I cibi transgenici sono stati rimandati a settembre.
Evidentemente qualcuno pensa che l'estate porterà consiglio,
come nella scuola di qualche tempo fa. La questione è
scottante e in Europa sembra non esistano ancora le condizioni
per poter prendere una posizione che riscuota il consenso
generale. Sull'argomento dei cibi transgenici e della loro
presunta pericolosità sono state dette tante cose e purtroppo
anch'io non posso che ripetere cose che ho già detto e scritto:
per il momento non esiste nessun motivo scientifico per
temere un effetto dannoso dei cibi transgenici, né sugli
individui né sull'ambiente.
L'introduzione di un gene nuovo nel genoma di una pianta o di
un animale non presenta di per sé alcun rischio e può portare
grossi vantaggi. Gli organismi transgenici insomma potranno
anche finire per rivelarsi pericolosi, ma certo non per i motivi
che vengono addotti oggi. Di ciò sono convinto e ciò sento
ripetere in continuazione negli ambienti scientifici
internazionali. Ma se si tratta sempre delle stesse cose, perché
le ripeto? Per almeno due motivi. Il primo è quello di tentare di
rassicurare la gente.
Investire la gente con ondate periodiche di paure e con raffiche
di previsioni catastrofiche non è solo sbagliato, è anche
pericoloso. Sotto la spinta del più totalizzante dei nostri stati
emotivi, la paura, si può fare qualsiasi cosa e sappiamo dalla
storia che cosa è capace di fare l'essere umano quando è in
preda alle paure e all'isterismo collettivo. Se c'è qualcosa di cui
abbiamo bisogno non è certo la paura o la precipitazione, ma
la calma e la ponderazione, in modo da poter prendere le
decisioni più oculate.
Il secondo motivo che mi spinge a ripetermi sull'argomento è
che sono convinto che sotto attacco non sono oggi solo i cibi
transgenici, che di per sé non costituiscono un argomento di
grande rilevanza, ma le cosiddette biotecnologie e dietro di
quelle l'innovazione, la ricerca scientifica e la scienza in
generale, come disposizione a ragionare logicamente e non
aprioristicamente sulle cose del mondo. Di razionale nelle
argomentazioni usualmente portate contro gli organismi
transgenici c'è ben poco. Si penserebbe che persone che
tuonano contro i geni e la loro introduzione nel genoma di un
organismo dovessero sapere e sapere spiegare che cosa è un
gene e che cosa è un genoma, ma in genere non è così. "Gene",
"genoma", "modificazione mirata" o peggio "manipolazione
genica", per non parlare di "clonazione" e "riduzione della
biodiversità", sono diventate parole d'ordine che non solo
hanno perso il loro significato originale, ma hanno perso un
qualsiasi significato e vengono agitate solo come torbidi
spauracchi.
Qualcuno potrebbe dire: "Certo oggi sembra che non ci sia
rischio, ma chi può dirlo per il futuro? E poi non si sa mai". E'
vero. Non si può mai sapere che cosa c'è dietro l'angolo, ma
questo vale anche nell'altro senso. Che ne sappiamo oggi che
un cambiamento delle condizioni climatiche o la comparsa di
nuovi parassiti e di nuove malattie non renda in futuro
assolutamente indispensabile aver portato avanti un certo tipo
di ricerca e farci trovare preparati al meglio? In fondo una
ventina di anni fa si pensava che fosse definitivamente chiusa
l'era delle malattie infettive, ma poi è comparso l'Aids, per non
parlare della cosiddetta "mucca pazza". Restare senza una
valida ricerca e senza una costruttiva osmosi fra ricerca e
tecnologia potrebbe rivelarsi un errore fatale.
Ma se le cose stanno davvero così, dirà qualcun altro, perché
anche i governi di altre nazioni mostrano delle riserve e
sollevano dubbi? Questo è un altro discorso. Accanto alle
considerazioni di natura prettamente scientifica ne esistono
molte altre di natura economica, sociale e politica. Ogni
nazione ha la sua politica nel settore agroalimentare ed è
comprensibile che ognuno persegua il proprio vantaggio.
Quello che non è accettabile è che si usino argomentazioni
scientifiche non corrette per sostenere posizioni che possono
essere per altri versi condivisibili. Certo il nostro esecutivo
acquisterebbe molto in credibilità se accanto ad atteggiamenti
ispirati ad una sana prudenza prendesse anche concrete misure
per promuovere e potenziare nel nostro Paese la ricerca
scientifica in generale e quella biologica in particolare. |