Moratoria sui "transgenici"Prodi:"Necessario abolirla" "Solo la direttiva potrà garantire i consumatori" PECORARO
SCANIO: "Tutelare anche gli interessi dell'agricoltura e di un buon livello di qualità dei prodotti" |
| Se la moratoria sui cibi transgenici venisse abolita con un sentenza della Corte di giustizi l'Europa si troverebbe "con una disciplina molto meno severa e meno protettiva per le nostre popolazioni". E poiché proprio questo è il rischio che si pone se si volesse insistere sulla strada del blocco piuttosto che su quella di una direttiva che garantisca i consumatori, il presidente della Commissione Romano Prodi non ha dubbi: nella "guerra delle biotecnologíe" che da qualche giorno, tra molti equivoci si combatte tra Bruxelles e le capitali dei Quindici si schiera dalla parte della "sua" commissaria all'ambiente Margot Wallstrom.
La presa di posizione farà discutere, e le prime avvisaglie si son manifestate già ieri sera, quando il ministro dell'Ambiìente italiano Willer Bordon ha contestato apertamente la scelta di Prodi, del quale, peraltro, condivide la provenienza politica. Il presidente, d'altra parte, nella sua dichiarazione dell'altra sera a un gruppo di giornalistí italiani non aveva certo sfumato i toni: "Ho letto sui giornal che vi ponete il problema se io sia completamente d'accordo col commissario Wallstrom: ebbene, sonp perfettamente d'accordo con lei". Sugli organismi geneticamente modificati (ogm), aveva spiegato poi, la moratoria decretata nel 1998 verrà tolta "nel prossimo autunno", ovvero quando la Commissione, Parlamento e Consiglio dei ministri avranno adottato la direttìva che introduce una disciplina di garanzia per i consumatori. Oltre l'autunno con l'embargo non si potrebbe andare, pena l'avvio da parte delle aziende colpite di una serie di iniziative giudiziarie che si concluderebbero, con ogni probabilità, con la bocciatura della moratoria stessa. A quel punto ci si ritroverebbe senza moratoria e senza direttiva, in una situazione, cioè, in cui le multinazionali potrebbero davvero fare il bello e il cattivo tempo. Insomma, ha chiarito il presidente, "la Commissione non subisce alcun ricatto da parte delle multinazionali. Anzi, direi che ci si trova in una situazione completamente opposta: la Commissione pone una disciplina estremamente severa, mentre le multinazionali sarebbero contentissime se non si facesse nulla, proprio perché allora si dovrebbe aprire il mercato in modo indiscriminato".
L'affondo di Prodi sembra lasciare, comunque, qualche margine di compromesso con quanti ritengono che la revoca della moratoria provocherà rischi per la sicurezza dei consumatori e, come si è cominciato a vedere ieri, nella riunione del Consiglio dei ministri agricoli dei Quindici, anche per la buona salute delle campagne europee, almeno quelle biologicamente irreprensibili e orientata sulla qualità, nonché delle tasche dei coltivatori. Si tratta, come si è visto nei giorni scorsi, di uno schieramento forte, che comprende molti paesi e in alcuni (per esempio Italia e Francia) coinvolge la piena responsabilità dei governi. I margini potrebbero consistere nella ricerca di un nuovo accordo, che porti all'adozione di una direttiva ancora più severa e limitativa sulla base del "principio della precauzione". Su questa possibilità non dovrebbero esserci obiezioni di fondo da parte della Commissione, mentre, semmai, qualche problema si porrebbe proprio nel Consiglio del ministri, dove obiezioni verrebbero sicuramente da parte della Gran Bretagna e probabilmente di qualche altro governo. Inoltre, ci sono da considerare gli aspetti internazionali: come già la moratoria, una disciplina comunitaria troppo rigorosa potrebbe aprire un contenzioso nell'Organizzazione mondiale del commercio e riaccenderebbe sicuramente un conflitto con gli Stati Uniti, i quali, come si sa, sono
schierati sulla linea della liberalizzazione più spinta e sono (essi sì) schierati al fianco delle multinazionali. Ambienti vicini alla Commissione fanno notare che questi sono i problemi su cui i fautori del "principio della precauzione" farebbero bene a concentrare la propria iniziativa, contribuendo magari a dare seguito concreto a quella "agenzia sulla sicurezza alimentare" che, vecchio pallino del governo francese, è stata finalmente adottata come obiettivo al recente vertice dei capi di stato e di governo.
L'eventualità di una ridiscussione della materia per arrivare alla formulazione di una direttiva più severa, è stata evocata, ieri, dal ministro dell'Agricoltura italiano Alfonso Pecoraro Scanio, che significativainente non ha insistito sulla proroga della moratoria attuale (pur se ha accennato all'eventualità di "moratorie nazionali"), ma, nel suo intervento nella riunione del Consiglio, ha chiesto alla presidenza di turno francese di coinvolgere anche i responsabìli della politica agricola nella discussione sugli omg. Pecoraro Scanio ha indicato cinque punti sui quali bisognerebbe intervenire: la possibilità, per gli agricoltori, di riconoscere sementi e mangimi geneticamente modificati; l'eliminazione della concorrenza sleale da parte di paesi terzi dove non c'è obbligo di denuncia degli omg; indennizzi per i danni provocati dall'uso inconsapevole di omg; etichettature rigorose per sementi e mangimi; possibilità per gli stati Ue di decidere moratorie nazionali delle produzioni e della commercíalízzazíone degli omg. |