RASSEGNA STAMPA

13 AGOSTO 2000
FELICE MODICA
A spasso nella logica della materia
In "Sei pezzi facili" il Nobel Richard P. Feynman divulga i più complessi concetti della fisica
Fra il 1960 e il 1961, Richard P. Feynman, premio Nobel per la fisica nel 1965, tenne agli studenti del "California Institute of Technology" un cielo di lezioni ormai leggendarie, denominate "Lectures", Le prime sei sono adesso pubblicate in Italia da Adelphi col titolo di "Sei pezzi facili" (traduzione di Laura Servidei) e dimostrano come sia possibile spiegare con disarmante chiarezza la materia di cui è fatto il mondo.
"Qual è lo schema - si chiede Feynman parlando dell'Universo - quale il suo significato, il perché?".
In effetti, saperne qualcosa non distrugge il mistero, perché la realtà è tanto più meravigliosa di quanto potesse immaginare nessun artista del passato. Il grande fisico se la prende coi poeti di oggi. "Che uomini sono mai i poeti, che riescono a parlare di Giove pensandolo simile a un uomo, ma se è un'immensa sfera di metano e ammoniaca ammutoliscono?".
Avrebbe ragione se non fosse come già aveva dimostrato ne "Il senso delle cose" (ancora Adelphi) - egli stesso un poeta, oltre che un filosofo e uno scrittore molto spiritoso. Le sue lezioni interessano e divertono, enunciando resoconti di studi e scoperte che hanno cambiato o cambieranno il corso del mondo.
Il suo capolavoro consiste proprio nel conciliare la levità dell'esposizione col rigore scientifico.
Naturalmente non tutto ciò che spiega Feynman è comprensibile a tutti. Si pensi che egli condensa in duecento pagine secoli di conoscenza (Galileo, Newton, Einstein ecc.) nel campo in più rapido sviluppo che ci sia.
Eppure i "Sei pezzi facili", parlando di atomi in movimento, del mondo quantistiche e dei suoi paradossi, di energia e gravitazione, dei rapporti tra la fisica e le altre scienze, sono avvincenti come un romanzo insegnano più di molti anni di liceo. "Possiamo immaginare che questo complicato apparato di cose in movimento che chiamiamo mondo sia simile a una partita di scacchi giocata dagli dei, di cui noi siamo spettatori. Non conosciamo le regole del gioco; tutto ciò che ci è permesso è guardare la partita. Naturalmente, se guardiamo abbastanza a lungo, alla fine afferreremo alcune regole di base. Le regole del gioco sono ciò che chiamiamo fisica fondamentale".
Feynman ha una visione poetica dell'Universo, che non contrasta con la scienza. E' un filosofo che fa sfoggio di consumata abilità dialettica e ostenta sapienza socratica, cioè consapevolezza della propria abissale ignoranza. Tutte le conoscenze scientifiche appaiono un corpo di affermazione a diversi livelli di incertezza. Perché le leggi della scienza nascono da tentativi umani di estrapolare regole generali dai risultati sperimentali, tirando sempre ad indovinare. Il fisico Feynman parla come un liberale, esaltando la "filosofia dell'ignoranza", l'unica che rende possibile il progresso umano, frutto della libertà di pensiero.
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