RASSEGNA STAMPA

7 AGOSTO 2000
MARIO TALAMONA
Il manifesto di Amartya Sen: non c'è progresso senza libertà
Nel suo nuovo saggio, il Premio Nobel indiano per l'economia mette a fuoco i fondamenti dello sviluppo. Che si ottiene eliminando le fonti di oppressione e rispettando i diritti civili
Amartya Sen "Lo sviluppo è libertà" è edito da Mondadori, pagine 312, lire 35.000
L' idea di sviluppo come libertà è "rivoluzionaria". Se, in base a considerazioni di valore, poniamo al centro dell'analisi le libertà sostanziali, mettiamo a fuoco i fini che rendono importante lo sviluppo stesso e non soltanto i mezzi che hanno un ruolo cruciale in quel processo. Per giudicare se ci sia o no progresso, dobbiamo chiederci innanzitutto se siano promosse le libertà delle persone. Perciò lo sviluppo richiede che siano eliminate le principali fonti di illibertà: dalla povertà materiale alla carenza di servizi pubblici e interventi sociali, dalla mancanza di sicurezza alle violazioni del diritto di partecipare alla vita sociale, politica ed economica. Le libertà sostanziali sono parti costitutive dello sviluppo, mentre visioni contrapposte, più ristrette, lo identificano con la crescita del Pil o del reddito pro capite, con l'industrializzazione, il progresso tecnologico o la modernizzazione della società, che sono tra i mezzi, pur fondamentali, per conseguirlo. Ma la seconda ragione per cui la libertà è decisiva nel processo di sviluppo riguarda la sua efficacia: perché esso dipende totalmente, dati certi vincoli, dalla libera azione degli individui come agenti. In presenza di adeguate occasioni sociali, i singoli - appunto "agenti", non "pazienti", secondo la distinzione medievale - possono sia essere artefici del proprio destino, sia aiutarsi reciprocamente in modo efficace. Per collegare i due aspetti di un "processo integrato di espansione di libertà sostanziali interconnesse", è tuttavia indispensabile analizzare i nessi empirici (causali) fra l'azione libera come parte costitutiva dello sviluppo e le libertà strumentali che essa contribuisce a rafforzare e che si saldano fra loro, con effetti cumulativi e anzi moltiplicativi. Libertà strumentali decisive, distinte ma interconnesse, sono ad esempio le libertà politiche, le infrastrutture economiche, le opportunità sociali, la trasparenza e la sicurezza protettiva: condizioni che una politica pubblica la quale miri a uno sviluppo generale delle capacità umane e delle libertà sostanziali dovrebbe promuovere con vigore. Si possono riassumere così i capisaldi della vasta analisi che Amartya Sen, Premio Nobel 1998 per l'economia, già docente a Calcutta, Cambridge e Delhi, alla London School of Economics, a Oxford, rettore al Trinity College, ma non per caso anche professore di filosofia ed economia a Harvard, presenta in un libro di grande respiro, accessibile a tutti, Lo sviluppo è libertà . L'autore è un economista ben noto per i suoi apporti scientifici alle teorie economiche del benessere, dello sviluppo e delle scelte sociali. Ma aveva ragione Stefano Zamagni nel definire parte della sua opera ( Scelta, benessere, equità , 1986) come "uno dei maggiori contributi alla filosofia politica degli ultimi trent'anni", dove l'analisi economica è utilizzata per gettar luce su questioni la cui portata va al di là dell'economia. Ora l'autore medesimo designa la sua come "analisi politica", integrata ed empiricamente fondata sulle attività economiche, sociali e politiche, così da tener conto di un'ampia varietà di istituzioni e di molti centri d'azione interagenti l'uno con l'altro. Un approccio che consente di delineare una rigorosa strategia dello sviluppo, per la quale emergono i ruoli vitali di molte istituzioni diverse (mercati e organizzazioni, governi, autorità locali, partiti politici, associazioni, strutture scolastiche, luoghi di dialogo e dibattito pubblico, mezzi di comunicazione compresi). La stessa visione del mercato risulta più comprensiva di quelle invocate sia per difenderne il meccanismo, sia per attaccarlo. Fra tanti specialisti che sanno "sempre più intorno a sempre meno", Amartya Sen può ricollegarsi, oltre che a Smith per le radici nella filosofia morale, alla "grandiosa dinamica" degli economisti classici in tema di crescita. Ma va oltre lo sviluppo "economico", in questo manifesto delle libertà.
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