| Pezzi facili ma non troppo | "Ho un amico artista, e non sempre sono d'accordo con le sue opinioni - scrive Richard Feynman in un suo libro autobiografico -. Prende in mano un fiore, e dice: "Guarda com'è bello" e sono d'accordo. Poi aggiunge: "Io, in quanto artista, riesco a vedere com'è bello un fiore. Voialtri scienziati lo fate a pezzi, e diventa noioso". E io penso che sragioni. Molte domande affascinanti nascono dal sapere scientifico: questo può soltanto accrescere il senso di meraviglia, di mistero, di rispetto che si prova davanti a un fiore. Accrescere soltanto. Non capisco come e che cosa potrebbe diminuire".
Uno dei libri dove Feynman riesce a rendere conto nella maniera più efficace, essenziale, a tratti davvero poetica, il crescendo di meraviglia che non può non provare chi si dedichi seriamente allo studio della fisica è sicuramente questa selezione dal corpus delle sue lezioni, tenute all'inizio degli ani 60, intitolata Sei pezzi facili, ora tradotti da Adelphi (che annuncia anche i seguenti Sei pezzi meno facili).
Facilissimi, a dire il vero, questi pezzi non sono. Innanzitutto, perché la materia non si presta a semplificazioni eccessive. Ma soprattutto perché Feynman è convinto che partire dagli aspetti più semplici per arrivare gradualmente a quelli più complessi dopo anni di studio - com'è tipico dei corsi di fisica - non sia affatto la strategia migliore. Così decide di fare un esperimento pedagogico. Prende come punto di riferimento i migliori della classe e decide di tenere vivo il loro interesse affrontando subito i temi più difficili e problematici e, dunque, più entusiasmanti, con un occhio costante però anche agli studenti alle prime armi, passando a problemi più abbordabili nel momento in cui questi mostravano segni di spaesamento. Il mix è incredibilmente efficace. Ancora oggi questo libricino resta una delle migliori introduzioni generali alla fisica: non solo la fisica quantistica (o, meglio l'elettrodinamica quantistica, quella "incantevole assurdità" di cui Feynman è stato wn uno dei massimi protagonisti) ma anC la teoria della relatività, la fisica classica, la teoria della gravitazione, la conservazione dell'energia,'il rapporto tra fisica e altre scienze.
2 qui che si trova una delle più belle metafore sul senso delle leggi fisiche. bmaginiamo che il mondo che ci circonda sia una grande partita di scacchi giocata dagli dei, alla
quale possiamo assistere ma di cui non conosciamo le regole. Solo osservando il gioco possiamo sperare di afferrarle. La fisica fondamentale è l'insieme delle regole del gioco. Ma anche se conoscessimo tutte le regole, non dovremmo farci troppe illusioni. Proprio come accade con gli scacchi, dì cui sappiamo le regole, potremmo continuare a non cogliere il senso di certe mosse, o fare fatica a capire qual è la mossa migliore. "Dobbiamo limitarci alla questione di base delle regole del gioco - dice Feymnan -. Se conosciamo le regole, diremo che "capiamo" il mondo". L'abilità del fisico sta nella sua capacità di ridurre la molteplicità dei fenomeni a poche regole fondamentali. Ma ogni volta che una riduzione riesce, emergono elementi nuovi, che suscitano nuove meraviglie, e la voglia di ingegnarsi per scoprire regole ancora più fondamentali. |