Il manifesto di Amartya Sen: non c'è
progresso senza libertà| Nel suo nuovo saggio, il Premio Nobel indiano
per l'economia mette a fuoco i fondamenti dello
sviluppo. Che si ottiene eliminando le fonti di
oppressione e rispettando i diritti civili |
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| Amartya Sen "Lo sviluppo è libertà" è edito da
Mondadori, pagine 312, lire 35.000 | L' idea di sviluppo come libertà è "rivoluzionaria". Se, in
base a considerazioni di valore, poniamo al centro dell'analisi le
libertà sostanziali, mettiamo a fuoco i fini che rendono importante
lo sviluppo stesso e non soltanto i mezzi che hanno un ruolo
cruciale in quel processo. Per giudicare se ci sia o no progresso,
dobbiamo chiederci innanzitutto se siano promosse le libertà delle
persone. Perciò lo sviluppo richiede che siano eliminate le
principali fonti di illibertà: dalla povertà materiale alla carenza di
servizi pubblici e interventi sociali, dalla mancanza di sicurezza
alle violazioni del diritto di partecipare alla vita sociale, politica
ed economica. Le libertà sostanziali sono parti costitutive dello
sviluppo, mentre visioni contrapposte, più ristrette, lo identificano
con la crescita del Pil o del reddito pro capite, con
l'industrializzazione, il progresso tecnologico o la
modernizzazione della società, che sono tra i mezzi, pur
fondamentali, per conseguirlo. Ma la seconda ragione per cui la
libertà è decisiva nel processo di sviluppo riguarda la sua
efficacia: perché esso dipende totalmente, dati certi vincoli, dalla
libera azione degli individui come agenti. In presenza di adeguate
occasioni sociali, i singoli - appunto "agenti", non "pazienti",
secondo la distinzione medievale - possono sia essere artefici del
proprio destino, sia aiutarsi reciprocamente in modo efficace. Per
collegare i due aspetti di un "processo integrato di espansione di
libertà sostanziali interconnesse", è tuttavia indispensabile
analizzare i nessi empirici (causali) fra l'azione libera come parte
costitutiva dello sviluppo e le libertà strumentali che essa
contribuisce a rafforzare e che si saldano fra loro, con effetti
cumulativi e anzi moltiplicativi. Libertà strumentali decisive,
distinte ma interconnesse, sono ad esempio le libertà politiche, le
infrastrutture economiche, le opportunità sociali, la trasparenza e
la sicurezza protettiva: condizioni che una politica pubblica la
quale miri a uno sviluppo generale delle capacità umane e delle
libertà sostanziali dovrebbe promuovere con vigore.
Si possono riassumere così i capisaldi della vasta analisi che
Amartya Sen, Premio Nobel 1998 per l'economia, già docente a
Calcutta, Cambridge e Delhi, alla London School of Economics, a
Oxford, rettore al Trinity College, ma non per caso anche
professore di filosofia ed economia a Harvard, presenta in un
libro di grande respiro, accessibile a tutti, Lo sviluppo è libertà .
L'autore è un economista ben noto per i suoi apporti scientifici
alle teorie economiche del benessere, dello sviluppo e delle scelte
sociali. Ma aveva ragione Stefano Zamagni nel definire parte della
sua opera ( Scelta, benessere, equità , 1986) come "uno dei
maggiori contributi alla filosofia politica degli ultimi trent'anni",
dove l'analisi economica è utilizzata per gettar luce su questioni
la cui portata va al di là dell'economia. Ora l'autore medesimo
designa la sua come "analisi politica", integrata ed empiricamente
fondata sulle attività economiche, sociali e politiche, così da tener
conto di un'ampia varietà di istituzioni e di molti centri d'azione
interagenti l'uno con l'altro. Un approccio che consente di
delineare una rigorosa strategia dello sviluppo, per la quale
emergono i ruoli vitali di molte istituzioni diverse (mercati e
organizzazioni, governi, autorità locali, partiti politici,
associazioni, strutture scolastiche, luoghi di dialogo e dibattito
pubblico, mezzi di comunicazione compresi). La stessa visione
del mercato risulta più comprensiva di quelle invocate sia per
difenderne il meccanismo, sia per attaccarlo.
Fra tanti specialisti che sanno "sempre più intorno a sempre
meno", Amartya Sen può ricollegarsi, oltre che a Smith per le
radici nella filosofia morale, alla "grandiosa dinamica" degli
economisti classici in tema di crescita. Ma va oltre lo sviluppo
"economico", in questo manifesto delle libertà. |