RASSEGNA STAMPA

16 LUGLIO 2000
ANGELO M. PETRONI
Questioni di bioeticità
Giovanni De Crescenzo, "L'immagine biosociale della storicità", Guída, Napolì 2000, pagg. 96, L. 18.000
Uno dei rimproveri che viene più frequentemente mosso alla filosofia è quello di non tenere adeguatamente conto degli sviluppi delle scienze. Per gran parte della filosofia si tratta di un rimprovero perfettamente corretto. In effetti, per celebrare la debolezza del pensiero, o per denunciare il trionfo del nichilismo, ignorare le scienze empiriche e le scienze formali aiuta proprio molto. Ma l'ignoranza è salutare anche per coloro che parlano di morale e di politica come se il mondo si fosse fermato alla Grecia di Socrate e di Platone, e comunque non fosse andato oltre il secolo di San Tommaso. Nessun bisogno di fare i conti con Darwin, neanche dopo un secolo e mezzo. E nessun bisogno di fare i conti con quanto le scienze biologiche e psicologiche hanno scoperto sulla natura dell'uomo e la sua vita sociale.
Se purtroppo è questo il quadro generale della filosofia e dei filosofi italiani (basta guardare gli scaffali delle librerie per constatarlo) vi sono per fortuna delle eccezioni. Una di queste eccezioni è rappresentata da Giovanni De Crescenzo, filosofo della scienza di Napoli, già autore di significativi lavori sull'etologia umana e le sue interpretazioni. La sua ultima opera, L'immagine biosociale della storicità propone esattamente di considerare in che modo l'immagine che dell'uomo viene data dalle scienze biologiche possa e debba influenzare una delle più discusse questioni della filosofia: la comprensione e l'interpretazione.
Lo scopo primario di De Crescenzo è di delineare una "immagine biosociale" dell'uomo, che sia "Contrapposta sia al biologismo e al mero naturalismo, sia allo storicismo e al culturalismo estremo". Rispetto a queste due ultime posizioni, egli sottolinea come sia il livello biologico ciò che "concorre a rendere possibile la nostra stessa condotta sociale e culturale; senza di esso non ci sarebbe neppure la precomprensione che, come "esperienza", esige anch'essa il nostro organismo. In effetti l'uomo, pur radicato nella sua intrinseca storicità, non balza fuori, tutt'ìntero, dalla sua specie, come invece pensava Nietzsche e pensano ancora tanti filosofi della storicità estrema ed "estremizzata" (che è ben altra cosa della effettiva storicità".
De Crescenzo argomenta le proprie tesi con una puntuale discussione delle posizioni dì alcune delle maggiori personalità della filosofia del Novecento: da Dewey ad Abbagnano, da Habermas a Putnam a Popper. Ne risulta un percorso originale, che interesserà non soltanto gli studiosi di filosofia ma anche antropologi e sociologi.
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