LA BIOETICA IN
CATTEDRAGli insegnanti si dichiarano favorevoli alla nuova
materia. Ma resta l'equivoco della presunta "neutralità" La maggioranza dei docenti chiede di puntare con chiarezza sui valori Adesso la partita si gioca sul confronto tra educazione e informazione |
| Inserire l'insegnamento della bioetica nei percorsi scolastici? Se ne
è discusso più volte, soprattutto in occasione dell'elaborazione del
protocollo d'intesa tra il ministero della Pubblica istruzione e il
Centro nazionale di bioetica, nel 1999. La risposta alla domanda è
cautamente affermativa, ma i problemi sorgono quando ci si
pongono le domande necessariamente seguenti: quale bioetica
bisogna insegnare? E come?
Quando si dice bioetica, nella prospettiva dell'insegnamento
scolastico, si dice una parola che comprende una serie di
tematiche che includono problemi generali e filosofici come il
significato della vita o il concetto di persona; altri più concreti (e
spesso già presenti nelle scuole) come la salute, la sessualità, la
tossicodipendenza...; altri proposti spesso da fatti di cronaca,
come l'ingegneria genetica, la fecondazione artificiale e
l'eutanasia; o ancora, temi come la contraccezione, l'aborto, i
trapianti di organi, i disorientamenti sessuali... Un ventaglio di
questioni molto vasto, che toccano da vicino tutti i cittadini, ma in
particolare gli adolescenti e i giovani, e anche i bambini. E
soprattutto un ventaglio di quesiti che ha profonde implicazioni
etiche. Può esistere un insegnamento eticamente neutrale su questi
temi? E, se tale non può essere, quale etica dovrà assumere
l'insegnamento?
Nell'ultimo numero della rivista Medicina e Morale, bimestrale
del Centro di bioetica dell'Università Cattolica, si trova un
interessante articolo di Maria Luisa di Pietro dedicato
all'"Inserimento della bioetica nei curricoli scolastici", che
sintetizza i risultati di un'indagine conoscitiva svolta, a partire dal
'95, su un campione di un migliaio di insegnanti di scuole di ogni
ordine e grado.
È interessante notare che solo una parte minima di insegnanti
(3%) esclude la possibilità che la bioetica venga inserita nei
curricoli scolastici, ma è ancora più interessante il fatto che a
fronte di un 19% che ritiene debba essere inserita con scopo solo
informativo, c'è una vasta maggioranza (76%) che ritiene che
debba avere invece uno scopo formativo. Dunque, la bioetica
viene considerata parte integrante di un progetto educativo
globale, e non soltanto come un modo per aiutare i ragazzi a
capire i termini di un dibattito pubblico in corso o a renderli
consapevoli sulle domande che le nuove frontiere della scienza
pongono.
Coerentemente, la maggior parte degli insegnanti ritiene che la
scuola deve produrre un orientamento etico, rispettando almeno
quei valori che sono considerati basilari per l'esistenza della
società (la vita, la famiglia, la persona). La maggior parte degli
insegnanti, dunque, non concorda con la posizione che potremmo
chiamare "neutralista" di chi ritiene che una scuola laica debba
presentare agli studenti per ogni problema la molteplicità delle
interpretazioni possibili a seconda dei vari orientamenti etici,
lasciando a ognuno la possibilità di fare le proprie scelte. Chi
sostiene questa tesi ritiene che in questo modo si eviti da una parte
il pericolo che la scuola possa imporre un'etica "di Stato" (e non
si sa quale potrebbe essere) o, dall'altro, che sposi posizioni non
condivise dalle famiglie e dagli studenti stessi, o accettate solo da
una parte di essi.
Secondo Maria Luisa Di Pietro, però, una scelta come questa
"non solo svilisce le possibilità stesse dell'educazione, ma crea
anche confusione in chi, per motivi di età, fisiologici, di
strutturazione della propria identità personale, ha bisogno di una
guida e di forti motivazioni". A parte il fatto che "la scelta della
neutralità è di per se stessa frutto di un ben preciso orientamento
etico".
Più interessante appare allora l'ipotesi di individuare un nucleo di
valori condivisi a cui fare riferimento. Il Comitato nazionale di
bioetica li aveva indicati in un documento del '91, "Bioetica e
formazione nel sistema sanitario". Sono "il rispetto della vita
umana, dell'individualità e dell'autonomia, la responsabilità, l'idea
antropologicamente integrale della corporeità dell'uomo, la
sacralità e la qualità della vita, non necessariamente intese nel
quadro di una fede religiosa". Ma la cultura nel nostro Paese è
ormai talmente frammentata che anche su questi valori esistono
interpretazioni diverse: il problema resta dunque aperto.
C'è pure un 17% di insegnanti che propone una non meglio
definita "etica del momento", che sostanzialmente dovrebbe
aiutare gli studenti a conoscere la situazione storica e culturale e
ad adeguarsi ad essa. Chi, comunque, dovrebbe scegliere
l'orientamento etico cui fare riferimento? In netta maggioranza
(quasi l'87%), gli insegnanti pensano che la scelta debba essere
fatta in stretta collaborazione con la famiglia - che invece non
viene presa in considerazione nel protocollo d'intesa - , che
dovrebbe anche aiutare a individualizzare l'insegnamento,
adattandolo allo sviluppo psicologico di ogni alunno. Anche se,
commenta Maria Luisa Di Pietro, "l'attuale rapporto tra scuola e
famiglia, la situazione in cui versa la famiglia oggi, relega quanto
detto sul piano dell'utopico: le grandi mete sono sempre difficili
da raggiungere, ma non per questo non si devono proporre".
Proprio perché ritengono che l'insegnamento della bioetica debba
essere parte integrante del progetto formativo della scuola, gli
insegnanti mostrano scarsa fiducia nell'utilità che esso venga
affidato ad esperti esterni, come invece è avvenuto generalmente
fino ad ora. In realtà le sperimentazioni in questo campo sono
ancora molto poche: nel 73% delle scuole degli intervistati non ci
sono state iniziative specifiche sui temi della bioetica. E quando ci
sono state solo in percentuale minima sono state gestite da docenti
delle scuole stesse: in genere si trattava di lezioni tenute da esperti
di vario tipo.
Invece, la maggior parte degli insegnanti ritiene di essere in grado
di affrontare quegli stessi problemi, o di poterlo fare
approfondendo la propria preparazione. Ancora una volta dunque
si smentisce una certa immagine dell'insegnante "nostrano":
demotivato, con poca voglia di assumersi impegni che
sicuramente portano con sé complicazioni e problemi,
impreparato. La maggior parte dei professori ha fiducia in se
stessa ed è disponibile ad aggiornarsi ulteriormente per essere
all'altezza di quel compito formativo di cui è convinto che la
scuola non possa fare a meno. |