| Il 25 agosto di cent'anni fa moriva il pensatore che ha segnato il
'900 | NIETZSCHE pensatore senza qualità? E' una
definizione paradossale che viene in mente se, sulla spinta "esteriore"
- ma poi fino a che punto? - della logica del calendario, a cent'anni
dalla morte (Weimar, 25 agosto 1900) si volge lo sguardo alle
molteplici interpretazioni, tutte in certa misura fondate, a cui la sua
opera è stata soggetta. Un destino comune a tanti classici della
tradizione, ma che in Nietzsche ha preso una forma del tutto
peculiare, dato il contenuto spesso contraddittorio dei suoi testi. Così,
neanche la deprecata lettura nazista di Nietzsche è davvero senza
fondamento nelle sue pagine, né quella "rivoluzionaria" che,
sviluppatasi a sinistra intorno al '68, accentuava altri motivi rilevanti
della sua opera (e che, detto di passaggio, avevano già attirato
l'attenzione del giovane Mussolini). Insomma, di Nietzsche sembra si
possa fare qualunque uso. E questo suscita sempre di nuovo i sospetti
degli storici "obiettivi", preoccupati di accertare che cosa egli abbia
"veramente" detto, proprio quegli storici che, almeno su questo non
ci sono dubbi, Nietzsche aveva sempre duramente disprezzato. Oggi,
dopo una lunga stagione di letture "creative" dell'opera nietzscheana
- tra le più recenti, quelle più o meno esplicitamente ispirate a
Heidegger di grandi pensatori francesi come Foucault, Deleuze,
Derrida - sembra che il pendolo oscilli di nuovo nel senso della
storiografia scolastica e riduttiva. E' forse un altro sintomo di quel
"ritorno all'ordine" che caratterizza, anche sul piano più ampiamente politico, la nostra situazione attuale: basta con le sbornie
utopistiche, con l'idea di una nuova forma di umanità libera dal peso
dell'educazione repressiva, e basta anche con l'adolescenziale
ribellione contro le pretese di tecnici e scienziati di fornirci
finalmente il modello definitivo della morale e della politica. Così,
mentre sul piano teorico si mettono da parte le idee che non
corrispondano a questo "sobrio" realismo, sul piano storico ci si
affanna a riportare le principali tesi di Nietzsche a l positivismo della
sua epoca, e persino ad esagerare la sua attenzione, sempre piuttosto
superficiale e occasionale, alla scienza naturale del suo tempo.
Naturalmente, con il sano proposito di conoscere il vero senso del suo
pensiero, le reali intenzioni che si esprimono nei suoi caotici appunti
postumi (finalmente disponibili nella loro forma originale per merito
dell'edizione critica delle Opere ideata e curata da Giorgio Colli e
Mazzino Montinari, e pubblicata in italiano da Adelphi). Nietzsche
domanderebbe il perché di una tale impresa, e ce lo chiediamo anche
noi, addestrati alla "scuola del sospetto" proprio dalla sua
riflessione. Il fatto che questa smania di ritorno all'ordine, nel caso
di Nietzsche, abbia un suo epicentro in Francia ( Perché non siamo
nietzscheani è il titolo di un recente pamphlet di due ex nuovi filosofi
francesi) è abbastanza illuminante: si tratta di fare i conti non con
l'obiettività storica, ma con quella filosofia che proprio in dialogo
con Nietzsche si è sviluppata nei decenni recenti. Ci si libera di
Nietzsche per liberarsi di Deleuze, di Foucault, di Derrida, in fondo
di Heidegger. E' difficile, per ora almeno, vedere che cosa s'intenda
sostituire alla ricchezza così poco "obiettiva" di quel pensiero.
Probabilmente si tratta di un nuovo episodio della lotta tra una
filosofia che si pensa ancora come rivolta al futuro - ma sì, anche ai
"valori": Nietzsche voleva che ne nascessero dei nuovi, ultraumani -
e un'altra che accetta di essere totalmente subordinata alle scienze e
alla tecnica, diventando essa, prima di tutto, puro sapere descrittivo,
dedito all'inventario di ciò che è stato pensato nel passato,
possibilmente senza alcuna tentazione di prendere sul serio le
domande che il pensiero del passato ha lasciato aperte. La grandezza
di Nietzsche non starà proprio nel fatto che anche la ricorrenza
puramente esteriore del centenario della sua morte ci obbliga a
riflessioni di questo genere? E' una cosa che non succede poi a molti
dei filosofi di cui ricorrono continuamente anniversari, e su cui gli
storici organizzano senza tregua convegni e simposi. Mentre questi
"chierici", che avrebbero proprio il compito di dibattere sui grandi
valori, sui progetti di trasformazione dell'esistenza, si estenuano a
esorcizzare ogni utopia filosofica, e dunque prima di tutto le
pericolose "fantasie" di Nietzsche e dei nietzscheani, le masse,
giovanili e non, accorrono ad ascoltare la predicazione del Papa, ma
anche di tanti altri profeti meno titolati, e disertano (accade ormai
anche da noi) i dipartimenti di filosofia, in cui la criticità del
pensiero sembra ridursi a dispute puramente scolastiche. In questa
situazione, anche il Nietzsche più "folle" probabilmente, ha ancora
qualcosa da dire. |