La clonazione annunciata| Il governo inglese si prepara a dare a
settembre il via libera agli embrioni
umani |
| La più volte annunciata
autorizzazione a clonare embrioni umani
per ricerche terapeutiche potrebbe essere
imminente. Il governo inglese, che dispone
dal maggio scorso di un rapporto
scientifico favorevole alla decisione,
potrebbe annunciare a settembre che nei
laboratori del Regno Unito sarà legale
tentare di riprodurre embrioni umani con la
tecnica della clonazione, al fine di trarne
cellule staminali, giovani e non ancora
specializzate. Queste cellule, si spera,
potranno essere coltivate e "istruite" ad
evolversi in tessuto cerebrale, o di fegato,
o di rene, o di pelle umana.
Potrebbero così essere trapiantate senza
rischi di rigetto nei malati, iniettando vita
nuova e fresca in organi afflitti da malattie
degenerative, cioè proprio da un processo
anticipato di invecchiamento delle cellule.
La notizia è tratta da un'intervista di un
ministro del governo Blair, Lord
Sainsbury.
LORD Sainsbury, interpellato sulla
delicata decisione, ha affermato: "Gli
importanti vantaggi che potrebbero
derivare da questa ricerca sopravanzano
ogni altra considerazione". Sainsbury ha
precisato di parlare a titolo personale.
Che la comunità scientifica sia da tempo
favorevole a questo passo è cosa nota. Già
due anni fa, l'Autorità indipendente che
regola la materia in Gran Bretagna aveva
espresso parere favorevole. Il governo,
però, rinviò la decisione, e chiese un altro
rapporto alla massima autorità medica del
paese. Liam Donaldson ha consegnato la
relazione a maggio, e per quanto non sia
stata ancora pubblicata è noto che
suggerisce al governo di autorizzare la
clonazione terapeutica, seppure con certe
salvaguardie etiche.
La prima di queste dovrebbe essere
l'obbligo di condurre questi esperimenti a
soli scopi di ricerca. Non si tratterebbe,
cioè, dell'avvio di una pratica industriale di
produzione di pezzi di ricambio per malati.
Gli stessi scienziati di Edinburgo, che sono
all'avanguardia in queste ricerche,
segnalano del resto che l'ipotesi di dotare
ogni potenziale malato di diabete o di
Alzheimer di cellule giovani in frigorifero
da usare alla bisogna è fantascientifica e
lontana. Anche ammesso che si riesca a
clonare un embrione umano, niente
assicura che sarebbe possibile estrarne
delle cellule e trasformarle nei tessuti
richiesti. Nei topi questa tecnica è stata
provata con qualche successo, ma nel caso
degli uomini si tratterebbe di iniziare da
zero la sperimentazione. La seconda
condizione concerne il divieto di trarre
cellule da embrioni umani frutto di un
aborto. La terza sarebbe ovviamente il
divieto di far crescere l'embione umano
eventualmente clonato oltre i sette-otto
giorni, tentando così di farlo sviluppare in
un essere umano vero e proprio, un
baby-Dolly, al pari della pecora clonata
proprio ad Edinburgo che diede il via alle
polemiche sulla clonazione.
Naturalmente, ogni volta che viene
rilasciato un ballon d'essai su questa
materia per vedere come reagisce
l'opinione pubblica, i gruppi religiosi,
antiabortisti e fondamentalisti protestano:
"Un embrione umano è una vita umana - ha
dichiarato ieri un portavoce della Chiesa
Cattolina inglese - e questo è creare una
vita umana attraverso la clonazione". Alle
accuse di "cannibalismo tecnologico" la
comunità scientifica risponde tentando di
sottolineare gli straordinari risultati che
una tale tecnica potrebbe dare, se avesse
successo. Il mondo è pieno di malati
bisognosi di cure per malattie degenerative
fatali: leucemia, diabete, cadiopatie, epatiti
e distrofie muscolari. Lo sviluppo di una
vera e propria medicina rigenerativa, fatta
di trapianti di cellule giovani e funzionanti,
potrebbe essere una svolta epocale per
l'umanità. Se è eticamente discutibile la
clonazione, "altrettanto eticamente
discutibile sarebbe rinunciare a curare tanti
esseri umani, sapendo di poterlo fare",
come ha più volte spiegato a Repubblica
uno dei padri della pecora Dolly, lo
scienziato di Edimburgo Harry Griffin.
In più, come ha detto ieri il celebre biologo
Richard Dawkins, dell'Università di
Oxford, "le implicazioni morali dell'uso di
embrioni umani sono inferiori a quelle
connesse con l'uso di mammiferi ed altri
animali in esperimenti scientifici".
Intanto, gli scienziati inglesi sono già
autorizzati a sperimentare su embrioni
umani al solo fine di ricerche sulla fertilità
e su alcune malattie genetiche: ma hanno a
disposizione una dotazione molto ristretta
di uova fecondate, e della peggiore qualità,
perché sono il frutto dell'inseminazione
artificiale, dunque appartenenti a quella
parte della popolazione affetta da problemi
di fertilità. D'altro canto, l'entusiasmo
verso la clonazione come metodo di
riproduzione sta scemando. Nonostante
Dolly, i vitelli e i maiali, le percentuali di
fallimento restano altissime, facendo della
clonazione una tecnica dispendiosa e dai
risultati incerti, più un'arte che una scienza.
La decisione finale del governo inglese è
comunque destinata a creare forti
polemiche. Per questo Blair sta prendendo
tempo, sperando che un ampio dibattito
pubblico sulla materia lo spogli di quegli
aspetti morbosi con cui i mass media
tendono a presentarli, parlando di medicina
Frankestein e annunciando imminenti
clonazioni di esseri umani. |