RASSEGNA STAMPA

29 LUGLIO 2000
ANACLETO VERRECCHIA
Le più belle pagine di Nietzsche in economia
Il mio vecchio amico Prezzolini diceva che il modo migliore di ricordare un autore è quello di ristamparne le opere in edizioni a basso prezzo, sì che possano comperarle anche i lettori squattrinati, ammesso che tra quelli che leggono veramente ci siano anche dei non squattrinati. E' proprio quello che ha fatto la Bur con questa scelta delle più belle pagine dì Nietzsche ("La stella danzante", scelta, introduzione e traduzione di Sossio Giametta, pp. 500, L. 18.000), di cui ricorre il centenario della morte. E ne ha affidato il compito a Sossio Giametta, che di Nietzsche è sicuramente il maggiore studioso italiano, non solo perché ne ha tradotto quasi tutte le opere, ma anche perché ne ha saputo interpretare il pensiero come nessun altro. Leggete i suoi saggi e ve ne accorgerete subito.
Ma che fatale coincidenza! Mentre la Chiesa celebra, con sfarzo e solennità, il Giubileo, ricorrono due anniversari che sembrano fatti apposta per guastare la festa dei chierici: la morte di Giordano Bruno e quella di Nietzsche. Il primo è la vittima più illustre dell'Inquisizione cattolica, il secondo è l'autore dì un'opera che s'intitola "L'Anticristo. Maledizione sul cristianesimo". Ci ha forse messo la coda il diavolo?
La prosa di Nietzsche danza, ma danza anche quella di Giametta. E' la dimostrazione che si può parlare di filosofia anche in uno stile chiaro e avvincente. Ma gli accademici, che di solito hanno una prosa ingarbugliata e contorta come le radici del caprino bianco, arricciano il naso dinanzi alla pagina ben scritta e alla frase che sorride. Dicono che questo sa di "giornalismo".Sciagurati! Per la stessa ragione le donne brutte, accusano di leggerezza quelle carine. Per fortuna Giametta non è un accademico; e scrive per farsi leggere e per comunicare dei pensieri, non per fare, fumo "scientifico".
In quest'epoca di morale dolciastra e "larmoyante", da lazzaretto, dove nessuno ha l'orgogliosa sensazione di essere qualche cosa, né come individuo né come cittadino, le pagine di Nietzsche suonano come una sferzata e possono essere, proprio per questo, salutari. Cito un passo dell'" Anticristo": "Questa tolleranza e largeur di cuore, che tutto perdona perché tutto comprende, è per noi scirocco. Meglio vivere tra i ghiacciai che tra le virtù moderne e altri venti del Sud ... Eravamo assetati di lampi e gesta, siamo rimasti il più lontano possibile dalla felicità dei rammolliti, dalla rassegnazione ... Formula della nostra felicità: un Si, un No, una linea diritta, una meta".Non è necessario condividere tutto quello che dice, ma non si può fare a meno di riconoscere che lo dice in alto. I tuoni e le saette di Nietzsche contro la morale cristiana, che egli chiama morale da schiavi, fanno una stecca terribile nel coro giulebboso del pietismo o perdonismo imperante. Riacquistiamo il sentimento tragico della vita, perché la vita è tragica. Meglio un quaresimale di Zarathustra che la predica untuosa di certi chierici in fregola televisiva.
Tradurre Níetzsche non è facile, perché bisogna avere molta sensibilità per la lingua e lavorare, in certa misura, anche come poeta. Ma Giametta ci riesce magnificamente, perché sa mettersi in sintonia non solo con lo spirito di Nietzsche, ma anche con la sua prosa ispirata e musicale. Due parole anche sulla sua interpretazione. Come Zarathustra-Nietzsche si vanta di aver raccolto in unità membra sparse, così Giametta ha dato unità organica a quegli aspetti nietzschiani che di solito vengono messi in risalto separatamente: il poeta, il moralista, lo psicologo, il filosofo, il filologo, il profeta. Solo così, egli dice, è possibile sciogliere l'enigma che Nietzsche ha sempre rappresentato per tutti. Inoltre la "Kulturkritik" di Nietzsche non sarebbe soltanto critica della cultura e della modernità, ma anche critica e affossamento della civiltà creata dal cristianesimo, in contrapposizione al mondo antico. Che poi in Italia nessuno abbia ancora pensato di assegnare il premio Nietzsche a Sossio Giametta, vale a dire al suo maggiore evangelista, non deve far meraviglia, perché l'Italia si sviluppa alla rovescia come la coda dei vitelli.
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