RASSEGNA STAMPA

31 LUGLIO 2000
ANTONIO POLITO
La clonazione annunciata
Il governo inglese si prepara a dare a settembre il via libera agli embrioni umani
La più volte annunciata autorizzazione a clonare embrioni umani per ricerche terapeutiche potrebbe essere imminente. Il governo inglese, che dispone dal maggio scorso di un rapporto scientifico favorevole alla decisione, potrebbe annunciare a settembre che nei laboratori del Regno Unito sarà legale tentare di riprodurre embrioni umani con la tecnica della clonazione, al fine di trarne cellule staminali, giovani e non ancora specializzate. Queste cellule, si spera, potranno essere coltivate e "istruite" ad evolversi in tessuto cerebrale, o di fegato, o di rene, o di pelle umana.
Potrebbero così essere trapiantate senza rischi di rigetto nei malati, iniettando vita nuova e fresca in organi afflitti da malattie degenerative, cioè proprio da un processo anticipato di invecchiamento delle cellule. La notizia è tratta da un'intervista di un ministro del governo Blair, Lord Sainsbury. LORD Sainsbury, interpellato sulla delicata decisione, ha affermato: "Gli importanti vantaggi che potrebbero derivare da questa ricerca sopravanzano ogni altra considerazione". Sainsbury ha precisato di parlare a titolo personale.
Che la comunità scientifica sia da tempo favorevole a questo passo è cosa nota. Già due anni fa, l'Autorità indipendente che regola la materia in Gran Bretagna aveva espresso parere favorevole. Il governo, però, rinviò la decisione, e chiese un altro rapporto alla massima autorità medica del paese. Liam Donaldson ha consegnato la relazione a maggio, e per quanto non sia stata ancora pubblicata è noto che suggerisce al governo di autorizzare la clonazione terapeutica, seppure con certe salvaguardie etiche.
La prima di queste dovrebbe essere l'obbligo di condurre questi esperimenti a soli scopi di ricerca. Non si tratterebbe, cioè, dell'avvio di una pratica industriale di produzione di pezzi di ricambio per malati.
Gli stessi scienziati di Edinburgo, che sono all'avanguardia in queste ricerche, segnalano del resto che l'ipotesi di dotare ogni potenziale malato di diabete o di Alzheimer di cellule giovani in frigorifero da usare alla bisogna è fantascientifica e lontana. Anche ammesso che si riesca a clonare un embrione umano, niente assicura che sarebbe possibile estrarne delle cellule e trasformarle nei tessuti richiesti. Nei topi questa tecnica è stata provata con qualche successo, ma nel caso degli uomini si tratterebbe di iniziare da zero la sperimentazione. La seconda condizione concerne il divieto di trarre cellule da embrioni umani frutto di un aborto. La terza sarebbe ovviamente il divieto di far crescere l'embione umano eventualmente clonato oltre i sette-otto giorni, tentando così di farlo sviluppare in un essere umano vero e proprio, un baby-Dolly, al pari della pecora clonata proprio ad Edinburgo che diede il via alle polemiche sulla clonazione.
Naturalmente, ogni volta che viene rilasciato un ballon d'essai su questa materia per vedere come reagisce l'opinione pubblica, i gruppi religiosi, antiabortisti e fondamentalisti protestano: "Un embrione umano è una vita umana - ha dichiarato ieri un portavoce della Chiesa Cattolina inglese - e questo è creare una vita umana attraverso la clonazione". Alle accuse di "cannibalismo tecnologico" la comunità scientifica risponde tentando di sottolineare gli straordinari risultati che una tale tecnica potrebbe dare, se avesse successo. Il mondo è pieno di malati bisognosi di cure per malattie degenerative fatali: leucemia, diabete, cadiopatie, epatiti e distrofie muscolari. Lo sviluppo di una vera e propria medicina rigenerativa, fatta di trapianti di cellule giovani e funzionanti, potrebbe essere una svolta epocale per l'umanità. Se è eticamente discutibile la clonazione, "altrettanto eticamente discutibile sarebbe rinunciare a curare tanti esseri umani, sapendo di poterlo fare", come ha più volte spiegato a Repubblica uno dei padri della pecora Dolly, lo scienziato di Edimburgo Harry Griffin.
In più, come ha detto ieri il celebre biologo Richard Dawkins, dell'Università di Oxford, "le implicazioni morali dell'uso di embrioni umani sono inferiori a quelle connesse con l'uso di mammiferi ed altri animali in esperimenti scientifici".
Intanto, gli scienziati inglesi sono già autorizzati a sperimentare su embrioni umani al solo fine di ricerche sulla fertilità e su alcune malattie genetiche: ma hanno a disposizione una dotazione molto ristretta di uova fecondate, e della peggiore qualità, perché sono il frutto dell'inseminazione artificiale, dunque appartenenti a quella parte della popolazione affetta da problemi di fertilità. D'altro canto, l'entusiasmo verso la clonazione come metodo di riproduzione sta scemando. Nonostante Dolly, i vitelli e i maiali, le percentuali di fallimento restano altissime, facendo della clonazione una tecnica dispendiosa e dai risultati incerti, più un'arte che una scienza.
La decisione finale del governo inglese è comunque destinata a creare forti polemiche. Per questo Blair sta prendendo tempo, sperando che un ampio dibattito pubblico sulla materia lo spogli di quegli aspetti morbosi con cui i mass media tendono a presentarli, parlando di medicina Frankestein e annunciando imminenti clonazioni di esseri umani.
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