L'utopia culturale che unì il MediterraneoLa comune tradizione europea ripercorsa in una
serie di "mappe": parla il curatore Gian Mario Anselmi "In Agostino e nel Corano le basi dell'ermeneutica" |
| Un'opera che vorrebbe essere una "mappa" della letteratura
europea e mediterranea, dalle origini al Novecento, cercando di
contribuire ad una utopia di pace, ma senza nascondere i momenti
più tragici che dalla storia si sono riflessi nella cultura. Con
un'idea di Europa "non solo statutaria" ma anche culturale.
Costruita per saggi di diversi specialisti, l'opera lega dunque la
letteratura alla storia dei Paesi, e ha come critici di riferimento,
spiega Gian Mario Anselmi (che è il curatore, docente di
letteratura italiana a Bologna) "Curtius e Dionisotti. Curtius che
ha visto l'eredità latina nella letteratura medievale, e così noi
abbiamo cercato la "lunga durata" dal Medioevo ai giorni nostri, e
Dionisotti, maestro di geografia della letteratura: due maestri di
metodo, dunque". Il primo volume, Mappe della letteratura
europea e mediterranea. Dalle origini al Don Chisciotte (Bruno
Mondadori, pagine 378, lire 42.000) è uscito ora, il secondo (Dal
barocco al Novecento) uscirà a settembre.
L'inizio è con Agostino, con il "De doctrina christiana" e la
letteratura sapienzale (studiati da Umberto Di Raimo), e, in
parallelo, con il Corano (studiato da Idia Zilio-Grandi), che è la
prima opera scritta in arabo: "Per me sono quelli i due pilastri
dell'ermeneutica - dice Anselmi -: le culture europea e
mediterranea non si possono capire se non in riferimento
all'ermeneutica sapienzale, anche per la tradizione letteraria".
"I punti di contatto tra queste ermeneutiche, oltre a Dante, che si
pensa conoscesse i testi mistici arabi, sono nell'interpretazione di
questo mondo "attraverso" un altro mondo. E questo è più rigido
nella cultura islamica. Dalla visione di questo mondo con un altro
mondo, vengono metafora e allegoria". Tra i punti d'arrivo,
invece, nel Novecento, la letteratura dell'Olocausto (un saggio di
Alberto Bertoni): "È stato solo con la letteratura - dice Anselmi -
che si è potuto cominciare a parlare di quel che era accaduto nei
lager, di cui sembrava non si potesse dire nulla".
Tra i testi che danno forma a una "utopia di pace" , secondo
Anselmi, "vi sono già la "Monarchia" e la "Commedia" di Dante.
E la tradizione romantica. Shelley, Byron, i poeti inglesi che erano
per le patrie comuni non in conflitto. Nel Novecento il discorso si
complica. Molti autori predicano il superamento dei conflitti. E a
questo riguardo, nei paesi di lingua tedesca, nella fascia
danubiana, si è determinato un paradosso. Per molto tempo il
tedesco è stato la lingua franca di Cecoslovacchia, Romania,
Bulgaria: di Canetti, Rilke, Celan, Kafka. Questo è poi
scomparso. Il nazismo ha distrutto le comunità ebraica. Ma questa
lingua è stata un grande veicolo di cultura. Come testimonia "La
lingua salvata" di Canetti. Il paradosso è stato che Hitler con il suo
esasperato nazionalismo ha distrutto la cultura di lingua tedesca.
La mia speranza è che la letteratura ci salvi ancora, ci aiuti ancora
a conoscere le cose".
Il saggio che si è riservato Anselmi da scrivere in prima persona, è
su Firenze e "le frontiere dell'Umanesimo".
"Ho scelto l'Umanesimo - dice Anselmi - per le innovazioni per la
cultura laica e nel pensiero politico. L'Umanesimo sarà
Machiavelli e Guicciardini, e un'interpretazione della sapienza e
della saggezza, e ancora ritorneranno Agostino e il razionalismo
averroista, mediato da San Tommaso. Petrarca ha avviato il
confronto tra tradizione laica e testi patristici. Nel Seicento
ritornerà Agostino, e Pascal. Nasce la saggezza laica politica
diversa dalla sapienza religiosa tradizionale". Com'è ovvio,
nell'opera si ritrovano i più diversi percorsi culturali . Come
quello sui generi che "trasmigrano" da una cultura all'altra: "Per
esempio il racconto breve, la novella, che riemerge nel teatro e
attraversa tutte le tradizioni, la lirica amorosa, che è nella cultura
islamica come nel nostro Medioevo. E l'epica, che arriva fino a
Tasso". |