| E l'Italia replica e raddoppia | Come negli Usa anche in Italia sono vicine le elezioni, e in più è in corso il Giubileo. E
sulla clonazione, se lì si rischia in avanti, qui si rischia l'idiozia. Signori si replica: una
settimana dopo la decisione di Blair, su quella di Clinton le obiezioni si ripetono ancor
più coriacee, malgrado il decalogo americano sia meno permissivo di quello inglese,
non consentendo la produzione di embrioni per la ricerca ma solo l'uso di quelli
congelati.
Ma notoriamente un embrione per i cattolici non è un embrione bensì una persona, anzi,
come pontifica la Pontificia accademia per la vita, "un soggetto umano con ben definita
identità" (si vede che la perdiamo tutti da adulti), che è meglio vada distrutto che essere
usato per salvare altre vite. E dunque, niet. Dice di no senza appello l'accademia
pontificia, ripete il suo no monsignor Sgreccia, che ormai contende a Di Pietro il
primato della dichiarazione quotidiana. Distinguere fra produzione di nuovi embrioni e
uso di quelli esistenti? Non se ne parla, "per la Chiesa è già un delitto congelare degli
esseri viventi risultanti da tecniche di procreazione"; figuriamoci "farne oggetto di
ricerca".
Così lo stato vaticano. Ma lo stato laico non è da meno. Né la ministra Ppi Toja, né la
deputata Verde Procacci perdono l'occasione per ribadire gli argomenti già squaternati
contro Blair, unite nel perorare la causa della ricerca sulle cellule degli adulti, ma
jamais dell'embrione. Ma in campo politico la palma dell'equilibrismo va al presidente
della camera che, intervistato dall'Espresso sulla decisione di Blair, va in edicola oggi
dopo quella di Cinton. Tesi: ne sappiamo troppo poco, dobbiamo informarci e discutere
"con serietà e senza furori ideologici". E con serietà e senza furori ideologici Violante
si allinea in buona sostanza ai cattolici: "da laico dico che non siamo proprietari della
vita altrui né dei processi vitali che riguardano altri" e che occorrono "precisi e rigorosi
doveri, prima di tutto il dovere di non impedire un progetto di vita che è probabile si
realizzi". E questo è il colpo al cerchio. Quello alla botte aggiunge che però "un no non è
sufficiente, perché prima o poi questi farmaci entreranno in commercio" e, sottintreso,
li dovremo pur potere usare.
Diverse le reazioni nel mondo medico. Il direttore dell'istituto superiore di sanità
Benaggiano preferirebbe anche lui la ricerca sulle cellule degli adulti a quella sugli
embrioni, ma almeno prova a scacciare i fantasmi sulla pecora Dolly. Mentre la società
italiana di chirurgia chiede l'avvio di un progetto nazionale di cinque anni finalizzato dal
governo, approvato dal parlamento e vincolante per i singoli ricercatori. Ma è a
Veronesi che il mondo scientifico guarda: il ministro della sanità parlerà oggi a Rimini,
in partibus infidelium, e, dicono le indiscrezioni, in appoggio a Blair e Clinton. Nel
frattempo, a gelare i ricercatori ci pensa il presidente del comitato nazionale di bioetica
Giovanni Berlinguer, con parole aspre contro le pretese di Blair e Clinton di decidere
per tutti, l'invocazione di direttive transnazionali contro il rischio di "un mero business" e,
in conclusione, l'auspicio che si trovi "una terza via" (cioè quella della ricerca sulle
cellule adulte): la più stretta, anche stavolta. |