superiore di sanità Benaggiano preferirebbe anche lui la ricerca sulle cellule degli adulti a quella sugli embrioni, ma almeno prova a scacciare i fantasmi sulla pecora Dolly. Mentre la società italiana di chirurgia chiede l'avvio di un progetto nazionale di cinque anni finalizzato dal governo, approvato dal parlamento e vincolante per i singoli ricercatori. Ma è a Veronesi che il mondo scientifico guarda: il ministro della sanità parlerà oggi a Rimini, in partibus infidelium, e, dicono le indiscrezioni, in appoggio a Blair e Clinton. Nel frattempo, a gelare i ricercatori ci pensa il presidente del comitato nazionale di bioetica Giovanni Berlinguer, con parole aspre contro le pretese di Blair e Clinton di decidere per tutti, l'invocazione di direttive transnazionali contro il rischio di "un mero business" e, in conclusione, l'auspicio che si trovi "una terza via" (cioè quella della ricerca sulle cellule adulte): la più stretta, anche stavolta.
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Bioetica